Progetto Almax

15112015

2013 Giugno - Band - IL MAGNETOFONO

Ciao Magnetofono, vi ringraziamo per la vostra partecipazione su Almax  Magazine di cui siamo onorati. Percorso artistico? Il Magnetofono è un progetto musicale che vuole lavorare sulla  poetica e sulla musica d’autore. Abbiamo scelto di farlo in trio, senza una batteria o altri strumenti. Voce, contrabbasso e pianoforte. Una formazione ridotta ma che ci consente di avere il massimo della flessibilità espressiva e dell’interplay. Dopo decine e decine di serate e concerti con questo repertorio abbiamo deciso di esplorare un’altro mondo sonoro, quello di  David Bowie, un mondo poliedrico e visionario pieno di contaminazioni musicali, un mondo a 360°. Dall’interpretazione siamo poi passati naturalmente alla composizione di nostri brani. In questo primo lavoro originale sono sedimentati i frutti degli ascolti e della pratica di questi repertori, e del lavoro di gruppo. Le nuove composizioni partono dall’idea del trio e si estendono con  arrangiamenti per archi e fiati, percussioni, suoni concreti, pianoforte preparato, theremin, coro. Gli scenari variano da canzone a canzone e dipingono mondi a volte surreali e crudi, a volte romantici ed intimi. Con il Magnetofono siamo nel presente, in continuità con il passato, proiettati nel futuro. Influenze musicali? Certamente gli anno ’60 sono stati un periodo molto fertile e felice per la produzione musicale italiana e gli autori ed interpreti della canzone sono stati tanti: Lucio Dalla, Fred Buscaglione, Luigi Tenco, Nicola Arigliano, Adriano Celentano sono stati alcuni tra i personaggi che con la loro musica e la profondità delle loro parole (se non addirittura con la lungimiranza delle loro idee e visioni) hanno segnato un’epoca storica dell’Italia raccontando la vita in musica attraverso forme musicali che andavano dallo swing, al rock, alla musica classica, alla canzone popolare. Noi tre prima di questo cd abbiamo suonato molto insieme: più di 180 concerti in due anni. Il Magnetofono è nato suonando questi brani. Amiamo il mood del jazz e dello swing, poi ci invaghiamo con gli effetti analogici e le elaborazioni di registrazioni di suoni concreti. Io personalmente sono un amante e cultore della musica contemporanea e acusmatica. La ritengo fondamentale per creare un ambiente per i nostri testi: un modo tutto singolare per presentare il nostro ‘manifesto musicale’. Non so se c’è qualcosa di nuovo, o d'antico, non lo so. Abbiamo cercato di amalgamare il meglio della tradizione nostrana con una chiave innovatrice e sperimentale. Come nascono le vostre sonorità? Diciamo che abbiamo cercato di contenere attraverso la musica  delle diverse emozioni e tensioni quotidiane: il nostro quotidiano, l’amore, l’ironia e il cinico della nostra passione, il disgusto e la voglia di cambiare qualcosa in una società come la nostra. Poi certi brani e di conseguenza le sonorità sono state eseguite  perché ci piacevano, una sorta di brani utili al nostro sorriso. Ce n’è bisogno, dai! Questo album è chic noir, elegante ma cattivo. Le immagini all’interno del cd eseguite da Oz, Osvaldo Casanova, ci possono aiutare a  capire molte cose. Penso che questo album sarebbe piaciuto molto a Tenco. Nasce tutto dal Cantautorato jazzy, swing, esotismi world music, divertissement cabarettistici, suggestioni mitteleuropee, inserti extramusicali a formare dei collage come in un quadro pop art intitolato appunto:’Il Magnetofono’. In tutto ciò infine non è mancata la voglia di creare squarci melodici (il brano "Finezze") dove abbiamo voluto rimandare ad un Sanremo d'altri tempi. E' più importante un buon cd o tanta esibizione live? Senza dubbio tanta esibizione live! Diciamo che il cd è il biglietto da visita e nel live da la possibilità di fare qualche soldo per rientrare nelle spese. Purtroppo oggi il cd non si vende più e non è più visto come un contenitore musicale, ma è ancora fondamentale per coronare e definire un progetto musicale. Che valenza ha l'aspetto estetico sul palco? Io personalmente ci credo molto! Soprattutto con la nuova generazione …  Diciamo che oggi devi vestirti della musica che fai per essere completamente capito e contestualizzato. Ma noi l’abbiamo sempre sostenuta questa cosa: musica da vedere e da ascoltare! Abbiamo sempre puntato alla teatralità. Noi sul palco siamo in tre - piano, contra e voce – l’estetica musicale e la gestualità sono elementi  fondamentali per la comunicazione. Una parte dell’arrangiamento. Chi si occupa della vostra sponsorizzazione? Noi siamo un gruppo indipendente completamente autoprodotto. Sosteniamo le spese di promozione e produzione con i concerti che svolgiamo insieme o singolarmente. In questo momento siamo alla ricerca di collaborazioni per il live, non è facile arrangiarsi in tutto, non credo ai ‘tuttologi. Che opinione a riguardo del panorama artistico musicale in Italia? Direi un po’ noioso e prolisso. Purtroppo gli spazi fisici sono sempre meno e quelli che resistono sono molto condizionati dall’utente ‘televisivo’. Per quanto riguarda il mio settore, cioè quello indipendente-alternativo, non vedo molta collaborazione e purtroppo in questo modo sarà sempre difficile espandere nuovi modi di fare musica e comunicazione. Comunque per ora non voglio dare giudizi affrettati dato che da settembre vorrei insistere con il tour di presentazione. Per quanto riguarda la situazione del panorama musicale confermo che si manifesta alla stessa maniera del panorama sociale. Non dovremmo farci prendere in giro. Come mai viene dato così poco spazio agli esordienti? Penso che sia un motivo esclusivamente economico. Se l’esordiente fosse un motivo di guadagno si sarebbero già creati spazi da molto tempo. Solitamente l’esordiente è associato alla ‘novità’ e quindi al ‘rischio’. In questo modo la major preferisce rinnovare il nome o realtà già conosciuta piuttosto di investire sulla novità. Gli unici esordienti a livello nazionale sono visti attraverso la tv con i talent show e - purtroppo in questo sistema- la musica è solamente  vista sotto un punto di vista ludico e divertente, e non culturale, di comunicazione, di riflessione. Mai fatto provini in qualche Talent show? Perchè? La mia più grande esperienza che posso avvicinare a quella del talent show è stata nel 2000 con SanRemo Rock&Trend con il gruppo Sinergia dove ci siamo aggiudicati il primo premio e Jumpy con TV Sorrisi e Canzoni per la musica e i testi. Purtroppo il mondo attorno alla manifestazione non era tra i migliori, intendo che ci hanno aiutati  finché il progetto era fresco di vittoria soprattutto nella zona ligure, poi anche per nostre  lacune organizzative di produzione siamo ritornati in Veneto e in qualche altra regione dove abbiamo sfruttato il più possibile la nostra vittoria. Rapporto con i fan? Trasparente e collaborativo.Dalla pubblicità dei nostri eventi alla partecipazione live! Chi ci segue ha capito il nostro ‘manifesto’ e di conseguenza il nostro concept, il messaggio. Loro stessi invitano amici e persone che potrebbero essere sensibili alla nostra musica: capiscono il nostro ‘romanticume sprecato’ e colgono con ironia le nostre canzoni, soprattutto quelle più sovversive e agitatrici, come se si sfogassero insieme a noi. Più soddisfazioni o più delusioni inseguendo la musica? La musica, personalmente, ma penso di parlare anche per Marco e Lele, mi ha sempre dato soddisfazioni (soprattutto con Il Magnetofono). Dal primo rock alternativo alle ultime esperienze di musica elettroacustica, tutto quello che si esprime in musica o vocalità mi fa star bene, e quando una cosa fa di conseguenza lo stesso effetto a chi ti ascolta hai raggiunto quel benessere che si chiama soddisfazione. Delusione? Ma forse è la realtà di ogni giorno: non poter sopravvivere ogni giorno con la mia musica e dover dedicare - obbligatoriamente - una parte della giornata ad altre attività lavorative. Purtroppo i miei concerti, le mie lezioni e varie performance a volte non bastano per affrontare serenamente le spese a fine mese. Ma ho fede, credo molto in questo progetto. Credete nella discografia Italiana ? Il mercato discografico è in crisi fondamentalmente perché il supporto fisico del cd non è più considerato dalla fascia giovanile come un contenitore musicale. Mentre una volta si attendeva l’uscita del disco in negozio, ora si aspetta il download in rete – e purtroppo – nella maggior parte dei casi si ruba il file senza acquistarlo legalmente, senza preoccuparsi di retribuire i musicisti e il settore interessato. Poi la multinazionale preferisce investire il poco che gli è rimasto in promozione di artisti già conosciuti dal grande pubblico attraverso i format televisivi, quindi accontentando la fascia di mercato più ‘facile’(pensavo ‘banale’) musicalmente parlando.  Il giorno in cui si deciderà di pensare ad una nuova discografia, non saranno necessari solo i dirigenti o i manager. Ci sarà bisogno della collaborazione di tutti: cantanti, autori, case discografiche di vari generi e giornalisti. Fino ad oggi sono stati tutti vittime del provincialismo. Apprezzare solo quello che viene dall'estero è provincialismo, e per di più appoggiato dalla stampa, dalla radio e dalla televisione. Nessuno fa niente per la "nostra" musica. L'unica cosa rimasta da fare è sfruttare il patrimonio musicale nazionale storico e moderno. Sogni nel cassetto? Ne abbiamo molti, ma questo ci fa sentire vivi! Ci piacerebbe portare Il Magnetofono in più città possibili – anche all’estero – il nostro manifesto, quindi le nostre canzoni. Poi un grande risultato per noi sarebbe il Tenco. Lo vediamo come un buon trampolino per il nostro genere. Progetti futuri ed aspettative? Il sogno di noi tre è vivere di musica. Abbiamo perso molti treni per la nostra passione, ma la musica ci permette di sentirci vivi e utili. Personalmente sto già realizzando i testi e le melodie del secondo lavoro. Non ci fermiamo, proseguiamo per la nostra direzione occupando il nostro tempo all’esercizio e alla ricerca di locali e booking. Io vorrei semplicemente che la nostra attività fosse più sociale, e sociale in modo anarchico. Non prendetemi per un matto. Gli ideali dell’anarchismo possono apparire  tramontati e politicamente impraticabili, senza possibilità di recupero e ritorno, però nell’arte e nella cultura bisognerebbe mantenere questo modello: insubordinato e rivoltoso. La rivoluzione è praticabile artisticamente, anzi deve sopravvivere per alimentare un messaggio civile operato sopra le menti degli uomini, attraverso i suoni, le parole, i gesti, così da ricondurre la gente alla volontà di modificare e praticare le proprie convinzioni, idee e e percezioni. Cantare, suonare, fare arte vuol dire ‘alzare il volume’ all’utopia! Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima. [Intervista di: Alessia Marani – Almax]  

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