C’è qualcosa di profondamente magnetico in Blu: una storia che sembra sospesa tra sogno e realtà, tra poesia e sopravvivenza. Ne parliamo con il suo autore, Luca Foglia Leveque, che ci accompagna dentro un mondo dove la notte non è solo un’ambientazione, ma una vera e propria identità.
Alessia: Luca, partiamo da Blu. Non è un protagonista “classico”: è quasi una creatura mitologica, nata dal cielo. Come è nato invece nella tua immaginazione?
Luca Foglia Leveque: Blu è nato proprio come un’intuizione, un’immagine più che un personaggio. Vedevo questo bambino sospeso tra i rami di un ciliegio, come se fosse caduto da un altro mondo. Da lì ho costruito tutto il resto. Mi interessava raccontare qualcuno che fosse “altro”, ma profondamente umano nel suo bisogno di amore e appartenenza.
Alessia: La città in cui vive Blu ha un’atmosfera molto particolare: sembra un futuro che guarda il passato. Che ruolo ha questo scenario nella storia?
Luca: È fondamentale. Volevo creare un luogo che fosse familiare e straniante allo stesso tempo. Gli oggetti del nostro presente diventano quasi reliquie, come se il tempo si fosse piegato. Questo aiuta a mettere in risalto la sensibilità di Blu: lui vede bellezza dove gli altri vedono solo sopravvivenza.
Alessia: Blu cresce in una baraccopoli, ma ha un dono potentissimo: la poesia. È una forma di salvezza o di resistenza?
Luca: Direi entrambe. La poesia è il suo modo di esistere. Non è solo un talento, è la sua lingua madre, anche prima di imparare a leggere e scrivere. In un contesto difficile, la poesia diventa un atto di resistenza, ma anche un modo per trasformare il dolore in qualcosa di condivisibile.

Alessia: La figura della nonna/nutrice è molto toccante. Quanto è importante per la costruzione emotiva di Blu?
Luca: Tantissimo. È il suo primo legame, la sua radice. Anche dopo la sua morte, continua a vivere dentro Blu. In un certo senso, è lei che gli insegna a guardare il mondo con occhi diversi, anche senza usare parole.
Alessia: A un certo punto entrano in scena Veruno ed Elios: due figure molto diverse, quasi opposte. Possiamo leggerli come simboli?
Luca: Assolutamente sì. Veruno rappresenta il mistero, l’ambiguità, il fascino dell’ignoto. Elios, invece, è luce pura, apertura, amore. Sono due poli tra cui Blu si muove, due possibilità di esistenza. E come spesso accade nella vita, non sono mai completamente separati.
Alessia: L’amore tra Blu ed Elios è delicato, ma anche molto potente. Quanto conta la dimensione LGBT nella tua scrittura?
Luca: È una parte naturale del mio modo di raccontare. Non voglio che sia etichettata come “tema”, ma come realtà. L’amore tra Blu ed Elios è universale, anche se nasce da una sensibilità specifica. Mi interessa raccontare emozioni autentiche, senza filtri.
Alessia: Hai un passato nella recitazione e un interesse per magia ed esoterismo. Quanto influenzano la tua narrativa?
Luca: Tantissimo. La recitazione mi ha insegnato a entrare nei personaggi, a sentirli vivi. L’esoterismo, invece, mi dà strumenti simbolici e immaginativi. In Blu c’è molto di entrambi: il senso del mistero, dell’invisibile, ma anche della trasformazione.
Alessia: Ultima domanda: cosa vorresti che restasse al lettore dopo aver chiuso il libro?
Luca: Una sensazione. Più che un messaggio preciso, vorrei che il lettore si portasse dietro un’emozione, magari anche indefinita. E forse uno sguardo diverso sulla fragilità, che non è debolezza, ma una forma di bellezza.
Alessia: Grazie Luca, per averci portato in questo mondo così unico e necessario.
Luca: Grazie a voi.
“Blu” è un viaggio poetico e visionario, capace di parlare a chiunque si sia mai sentito fuori posto nel mondo. E forse proprio per questo, profondamente vivo.

