Progetto Almax

15112015

2013 Aprile - Cantautrice - MARZIA STANO “UNA”

Ciao Marzia (Una), ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Percorso artistico? Figlia di un musicista ho coltivato la passione della musica semplicemente come un bambina alle prese con il primitivo istinto di nutrirsi. In adolescenza, la mia prima band punk tutta al femminile, poi gli Jolaurlo con cui ho pubblicato 3 dischi e raggiunto importanti traguardi. Laureata in Dams Cinema e diplomata all’Accademia di belle Arti di Bologna, oltre alla musica lavoro con il video, mi occupo principalmente di documentari e tra poco uscirà il mio primo videoclip, che mi vede nei panni di regista e montatrice. Il video verrà proiettato in anteprima nazionale alla galleria Elastico Studio a Bologna il 21 aprile, in attesa della presentazione ufficiale del mio primo disco solista “Una Nessuna Centomila”, il 24 aprile presso il Bentivoglio club sempre a Bologna. Quali sono le tue influenze musicali? Sono cresciuta con i dischi di mio padre, dagli Stones ai Led Zeppelin, Beatles, The Who, Yes, Cream, King Crimson e Pink Floyd, il sound che aleggiava in casa era marchiato seventeen! Ma ben presto la mia identità musicale iniziò a manifestarsi andando “contro i precetti” del mentore, così in adolescenza ho iniziato ad ascoltare tutto ciò che mio padre poteva detestare: punk, noise e grunge erano l’oggetto delle nostre quotidiane disquisizioni. Erano gli anni novanta e nel mio mangia cassette non potevano mancare i Pixies, Sonic Youth, Nirvana, Elastica e gli unici italiani che ho realmente divorato erano i CSI. Alla scena cantautoriale italiana, mi sono avvicinata molto più tardi quando ho iniziato a sentire il bisogno di un’energia sprigionata dalle parole e non solo dall’irruenza di una chitarra distorta o da un fill di batteria. Ho scoperto la meraviglia di Leo Ferrè, ho seriamente compreso De Andrè, Battiato e Rino Gaetano, che oggi reputo maestri di scrittura e ironia. Ad ogni modo è difficile per me rispondere a questa domanda poiché il mio approccio alla musica è estremamente “edonista”; tutta la musica che mi provoca piacere dal rock alla classica, dall’elettronica al folk entra nella mia playlist iniziando a far parte di tutto ciò che mi stimola, ispirandomi un nuovo lavoro. E' più importante un buon cd o tanta esibizione live? Riuscire a trasportare nel disco le emozioni che si suscitano durante il concerto è una missione per me, e spero che “Una nessuna Centomila” si sia quantomeno avvicinato a questo mio monito. Che valenza ha l'aspetto estetico sul palco? L’estetica e la cura dell’immagine è importantissima, oltre che molto divertente e stimolante. Oggi in home studio tutti possono realizzare un disco, riuscendo anche a miscelare gli ingredienti giusti di tecnica, gusto, scelta di suoni e riferimenti musicali, ma la differenza tra chi si limita a questo e chi è un passo oltre, la fa la “poetica” della band o di un solista. La poetica per me non è altro che una fusione plastica fra stile musicale e messaggio. Il messaggio non risiede solo nei testi ma anche se non soprattutto nella scelta estetica, per questo è importante la cura dell’immagine, per dar forza ad un concetto che poi è il primo codice in cui il pubblico si riconosce. Chi si occupa della tua sponsorizzazione? Un giovanissimo e professionale manager che non mi fa mai sentire abbandonata a me stessa, MarteLabel la giovane ma super strutturata etichetta indipendente di Roma che ha pubblicato il mio disco e Puglia Sounds, un progetto innovativo ed estremamente utile che sostiene  le produzioni pugliesi con lo scopo di sviluppare il mercato musicale degli artisti di una regione prolifica e creativa come la Puglia. Che opinione hai a riguardo del panorama artistico musicale in Italia? Penso che abbia passato momenti migliori, di sicuro gli anni ’90 sono stati anni in cui le avanguardie, le subculture, i movimenti indipendenti hanno creato terreno fertile per la nascita di esperienza musicali, che oggi traggono rendita da quel passato. Marlene Kuntz, Afterhours, Subsonica, Cristina Donà e numerosi altri progetti nati da quel fermento, si possono permettere di chiamare “lavoro” con la “L” maiuscola ciò che fanno da anni. Mentre oggi band molto interessanti, a parte qualche sporadica eccezione accolta di buon grado nelle mani di major attente alle novità come i Baustelle o i Ministri, arrancano spaccandosi la schiena tra la produzione musicale e mille altri lavori che sono costretti a fare per poter vivere. Zen Circus, Pan del Diavolo, Nobraino, Colapesce per esempio, hanno saputo aprire una strada alternativa dove la lingua italiana si contamina con influenze musicali non proprio italiote, e per questo meritano di uscire fuori dai confini della penisola, una specie di laguna in cui rischiamo di impantanarci tutti. Come mai viene dato così poco spazio agli esordienti? Gli esordienti sono progetti su cui è necessario investire energie e denaro e in una fase economicamente delicata come questa, si preferisce dare spazio a realtà rodate che assicurano un ritorno economico o d’immagine, questo vale per i live, per le pubblicazioni e per la promozione. Io mi ritengo fortunata perché ho trovato chi crede in me e chi sta rischiando con me. Credi nella discografia Italiana? In un paese come l’Italia dove non si prende sul serio nemmeno la Politica, da cui dipende la vita di milioni di persone, figurati la musica che per sua natura nasce come forma di intrattenimento. Io mi sento denigrata e svilita ogni giorno, se non fosse per l’affetto del pubblico che manifesta e comunica l’importanza di una canzone, di una semplice frase che magari è servita ad affrontare meglio una giornata o a decidere di chiudere una storia e ricominciare, avrei smesso di pubblicare dischi. Credo nella tenacia e nella forza di volontà, non nella discografia. Più soddisfazioni o più delusioni inseguendo la musica? Le delusioni più grandi? Quelle le ho raccolte dalle persone, non dalla musica. Le soddisfazioni più autentiche invece le ho incontrate nel lavoro di squadra nato da eccezionali sinergie fortunate. Mai fatto provini in qualche Talent show? Perchè? Non l’ho mai fatto e mai lo farò. Non ho piacere a parlare di questo argomento, poiché i loro prodotti occupano già fin troppo spazio nelle radio, nella tv e negli scaffali degli autogrill, dove si potrebbero vendere cose di maggiore qualità e originalità. Parlarne anche in rete, su piccoli spazi indipendenti come questo, mi sembrerebbe davvero un affronto all’intelligenza dei lettori. Rapporto con i fan? Credo nel potere delle parole che ci mettono in connessione oltre lo spazio, superando barriere un tempo ritenute inespugnabili. Il rapporto con i fan per me è importantissimo e cerco di dedicare più tempo possibile alla lettura dei messaggi che spesso si traducono in loro confidenze molto personali e delicate. Il rapporto con chi mi segue o si affaccia alle mie canzoni, mi stimola a fare sempre di meglio e a concedere artisticamente la parte più autentica di me. Sogni nel cassetto? Non ho sogni sotto chiave, perché quel cassetto è aperto dal primo momento in cui ho deciso di cantare e scrivere canzoni. Progetti futuri ed aspettative? Non ho progetti futuri perché cerco semplicemente di vivere il presente senza trascurare il minimo dettaglio dell’essere qui e dell’ esserci ora. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Alessia Marani – Almax]

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