Progetto Almax

15112015

2013 Luglio - "BIG" Musicista - ELLADE BANDINI

Ciao Ellade, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax  Magazine di cui siamo onorati.  Il tuo percorso? E' stato quello di un bambino attratto dalla musica fin dall' infanzia. All' inizio intrattenevo i parenti cantando melodiche canzoni dei primi anni 50, brani tipo "Serenata celeste" o "Luna rossa" di Luciano Taioli oppure "Usignolo" di Giorgio Consolini canzoni molto in voga in quel periodo. Mio padre intuì che oltre al gioco vi era anche una predisposizione naturale fatto che lo indusse a regalarmi per la Befana del 52 una fisarmonichetta giocattolo che resistette circa un mese, rimpiazzata l'anno successivo, notato il mio continuo picchiettare su tutto con tutto ciò mi fosse capitato tra le mani, da una piccola batteria giocattolo che durò 3 giorni. I miei capirono che non c'era speranza anche se dagli 8 ai 12 anni la passione per il calcio ebbe il sopravvento sulla musica che ritornò con maggior forza appunto a 12 anni. Come ti riavvicinasti alla musica? La causa di tale reinnamoramento fu l'inizio di un genere musicale senza precedenti: il rock and roll. I tuoi miti? Impazzivo letteralmente per Elvis. Jerry Lee Lewis, Neil Sedaka, Little Richard o gruppi come " The Champs ". Ma non solo la musica era cambiata, era cambiato soprattutto il costume... i ragazzi che non sembravano più giovani vecchi ma bensì affascinanti ribelli con blue jeans scoloriti, brillantina e ciuffi di capelli rimbalzanti sulle fronti, T.Shirt bianca con un paio di sigarette arrotolate nella manica e "dulcis in fundo" , pettine nella tasca posteriore dei jeans e gomma da masticare rumorosamente sotto uno sguardo truce... per spaventare. Negli Stati Uniti fu sicuramente un grande problema sociale con un fenomeno crescente di delinquenza giovanile, in Italia restò più che altro un gioco più o meno pericoloso, fenomeno spesso arginato da genitori con grandi palle. Tornando alla musica?Tornando alla musica, nella quale avevo posto tutto i miei sogni futuri. La speranza dell'avverarsi di tale sogno fu quando mio padre deciso a risolvere una volta per tutte il problema, mi portò un pomeriggio da Vinicio Tumiati , uno dei migliori batteristi ferraresi di quel periodo per un' audizione... "O la va o la spacca ". Mi chiese cosa avessi voluto fare ed io, vedendo che c' erano dei dischi, proposi di suonare su " Tequila " dei " The Champs ", Tumiati guardò mio prima padre poi me: " Sei sicuro? Non è facile." Non mi interessava più niente del giudizio, avevo davanti a me una supenda Super Alberti madreperlata, una batteria "vera". In quel momento la mia vita era la durata dei due meravigliosi minuti seduto su di una vera batteria professionale. Fu tutto perfetto come in un film a lieto fine. Vinicio Tumiati si rivolse a mio padre dicendo " Non so se le fa piacere o no ma , purtroppo o per fortuna, il destino di questo ragazzo è già segnato ". Chi furono i tuoi insegnanti? I miei insegnanti furono all' inizio Lele Marchi, Marcello Frighi e Roberto Salvadori, il fatto che mi fa provare un grande affetto nel loro confronti e che nessuno di loro fu e ne divenne in futuro batterista. La tua gavetta? La mia vera scuola fu la sala da ballo dove notte dopo notte imparai da musicisti meravigliosi tutti i trucchi del mestiere. Il grande batterista Giorgio Zanella dell' orchestra di Ugo Orsatti fu come un padre del quale non mi stancavo mai di ammirarne la bravura, mentre Roul Ferretti, grande musicista quanto sfortunato, mi impresse piccoli e preziosi insegnamenti che ancora oggi salgono in superficie inaspettatamente. Secondo te la tua è stata solo fortuna? Tutto è potuto accadere però grazie ai sacrifici di una famiglia solida e generosa che non riuscirò mai a ringraziare abbastanza e del DNA musicale che mio padre , mia madre e mia sorella mi hanno trasmesso. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Progetto Almax] 

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