Progetto Almax

15112015

2013 Aprile - Band - LOVELESS WHIZZKID

Ciao Loveless Whizzkid, vi ringraziamo per la vostra partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Percorso artistico? Abbiamo cominciato a suonare al liceo come tanti altri, senza troppe pretese. Praticamente da subito ci siamo concentrati su brani nostri, e diciamo che siamo andati avanti così. Dopo un po’ di live, soprattutto in Sicilia, lentamente ci siamo fatti conoscere nell’ambiente musicale e siamo arrivati a registrare con Sacha Tilotta e addirittura ad avere il mastering fatto da Bob Weston. Adesso vedremo dove ci porterà tutto questo. Influenze musicali? Veramente di tutto. Le più evidenti credo che siano band come yo la tengo, my bloody valentine, sonic youth, pavement, dinosaur jr, mercury rev; ma anche i primi gong e soft machine… Però fra tutti e tre i componenti ascoltiamo anche jazz, classica e metal spinto, e non sappiamo ben dire cosa di tutto questo entri a far parte della nostra musica e cosa no. Come nascono le vostre sonorità? Credo che molto semplicemente ognuno di noi dia il suo contributo ai brani suonando ciò che gli piace suonare. Vale quanto detto sopra, non pianifichiamo tanto queste cose. Abbiamo pezzi anche molto diversi fra di loro, ma non abbiamo mai deciso di fare un genere in particolare, né come sarebbe stato il brano successivo su cui lavorare. Escono e basta, direi. E a noi piace così. E' più importante un buon cd o tanta esibizione live? Crediamo in entrambe le cose. Nel senso però che la “versione cd” della band non deve essere troppo distante da come quella band suona dal vivo, soprattutto per quanto riguarda le sonorità e lo spirito. Noi abbiamo cercato di fare un disco che suonasse come un live, senza  preoccuparci troppo della “qualità” e puntando più sull’impatto. Poi naturalmente quando rifacciamo quegli stessi brani nei live proviamo spesso a non farli suonare esattamente come nell’album. Sembra che ci siano troppi dischi in giro che suonano artefatti, con 10-12 chitarre e cose non riproducibili dal vivo, e live in cui si cerca solo di riprodurre il disco. Che valenza ha l'aspetto estetico sul palco? Per quanto riguarda l’aspetto estetico, mi sa che non gli diamo proprio nessuna importanza. Ci piace  pensare che la gente venga ai nostri concerti per ascoltare musica, e non tanto per guardarsi dei tizi in costume che provano a ballare. Chi si occupa della vostra sponsorizzazione? Tramite l’etichetta per cui è uscito il nostro primo album, la Seahorse Recordings di Paolo Messere, abbiamo preso contatti con l’agenzia di promozione Lunatik, che ad oggi ha fatto un ottimo lavoro e ci sta consentendo di farci conoscere un po’ in giro. E poi noi proviamo a metterci del nostro, ed in questo quasi tutto il merito va al nostro bassista, che fa da uomo del web. Che opinione a riguardo del panorama artistico musicale in Italia? C’è tanta bella roba in giro, e vorrei anche enfatizzare la qualità e la varietà della scena siciliana in particolare. Poi purtroppo molto spesso tutto questo viene abbastanza soffocato da un mainstream molto meno interessante. Come mai viene dato così poco spazio agli esordienti? La scena musicale oggi è decisamente satura. Ci sono veramente tantissime realtà che cercano di emergere, ed immagino che sia praticamente impossibile per “chi di dovere” conoscerle tutte per selezionare le più meritevoli. In tutto questo i “vecchi”, che si sono già fatti un nome e una fama, costituiscono un porto sicuro, e parallelamente i “nuovi” che riescono ad uscire vengono spesso spolpati per pochi mesi e poi dimenticati… Rapporto con i fan? Ci sono molti amici che ci seguono ed apprezzano la nostra musica. E per noi sono amici e non fan. Non ci piace tanto fare le star ed illuderci di guardare la cosa dall’alto al basso. Anzi, è proprio grazie a queste persone che possiamo suonare in giro e vendere qualche disco, quindi non possiamo che essergli infinitamente grati per il loro supporto. Mai fatto provini in qualche Talent show? Perchè? No. Mai. Sarebbe un pò come fare le selezioni per MasterChef. Non crediamo di essere ciò che cercano e di certo non siamo interessati a quelle scene e a quelle dinamiche. Più soddisfazioni o più delusioni inseguendo la musica? Abbiamo di certo avuto le nostre belle delusioni, ma tutto sommato ciò che ci interessa è fare la nostra musica e quando possibile portarla in giro. Non puntiamo a chissà che successo o notorietà. Certo, quando dopo aver lavorato per lungo tempo ad un brano vediamo che comincia a funzionare per come vorremmo, questo ci dà soddisfazioni che superano tutte le possibili batoste. E se quel brano riesce ad emozionare anche altri, quello ci rende ancora più felici, e dà un senso a quello che facciamo. Credete nella discografia Italiana? Sembra abbastanza difficile vedere la cosa nel suo insieme. Se escludiamo le major ed il mainstream, a cui non facciamo tanta attenzione, ciò che sta “sotto” è un insieme di realtà poliedriche, ciascuna con la sua storia e le sue dinamiche. Comunque ci sentiamo abbastanza lontani dalle logiche discografiche in genere. Noi proviamo solo a fare musica. Però vediamo che c’è tanta gente in Italia che molto probabilmente segue questa stessa linea, quindi da questo punto di vista la risposta alla domanda è sì. Sogni nel cassetto? Niente di troppo strano. Ci piacerebbe un giorno suonare in qualche bel festival affianco a gruppi che ascoltiamo ed apprezziamo. E se proprio vogliamo esagerare, a tutti piacerebbe tanto “vivere di musica”… Progetti futuri ed aspettative? Speriamo di partire presto per un tour, di suonare molto in giro, di farci le ossa sulla strada. Abbiamo un secondo album già ben definito, e sarebbe bello cominciare a lavorarci su quanto prima. Per noi è cominciato quasi tutto adesso, anche se suoniamo insieme da molto, molto tempo. I primi feedback sembrano quasi lusinghieri, ma ci converrà mantenere i piedi per terra e fare sempre i conti con la realtà, che oggi non è certo semplicissima. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima. [Intervista di: Alessia Marani – Almax]

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