Ci sono libri che nascono dal rumore del mondo e altri che prendono forma nel silenzio, lì dove la parola sceglie di farsi ascolto prima ancora che voce. Il verso che tace di Gioia Lomasti appartiene a questa seconda dimensione: un’opera che non cerca l’eco immediata, ma invita il lettore a sostare, a leggere lentamente, a riconoscere nella poesia uno spazio di attraversamento interiore.
Presentato al pubblico nel novembre 2025 e pubblicato da Youcanprint, il volume si configura come un omaggio profondo e contemporaneo a Dante Alighieri, non celebrato come monumento, ma interrogato come presenza viva, capace ancora di dialogare con il nostro tempo. Dieci canti poetici che si muovono tra memoria e attualità, parola e silenzio, tradizione e visione personale.
In questo incontro, Gioia Lomasti racconta la genesi del progetto, il suo rapporto con Dante, il valore della condivisione artistica e l’impegno sociale che da sempre accompagna la sua scrittura. Un dialogo che restituisce il senso di una poesia intesa non come esercizio stilistico, ma come gesto umano, necessario, condiviso.
Nel mese di Dicembre 2025 è stato presentato al pubblico Il verso che tace, il nuovo libro di Gioia Lomasti, edito e distribuito da Youcanprint, disponibile sui maggiori webstore e in libreria. Un’opera che nasce come omaggio sentito e personale a Dante Alighieri, articolata in dieci canti poetici che dialogano con la sua eredità, restituendola in una chiave contemporanea e profondamente intima.
Abbiamo incontrato l’autrice per approfondire il senso di questo progetto e il percorso che lo ha generato.

Gioia, Il verso che tace è dichiaratamente un omaggio a Dante. Cosa rappresenta per te la sua figura oggi?
Dante è una presenza costante, non solo letteraria ma umana. È un autore che attraversa il tempo e continua a interrogare chi scrive e chi legge. In Il verso che tace non ho voluto “riscrivere” Dante, ma ascoltarlo. Il silenzio del titolo nasce proprio da lì: dal rispetto, dall’ascolto profondo, dalla necessità di lasciare spazio a ciò che non può essere detto con le stesse parole di allora, ma che può ancora essere sentito.

Il libro è composto da dieci canti poetici. Come si sviluppa questo percorso?
I dieci canti sono tappe, non capitoli. Ognuno rappresenta un passaggio emotivo e interiore, un attraversamento. Ho cercato di mantenere una tensione continua tra parola e silenzio, tra memoria e presente. Dante è il punto di partenza, ma il viaggio è contemporaneo, personale, e credo anche collettivo, perché ogni lettore può ritrovarvi una propria chiave di lettura.

L’opera è arricchita da un’introduzione a cura di Vetrina delle Emozioni. Che ruolo ha questo contributo?
Vetrina delle Emozioni non è solo un progetto editoriale, ma una casa ideale. L’introduzione accompagna il lettore, lo prepara ad entrare nel testo con uno sguardo aperto e sensibile. È un invito alla lentezza, all’ascolto, alla disponibilità emotiva, elementi fondamentali per accostarsi a una poesia che non vuole spiegare, ma suggerire.

La tua attività non si limita alla scrittura personale. Sei anche curatrice editoriale e promotrice culturale. Quanto conta per te la condivisione artistica?
Conta tutto. Credo profondamente nel valore della rete umana tra autori, lettori, artisti. La poesia non deve restare isolata, né chiusa in spazi elitari. Condividere significa creare ponti, dare voce, sostenere percorsi. È una responsabilità, ma anche un privilegio.

Nei tuoi progetti emerge spesso una forte dimensione sociale e benefica. In che modo la poesia può diventare strumento di solidarietà?
La poesia è dono. Quando un progetto nasce con un intento solidale, la parola assume un peso diverso: diventa gesto concreto, presenza, attenzione verso l’altro. Scrivere non è mai un atto sterile, può e deve lasciare un segno, anche piccolo, ma reale. È un modo per restituire, per partecipare, per costruire speranza.

Cosa ti auguri che resti al lettore dopo aver letto Il verso che tace?
Mi auguro resti una domanda, non una risposta. Un’emozione che continua a vibrare anche dopo l’ultima pagina. Se il lettore sentirà di aver attraversato un silenzio fertile, allora il libro avrà compiuto il suo viaggio.

Ringraziamo Gioia Lomasti per la disponibilità, la sensibilità e la profondità con cui ha condiviso il suo percorso e il cuore di Il verso che tace. Un’intervista che conferma quanto la poesia, quando nasce dall’ascolto e dalla responsabilità della parola, possa ancora essere spazio di incontro, riflessione e umanità.
Il verso che tace – Omaggio a Dante
di Gioia Lomasti
Edizioni Youcanprint
Disponibile sui maggiori webstore e in libreria
Info e approfondimenti attraverso il sito dedicato al progetto
Intervista a cura di Alessia Marani – Almax Magazine
