Progetto Almax

15112015

2013 Luglio - Band - GLARESHIFT

"Duo rock con influenze space-psichedeliche, dark wave, elettroniche, new age ed etniche. La band nasce nell’estate del 2011 dall’unione, sia artistica che sentimentale, dei suoi due unici componenti (Daniele Nuzzo e Alessandra Bersiani). Sia Daniele che Alessandra partecipano alla creazione di ogni parte dei loro brani suonando tutti gli strumenti, sia reali che digitali, compresi i testi e le parti vocali. Il primo progetto della band si intitola “AgNO3”, un album dalle sonorità variegate, dove l’intento è quello di miscelare musica e pensieri utilizzando suoni acustici e sintetizzati, spaziando dai ritmi rock a quelli etnici, alle atmosfere elettroniche. Con il secondo progetto (ancora in corso di realizzazione) la band si sta evolvendo verso un genere più space-psichedelico. I GlareShift inoltre si caratterizzano per l’interdisciplinarietà della loro produzione artistica che coinvolge anche la poesia, la danza, la fotografia e la digital art".

Ciao GlareShift, vi ringraziamo per la vostra partecipazione su Almax  Magazine di cui siamo onorati.  Raccontateci il vostro percorso artistico, fino ad arrivare alla formazione di questo duo denominato GlareShift. I GlareShift – che in italiano può essere tradotto “Verso il bagliore” – sono nati nell’estate del 2011 quando io e Daniele ci siamo ritrovati sentimentalmente. Entrambi siamo da sempre grandissimi amanti della musica e abbiamo deciso di “mettere alla prova” la nostra unione anche in questo senso. Daniele ha iniziato a sperimentarsi quasi per gioco come musicista autodidatta, cantante e compositore di musiche e testi ai tempi delle scuole superiori, sia come chitarrista che come bassista che con i sintetizzatori. Il primo gruppo con cui ha suonato, anche dal vivo, sono stati gli Spectrum, un trio dark-elettronico stile anni 80 che faceva musica originale, formato da lui e due suoi compagni di scuola. Poi si è cimentato come tastierista alla fine degli anni 90 con gli Alchem con i quali si è anche esibito dal vivo. Inoltre ha composto, arrangiato e registrato brani con la metal band Black Light Sindrome. Successivamente ha prodotto molta musica originale come solista cambiando drasticamente il genere verso la new age e l’ambient. Daniele si è sempre molto interessato agli aspetti legati alla ricerca del giusto sound delle produzioni sue e dei suoi gruppi, infatti grazie a ciò ha maturato esperienza nell’ambito della registrazione digitale e come fonico. Per quanto riguarda me, il percorso è stato un po’ anomalo perché da bambina ho imparato da sola a suonare l’organo elettrico che i miei genitori avevano in casa (sono cresciuta in una famiglia molto dedita alla musica) e a comporre le mie prime canzoncine, in seguito verso la fine degli anni 80 mi sono cimentata come tastierista ed autrice di testi in un gruppo progressive metal di Roma chiamato Seth. Ma in realtà non è stato questo il mio vero percorso artistico: prima di tutto io sono una danzatrice e coreografa. Ho iniziato da molto piccola con lo sport ad altissimi livelli: sono un’ex azzurra di ginnastica ritmica. Successivamente ho studiato vari stili di danza, dalla classica alla contemporanea, dall’afro al teatro-danza, ho maturato un’enorme esperienza di palcoscenico per più di 25 anni, e ho avuto la fortuna e l’onore di esibirmi con personaggi del calibro di Carla Fracci, Moses Pendleton e i suoi Momix, David Parsons, Daniel Ezralow, i Pilobolus, Steve La Chance e il mitico Lindsay Kemp. Mi sono da sempre anche dilettata con la scrittura, nel 2009 ho pubblicato la mia prima raccolta di poesie intitolata “Blueglou – Appunti per la sopravvivenza”. La mia grande passione è sempre stata la batteria – mio nonno era un percussionista – ma per diversi motivi non ho mai avuto la possibilità di coltivarla. Da un anno invece mi sono messa seriamente a studiare questo strumento con un insegnante e quindi sono io la batterista ufficiale dei GlareShift (J); in più attualmente suono anche in una cover band dei Cure di Roma, i Cureanomalies, sempre come batterista. Quali sono le vostre influenze musicali? Parlateci dei brani già ascoltabili online sul vostro canale Youtube. Questa è una domanda interessante perché spesso ci mette a disagio, nel senso che non riusciamo a classificarci schematicamente in un genere musicale; diciamo che un po’ rispecchiamo quello che ascoltiamo, che spazia dal metal alla gothic anni 80, dalla psichedelica al progressive anni 70, dal jazz alla musica classica e sinfonica, dalla musica etnica alla new age.Alcuni nostri followers sostengono che potremmo essere classificati come rock psichedelico per via delle atmosfere quasi ipnotiche di alcuni nostri brani, soprattutto della più recente produzione. Ma in linea generale ci piace sperimentare un po’ di tutto e quindi non ci poniamo nessun limite stilistico. Basti ascoltare brani come “Meditations On A Cloudy Sky” e “Ain’t My Cup Of Tea” che sono esattamente agli antipodi, il primo è una sonata quasi classica per solo piano che ricorda un po’ lo stile impressionista di Debussy, il secondo può benissimo essere definito una canzone punk sia per la ruvidità dei suoni che per l’aggressività del testo. Il primo brano che abbiamo composto come GlareShift è “The Plain”, dal sound prettamente rock con reminiscenze anni 70; quasi contemporaneamente abbiamo registrato anche “Psychotechnoillogic Plutonian Dream”, brano in stile electro-rock composto nel giro di una mezza giornata. Poi ci sono “Night Caravan”, brano strumentale dal sapore etnico, e “Heaven and Earth”, un pezzo dalla doppia personalità, come suggerisce il titolo stesso. Tutti questi brani che abbiamo menzionato possono essere ascoltati sul nostro canale Youtube. Chi si occupa della stesura delle composizioni? Entrambi siamo parte attiva nella composizione e nella realizzazione sonora dei nostri brani, entrambi suoniamo praticamente tutti gli strumenti o comunque siamo in grado di darci reciprocamente indicazioni su come sviluppare le linee melodiche e ritmiche dei vari strumenti. Ovviamente in alcuni brani il contributo può essere maggiore da parte mia o daparte di Alessandra, ma in linea di massima siamo molto uniti anche in senso artistico. Come nascono i vostri brani?Partendo dal presupposto che, a livello musicale, non possiamo esimerci dal fatto che ciò che creiamo rispecchia in qualche modo ciò che ascoltiamo, e quindi – come dicevamo prima – un grandissimo calderone dei generi più disparati, quello che forse ci caratterizza di più è il metodo compositivo che adottiamo, che è pura sperimentazione ed improvvisazione. Non iniziamo mai una nostra composizione dalla linea vocale, bensì da un riff di chitarra o di basso, oppure da un semplice pad di tastiere che ci incuriosisce, ma ci è capitato anche di iniziare a sviluppare un brano partendo da uno schema ritmico di batteria. Dall’improvvisazione iniziamo poi la strutturazione vera e propria del brano. Generalmente ci mettiamo “all’opera” nel momento in cui sentiamo il bisogno di esternare una sensazione. Voi siete un duo e ci avete detto che componete le linee di tutti gli strumenti. Ma dal vivo come fate a riprodurre quello che registrate in studio?Dal vivo ci avvaliamo della collaborazione di altri musicisti. Attualmente la lineup per i concerti prevede Daniele alle chitarre e voce, me alla batteria, percussioni e voce, e un bassista che ci affianca solo per le esibizioni. I brani sono studiati in modo che tastiere, sintetizzatori ed effetti possano essere gestiti alternativamente da me o Daniele nei momenti in cui non siamo impegnati a suonare i nostri strumenti; tutto quello che non riusciamo a gestire noi, al momento viene utilizzato in base, ma stiamo valutando la possibilità di inserire un tastierista. Ci teniamo comunque ad essere identificati come duo, dal momento che i GlareShift sono una creatura mia e di Daniele, e siamo esclusivamente noi due gli ideatori di tutti i progetti artistici e di tutti i brani musicali. E' più importante un buon CD o tanta esibizione live e che valenza ha l'aspetto estetico sul palco? Per noi sono importanti sia un buon CD che le perfomances live: il primo permette di avere la massima resa qualitativa delle nostre idee, le seconde invece ci permettono di far conoscere al pubblico le nostre capacità in contesti sempre diversi. Per quanto riguarda l’aspetto estetico in scena, crediamo che sia un buon mezzo per far identificare la band. Questo non vuol dire doversi necessariamente mascherare: per i GlareShift abbiamo scelto un look abbastanza semplice ma con un pizzico di stravaganza. Che opinione avete riguardo il panorama artistico musicale in Italia? Dipende se dobbiamo prendere o meno in considerazione i cosiddetti “artisti famosi”: in questo caso siamo dell’opinione che la qualità compositiva sia piuttosto scadente dovuta probabilmente a necessità commerciali, ormai praticamente nessuno si mette in discussione con la sperimentazione, andare “sul sicuro”, su quello che il mercato richiede è molto più comodo e remunerativo; è cresciuto invece il livello degli arrangiamenti, anche per via di autorevoli collaborazioni con artisti stranieri. Se invece consideriamo tutto il “sottobosco” del panorama musicale italiano, siamo convinti che le capacità e le idee innovative siano innumerevoli ed anche di altissimo livello; purtroppo però questo panorama è spesso conosciuto solo da chi più o meno proviene dallo stesso entourage. Secondo voi come mai viene dato così poco spazio agli esordienti? Sicuramente per i motivi commerciali (o forse dovremmo dire “di marketing”? termine che ormai va molto di moda…) di cui parlavamo sopra: purtroppo, come ben sappiamo, è la notorietà a portare denaro, di conseguenza gli esordienti non vengono considerati fonte di guadagno proprio in quanto poco conosciuti. E non è un caso che anche il piccolo imprenditore del localetto di turno prediliga far suonare le tribute bands piuttosto che artisti che producono musica originale. E’ una questione di scarsa cultura di base tipicamente italiana che si rispecchia in ambiti molto più vasti di quello musicale, vedi per esempio la rilevanza che viene riservata all’istruzione e alla ricerca scientifica, ma non è questo il contesto per discutere di questi argomenti o non se ne esce più… Il vostro rapporto con chi vi segue? Ci confrontiamo costantemente con chi ascolta la nostra musica, per carpirne critiche, suggerimenti e idee, anche se tutto sommato tendiamo poi a restare fedeli alla nostra linea creativa.Sogni nel cassetto, progetti futuri ed aspettative? Iniziamo dai progetti. Attualmente stiamo lavorando ad un nuovo album, di cui però non vi anticipiamo ancora il titolo: è un progetto abbastanza ambizioso in quanto si tratta di un concept album che coinvolgerà anche altre forme di arte oltre la musica, ma per ora non vi vogliamo dare troppi dettagli per non rovinarvi la sorpresa finale! Possiamo soltanto dire che il sound sarà un pochino diverso da ciò che abbiamo composto finora, un po’ più aggressivo e più tendente al rock psichedelico. Stiamo utilizzando meno synth e più chitarra e stiamo dando un ruolo più rilevante al basso e alla batteria (visto che Alessandra ormai si dedica alla batteria e alle percussioni acustiche reali e non più digitali) e stiamo anche dando meno spazio alle parti vocali per dedicarci di più a quelle strumentali. E’ un lavoro enorme e ci vorrà ancora del tempo per concluderlo. Sul lato puro della creazione del progetto, noi ci crediamo moltissimo e ci stiamo impegnando con tutti noi stessi, ma dal punto di vista di ciò che ne conseguirà non vogliamo farci troppe aspettative, cerchiamo di essere il più realistici possibile, ma naturalmente non nascondiamo che il riscontro positivo e l’interesse del pubblico ci gratificherebbero molto. Sogni nel cassetto? Avere la possibilità di farci ascoltare ed esibirci all’estero e, perché no, registrare con un’etichetta importante. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima. [Intervista di: Piero e Lisa Alchem]  

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