Progetto Almax

15112015

2013 Luglio - "BIG" Musica - ALEX BAGNOLI

Ciao Alex, ti ringraziamo per la tua a partecipazione su Almax  Magazine di cui siamo onorati. Come nasce la tua passione per la musica? In realtà non è mai partita nel senso che è stato tutto molto casuale. All’età di 15 anni ho avuto la possibilità di accompagnare mio padre appassionato di pianoforte ad una lezione di musica classica. Io ero un ragazzo sempre molto timido, non leggevo e non ero neppure un gran studioso. Durante la lezione la sua insegnante mi chiese se volevo anch’io imparare a suonare ed io che mi ero talmente tanto annoiato quel giorno a seguire quell’ora di lezione risposi subito e con convinzione di non volere. Il caso volle che proprio mentre eravamo sul ciglio della porta di casa di questa signora (che dava lezioni di musica a mio padre) arrivasse suo marito jazzista che al periodo si esibiva in serate fuori casa. Vedendomi il musicista mi rifece la stessa domanda che mi aveva fatto sua moglie e cioè se anch’io volessi imparare a suonare e mi convinse a rientrare facendomi ascoltare un pezzo reggae time, che non aveva assolutamente nulla a che fare con la musica classica ascoltata in precedenza. Ecco la folgorazione !!! Da quel momento iniziai a prendere lezioni di piano ed il percorso artistico che mi ha portato agli altri livelli di adesso. Quello che spesso mi fa riflettere ripensando a questo aneddoto è che se questo jazzista fosse arrivato anche solo  5 minuti dopo, probabilmente io non mi sarei mai avvicinato alla musica. Questo è stato il primo degli avvenimenti che ha cambiato la mia vita artistica. Ci fu un altro avvenimento fortuito ma importante. Quando tornai da militare, avevo già suonato e formato una band e scritto canzoni per il gruppo “Feedback” che vinse il premio di Modena Rock (manifestazione organizzata dal comune di Modena). Prima edizione ‘81 e primi vincitori. La cosa buffa è che ci venne a premiare Vasco Rossi che ancora non era il Vasco Nazionale. Il concorso veniva fatto all’interno di una polisportiva. Chi arrivava primo aveva la possibilità di esibirsi in tre brani, successivamente saliva Vasco Rossi che aveva fatto forse il suo secondo e terzo album (mi pare fosse “SIAMO SOLO NOI”) a premiare i vincitori. Eravamo in una palestra, e Vasco Rossi non era ancora esploso a livello Nazionale. Era famosino. Una cosa che mi colpì molto di Lui era la quantità di alcool che riusciva ad ingerire prima dei concorsi. Erano altri tempi e ricordo che Massimo Riva durante i concerti sputava addosso al pubblico perché quel gesto nel punk vissuto in quegli anni assumeva un suo preciso positivo significato. Quali sono i tuoi punti di forza e qual è il tuo rapporto con la musica? Sono una persona che molta gente potrebbe giudicare pessimista perchè solitamente chi lavora nel nostro settore tende ad enfatizzare quello il proprio lavorato. A sentirli parlare sembrano tutti molto splendidi. Io per carattere se ho in mano un affare importante tendo contrariamente a sminuirlo. Questo mio atteggiamento viene spesso valutato come una debolezza mentre io ritengo che sia invece una sorta di sistema protettivo per evitare delusioni dovuti ad uno scarso risultato spesso avvenuto non di mia colpa. Nell'esporsi c'è sempre il pericolo di incappare in brutte figure ed è solo per questo che preferisco sempre parlare di un mio successo solo dopo che è avvenuto. Da quando hanno preso piede i social network ed in particolar modo facebook tutto è diventato un devastante delirio. C'è stato un appiattimento di professioni e professionalità. Tutti sono diventati dei fenomeni perchè tutti sono diventati improvvisamente dei fenomeni artistici. Si assiste ogni giorno ad un bombardamento di annunci e di nuove colossali sparate. Non si riesce più a capire chi è veramente in gamba o chi se la racconta o la vuole raccontare. Non ho un buon rapporto con i social network che credo che vedo come un grande bluff. In passato ci si incontrava nei bar o in ambienti consoni e ci si passava i brani guardandosi in faccia. Con facebook attualmente ognuno può spacciarsi per chi vuole. Il web ha una cassa di risonanza molto grande e se si raccontano grandi falsità vengono ascoltate in maniera davvero esponenziale. SOTTOTITOLO:  "Voglio le prove"!!! “Se hai fatto qualcosa di eccelso me lo devi dimostrare”. Tutti sono bravi a montare la panna. Come sono cambiati musicalmente i gusti  rispetto a quelli di un tempo nell’ascoltatore moderno? Il grande cambiamento risiede nell'offerta. Mi spiego meglio: negli anni ‘70/’80 a livello di comunicazione senza internet o satelliti  avevamo tv e radio con due canali, giradischi e registratore a cassette, il così detto mangianastri. Chi decideva di fare musica doveva recarsi in uno studio con fonico, mixer, registratore, suonatori e via dicendo. Si era quindi in meno. Facendo un salto nel tempo, con le nuove apparecchiature a disposizione, anche chi non sa distinguere un "do" da un "fa" con un semplice IPad scaricando programmi: music maker da internet può tranquillamente farsi un disco da solo. A questo punto cosa succede? L'aumento di produzione diventa superiore a quella che è la richiesta. Prima su dieci bravi artisti c’erano mille ascoltatori a tifare per loro e si rimaneva sintonizzati a radio e tv per ascoltare il proprio beniamino. Quando acquistavi il disco, lo facevi desiderandolo ed amandolo ed un buon disco durava anche per tre anni consecutivi e ci si affezionava all’artista seriamente. Non a caso i  grandi della musica nascevano in quel determinato periodo. Oggi non ci sono più dieci artisti che fanno uscire il loro disco ma ce ne sono un milione con solo cento persone che li seguono con attenzione quando và bene. Nascono ora tante radio e nuovi canali anche sul digitale e vengono mandati molti video. Su internet e you tube trovi tutto gratis. Si inizia ad avere un rigurgito di musica che la gente trova meno interessante perché ciò che viene dato gratis o in regalo spesso non viene nemmeno ascoltato. La musica è diventata come una donna che si concede facilmente. Quando non ami una cosa non la ami, la scarichi gratis. Inoltre non dimentichiamo che anni addietro la musica era una delle poche valvole di svago e fantasia ma con l’arrivo del cellulare, internet, la play station, il digitale terrestre e compagnia bella tutto si è diversificato. Quindi concludendo con una frase che gioco sempre: “Negli anni '70/'80 la musica era la colonna sonora della nostra vita, ora invece è solo un sottofondo mentre siamo impegnati a chattare e giocare alla play station”. La divulgazione diventa l'incenerimento del mercato, big intoccabili esclusi, ma per gli altri nemmeno un raggio di sole. Il 95% di chi faceva musica ha cambiato mestiere. Molti produttori e studi storici hanno chiuso baracca e burattini. A momenti all'estero chiudeva anche la storica casa discografica dei Beatles. Quali sono o sono state le influenze musicali per te più importanti, quelle che hanno condizionato le tue scelte? Cerco di tenere sempre diviso quello che mi piace da quello che piace perchè il mio mestiere è quello di fare musica per altri. Ho molte cose mai uscite mie che forse mai usciranno. Mi è capitato spesse volte che proprio da ciò che meno mi piaceva uscisse invece un successo. Per fare un esempio i risultati più importanti nella mia vita li ho raggiunti nella dance ma ci sono tanti altri brani che a me piacciono che non sono affatto dance. Non per esterofilia ma amo la musica Inglese e non quella Italiana. A mio giudizio le parole sembrano avere una rotondità e profondità superiore. Il mercato Italiano fa scappare da ridere, coltiviamo il nostro orticello. In america stravedono per il country che ha un mercato spaventoso ma noi a momenti non sappiamo nemmeno di cosa si stia parlando. In Italia siamo e probabilmente sempre resteremo indietro, non al passo con i tempi. Ascoltiamo quello che all'estero ha funzionato diversi anni prima. Le informazioni che noi riceviamo si rivelano spesso balle galattiche. Le tv ed i mass media fanno sapere solo quello che vogliono. Tempo addietro si facevano dischi da paura con zero vendite ma veniva contrariamente comunicato il falso ed attraverso comunicati stampa o altro sembrano esserci state invece vendite eclatanti perché le case discografiche avevano investito parecchio denaro e giustamente volevano un loro ritorno economico. Ripeto, viviamo nella società del grande bluff dove ognuno può spacciarsi per ciò che non è investendo bene.  Cosa ne pensi dei Talent show? Penso solo male, specialmente i talent nostrani gestiti da della gente che di professionale ha ben poco. Riparte anche in questo caso il sottotitolo: "VOGLIO LE PROVE" e "Voglio vedere le reali competenze di chi mi giudica". Non parlo di talent show famosi dove ormai chi ci giudica sappiamo chi sia. Parlando di talent show a livello amatoriale e non a livello ufficiale posso affermare che peccano nella giuria. Il 99% delle volte non sono persone qualificate. In queste realtà per la maggior parte delle volte si aggirano presunti maestri di canto, musicisti, discografici, produttori etc. A livello Nazionale “AMICI” o “X-FACTOR” e tutti questi altri nascenti debbo confessare di ritenerli un pò dei tritacarne. Visto che loro giudicano le persone per come cantano a cappella brani di altri in pochi minuti, un Tenco o un Vasco l'avrebbero tenuto o lasciato a casa? Creano delle false aspettative. Il 99% di chi canta attualmente si propone a questi programmi solo al fine di farsi notare. Non si rendono conto che sono solo carne da macello dentro al gigantesco tritacarne. Non esistono veri meriti , ci sono tanti esempi di cantanti o musicisti che non sono stati fiutati. Esistono strategie ed accordi che esulano da tutto quello che è in realtà rappresenta l'artista. Ai provini di questi programmi partecipano in tantissimi creando un business incredibile. Formano pseudo talenti che vanno a riempire spazi televisivi gratuitamente prendendo soldi dalle pubblicità. Spesso le selezioni sono a proprie spese. Speculano sui sogni della gente… gente anche brava che spera di fare qualcosa. Alla fine poi prendono sempre i soliti. Con i talent show non si creano i Battisti e i Dalla ma solo degli interpreti che poi verranno sostituiti dopo tot tempo con nuovi interpreti dopo averli spremuti per bene e dato loro un tipo di popolarità sbagliata. Altro dettaglio. Questo è uno specchio di  degrado sociale e la cosa triste è che chi si avvicina alla musica non lo fa più per passione ma per il piacere di fare soldi facili e con la speranza di diventare un volto noto. Diciamo che il talent show è un Canale preferenziale che però io trovo errato. E' più importante un buon cd o tanta esibizione live? Tanta esibizione live per poi vendere un buon cd alla fine del concerto. Prima si deve avere un contenuto. Incidere canzoni che già vengono proposte ed apprezzate dal vivo può essere d’aiuto. Che valenza ha l'aspetto estetico sul palco? Conta molto ! Punto. Che opinione a riguardo del panorama artistico musicale in Italia? Per creare una carriera, ci vuole tempo e denaro perchè non dimentichiamoci che artisti che adesso sono super conclamati prima di fare un disco hanno fatto tanta gavetta e storicamente le case discografiche guadagnavano grazie a loro un sacco di quattrini al contrario di adesso dove le vediamo cessare attività. Credi nella discografia Italiana? Se un giovane dovesse leggere queste mie parole potrebbe dire: "Oh svegliati che siamo nel 2013".Io lo so che una volta era tutto diverso e non sto recriminando il fatto che le cose siano cambiate ed affermo che questo cambiamento repentino non è avvenuto soltanto nel panorama musicale, quindi  di qualsiasi cosa si parli, sia di musica, sia dell'impiego o di posto fisso, sia di sentimenti, sia di rapporti umani o di  qualsiasi altra cosa… tutto è cambiato a mio parere in peggio. Cioè, trent'anni fa era un conto, adesso è tutta un'altra storia per cui dal punto di vista di come veniva impostata la carriera di un artista c'erano dei determinati passaggi, c'erano un certo tipo di situazioni. Oggi queste cose non esistono più, sono cambiate, tutto qua, bisogna adeguarsi. Quindi io non è che sto dicendo: NON CI CREDO NELLA DISCOGRAFIA ITALIANA ma sto dicendo che LA COSA E' CAMBIATA, ha avuto un cambiamento grosso, un forte cambiamento e se si decide di tentare di fare qualche cosa bisogna davvero esserne convinti… ed io parlo anche per quanto mi riguarda perchè voglio dire: ANCHE IO SONO IN TRINCEA e nel '90, i primi del '90 quando misi in piedi il progetto di Neja cosa avevo fatto? Avevo scelto una ragazza provinandone svariate e quando la prescelta è arrivata in studio abbiamo scritto e messo assieme diverse idee, tra le molteplici idee ne abbiamo portata a termine solo una ma fatta bene. Successivamente e sempre credendoci e per passione mia personale ho preso la mia bella valigetta e sono andato a Milano, ho trovato la casa discografica, la casa discografica ha preso il disco, il disco è stato mandato alle radio, tutte le radio mi hanno bocciato il pezzo tranne una che era Italia Network ed Italia Network ha iniziato a suonare il disco, poi fortuna ha voluto che la cosa sia esplosa ed è partito in questo modo tutto quanto. Successivamente da quel punto sono successe tante altre cose, diciamo perciò che la partenza di questo progetto dance ha avuto questo tipo di percorso che era un tipo di percorso tradizionale che come l'ho avuto io l'hanno avuto anche tutte le persone che hanno fatto dischi negli anni '70 '80 '90. Nel 2013, salvo qualche miracolato questa procedura non funziona più perché le case discografiche non si accontentano più di un solo pezzo ma voglio un percorso reale e concreto già ben confezionato. Se porti una canzone ad un discografico quest'ultimo ti chiederà:"Cosa me ne faccio di un solo pezzo?" Si vuole il progetto intero e questo significa che tu non devi portargli un solo pezzo ma devi portare un intero album e non lo devi portare come se fossero delle provinature come si faceva una volta. Il discorso successivo avviene quando le case discografiche giustamente dicono: "A me non interessa una provinatura, se poi dopo il disco finito a me non piace io sono fregato" e proseguiranno sempre giustamente con un "Noi non rischiamo più!”. Quindi se viene portato il progetto finito con undici pezzi finiti e realizzati bene ed un disco già pronto e solo da stampare ci sarà la possibilità di essere presi in considerazione se piace o si ritenga possa avere un seguito. Questa è una strada, altrimenti un'altra strada approssimativamente è quella legata appunto ai talent show. Se un'etichetta discografica deve prendere in mano il progetto di un artista sconosciuto dovrà investire del denaro per la sua promozione ed è molto difficile ottenere un contratto con questo tipo di formula perchè il denaro scarseggia e non basterà più un prodotto finito anche se benissimo di uno volto non ancora noto. e mi riaggancio purtroppo per l'ennesima volta ai talent show, loro cosa fanno? Fanno intervenire sul posto dei produttori discografici che seduti a braccia conserte valuteranno quale nuovo boccone attingere dal contenitore. Inizieranno a mandare questi giovani artisti allo sbaraglio facendoli esibire con voti e telefonate da casa fino a quando a suon di scremature uscirà un vincitore. Ma durante questo periodo il pubblico da casa si sarà affezionato a questi ragazzi (che poi andrà a dimenticare a breve) così che la casa discografica  punterà l'occhio su quelli più efficaci a rischio di scartare errando, ma un'esposizione televisiva gratuita per due tre quattro cinque mesi, implica che in teoria venga a costruirsi il personaggio che andrà a vendere a colpo sicuro il disco. La promozione gratuita televisiva è un meccanismo, tutto qua.  La Siae esiste ancora? La Siae è un organo che da sempre godeva di una posizione esclusiva. All’estero non c’è questa preoccupazione, ci sono infatti diverse società che si occupano di gestione del diritto d’autore.  In Italia la Siae ha sempre avuto l’esclusiva ma dato che il supporto (e quando parlo di supporto intendo il cd) sta sparendo ed ormai il business si è spostato sul digitale, tutto quello che ruota attorno ad internet ma anche tutto quello che riguarda noi artisti (es: diritti e connessi sullo sfruttamento della musica sul web piuttosto che sincronizzazioni di musica all’interno di film etc.) si sta evolvendo, stanno cambiando le regole. All’interno della gestione del diritto d’autore c’è stato un grosso terremoto semplicemente perché stanno cambiando le cose. Lasciamo perdere  gli scandali dove si vocifera ci siano stati un episodi di... chiamiamola:"finanza creativa"... insomma  come tutte le situazioni possono esserci anche altre motivazioni, ma di fatto la maggiore motivazione è che anche la gestione della Siae è obsoleta e si deve adeguare ai tempi, sta subendo una trasformazione come sta succedendo per tutte le altre cose. Ma non scomparità, cambierà e basta. Più soddisfazioni o più delusioni inseguendo la musica? Io sono un essere un pò strano nel senso che la gente solitamente lega la soddisfazione o l’insoddisfazione della musica che produce a seconda della classifica o a quanto guadagno riesce a portarsi a casa. Ora è molto superficiale quello che sto per dire ma è per velocizzare un discorso che sarebbe lunghissimo. Il meccanismo è: “Se io faccio musica e vado in classifica e monetizzo sono soddisfatto, in caso contrario non sono soddisfatto”. Quindi alla domanda che mi hai fatto dovrei rispondere: “Sono soddisfatto di questo progetto perché è andato in classifica e perché mi ha fatto guadagnare o non sono soddisfatto di questo progetto che non è andato in classifica che non mi ha fatto guadagnare e che semmai non è nemmeno piaciuto a nessuno”. Io però risponderò diversamente perché non sono normale o perlomeno mi sento nel mio piccolo di essere differente. Io ho sempre staccato il lavoro da quello che sono le cose che io faccio per me personali e che io ritengo, diciamo, più intime. La musica per quanto mi riguarda mi soddisfa nel senso che io mi faccio le mie cose, mi scrivo le mie cose, mi piacciono, ne sono felice, ne sono orgoglioso ma non necessariamente queste cose qua sono quelle che io andrò “a dare in pasto” a quello che è il mercato musicale, perché per me è separato quello che è la musica dal music business che vuol dire: è il mio lavoro e faccio una cosa che semmai non mi piace neanche ma so che io devo fare musica per altri e la gente che la compera. Quindi se la musica che piace è il Pop Country Irlandese io posso scegliere di fare del Pop Country Irlandese perché voglio vendere in quel mercato lì. Questo non significa però che io ami quel genere, cioè la musica che io faccio per me e che rimane dentro al mio hard disc e che semmai non la sentirà mai nessuno (se non io o qualche mio amico) che è una musica che non può essere catalogata nel senso che è mia e non è possibile filtrarla attraverso quello che sono le regole della musica. Per fare un successo che vada in radio non posso fare un pezzo di sette minuti. Io, per me, per quanto riguarda quella che è la mia musica personale la faccio come mi pare e se ho voglia di fare un brano anche ad 80bpm e lo tengo per me ma se debbo farne un lavoro mi metto lì e cerco di seguire tutte quelle che sono le regole del mercato. Questo modo di agire è quindi sganciato da quello che può essere l’indice di gradimento o meno. Progetti futuri? Ho dei lavori in corso come sempre e lavorando a parecchie cose in ordine sparso ho un album che dovrà uscire con un Dj ed un altro album di diciassette tracce che uscirà sull’etichetta Universal che sarà un progetto house che fra l’altro ospiterà cantanti Americani, Inglesi, insomma un progetto grosso. Poi ad esempio sto elaborando un album per un ragazzo esordiente ed un singolo per un ragazzo di Modena molto bravo. Ho già fatto delle musiche per un corto minifilm a quaranta minuti a cartoni animati che andrà in onda su Rai2 penso entro la fine dell’anno col patrocinio del ministero della pubblica istruzione, una cosa molto carina che fra l’altro è destinata ed è stata venduta anche in altri paesi come il Brasile ed è una cosa molto bella anche quella con delle musiche originali, fatte da zero, quindi è stato un lavorane ed altre cose di minore importanza. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima. [Intervista di: Alessia Marani – Almax]  

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