Progetto Almax

15112015

2013 Settembre - Musica - MOMO SAID

Ciao Momo, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax  Magazine di cui siamo onorati.  Percorso Artistico?Iniziai ad avvicinarmi alla musica già a 6 anni. Mio padre vendeva dischi e io potevo ascoltare ore di musica, senza filtro. Vivere in un piccolo paese ti da la possibilità di essere a contatto con i luoghi e gli eventi, e per me era diventato appuntamento fisso l'oratorio. tra una partita di pallone e a rubar le pere dagli alberi del prete, appoggiando l'orecchio alla porta della canonica dalla grande chiesa di Santa Maria di Ostra Vetere, ascoltavo quella musica bellissima, il suono felpato ed elegante dell'organo settecentesco della chiesa, accompagnava le voci bianche di un piccolo coro. non capivo quello che dicevano, ma le emozioni che nascevano in me ascoltando quelle melodie mi convinsero a provare a cantare. fu un amore breve, più un gioco che un impegno cosciente, ma sufficiente a dare vita al mio amore sconfinato per il canto e la musica. nell'adolescenza potei studiare le prime basi della musica con il solfeggio e l'esercizio del rullante nella banda cittadina, ma volevo di più, volevo provare tutti gli strumenti e ascoltare chi sapeva suonare e cantare. Giravo tutti i concerti che potevo, e tra le corse in autobus per la scuola e le mura della città, nel 1998 scoprì i ragazzi con cui di li a breve avrei formato la mia prima cover band, sono "The Yellow House”. Di lì a poco, compì 18 anni e decisi di regalarmi la mia prima chitarra classica.  Imparai da autodidatta, approcciando allo strumento con un modo di suonare tutto mio. Scrissi le mie prime canzoni, ancora grezze e spigolose, ma mi emozionava cantare ciò che provavo, e questo mi sembrava un buon segno. Nel giro di pochi anni conobbi tramite la realtà universitaria, la band dei Mamasita, il cui leader e il chitarrista Alessio Fabbri e Alessandro Medri, mi invitarono a registrare uno special nel loro album. Fu in quell’occasione che misi piede per la prima volta ai Tam Tam Studios. Il mitico Ray (Corrado Magalotti, NDR) pigiò il tasto REC della sala A, non capivo molto se stava andando bene o no; fatto sta che finita la registrazione (20 secondi scarsi) mi dissero che era il caso di fare un provino con i miei brani. Nel frattempo continuavo a cantare e suonare con la mia cover band, che dovetti lasciare per proseguire la scrittura di brani inediti. Fare cover è divertente e istruttivo, ma il mondo aveva già conosciuto Jimi Hendrix, e per me era il momento di cambiare. La vita universitaria mi portò a conoscere la realtà bolognese, e in particolare la  “Sarah Sheppard Spirituals”, scuola di spirituals che ha influito molto sulla mia tecnica vocale e mi ha messo a disposizione gli strumenti per studiare la scrittura per voce, l’impostazione vocale, la respirazione e vari aspetti tecnici del canto e della musica d’insieme, stupendo. Nel 2010 insieme ad Alessandro Medri, già chitarrista dei “Mamasita”, costruisco un repertorio fatto di mie canzoni e cover soul da portare in giro in duetto. La combinazione funziona e Medri chiamò Federico Lapa come percussionista e Luca Dalpozzo come contrabbassista per formare un quartetto acustico. In breve tempo nasce l’arrangiamento su due accordi della canzone incipit del mio progetto, che il Tam Tam Studio pubblica in una versione live video sul portale soundchess.tv del mio primo singolo “Campi di Grano”, un brano con il quale feci le selezioni per Sanremo, ottenendo molti consensi ma con un nulla di fatto, Sanremo è un mondo a se. Nel 2011 sempre con la stessa formazione partecipai alla rassegna “Musicultura” di Macerata in cui ottenni buone critiche e consigli dagli addetti ai lavori. Negli anni che seguirono, collaborai come apprendista assistente di scena con soundchess, maturando esperienze significative sulla realtà della produzione audio video live di  numerosi artisti, un’esperienza che tutt’oggi considero molto importante. Tempo e molto lavoro, sia dentro che fuori dallo studio per arrivare, nel 2013, alla pubblicazione del mio primo album “Spirit”.  Influenze musicali? Ho ascoltato fin da piccolissimo moltissimi generi ed artisti, mio padre vendeva dischi, e per me era un gioco far suonare nastri ed LP, un gioco che mi rendeva sempre felice. Partendo dai ritmi etnici del Marocco, in cui la musica popola le case di canti e ritmo di percussioni e battito di mani, attraversai tutta la musica leggera, pop, disco, rock, jazz, funk, soul, reggae, classica italiana, americana e inglese, prelevando suoni e sensazioni che ancora oggi mi porto dentro. Come posso non citare Mina, Paolo Conte, Battisti, Tenco, Mia Martini, Bennato, Celentano, Rino Gaetano, la PFM, Carosone, Edit Piaf, Charles Aznavour, Camarron, Julio Iglesias, Elvis Presley, The Beatles, Frank Sinatra, Nina Simone, Ella Fitzgerald, Mahalia Jackson, Billie Holliday, Baby Washington, Maxine Brown, Gloria Lynn, Etta James, Diana Washington, Darondo, Ramsey Lewis, Ahmad Jamal, Bobby Womack, Jerry Buttler Western Union, Gene Chandler, D Train, Hugh Masekela, Curtis Mayfield, James Brown, Ray Charles, Richie Evans, Joan Baez, Janis Joplin, Led Zeppelin, Jimi Hendrix, Stevie Wonder, Marcus Miller, Santana, Michael Jackson, The Parliament, Sly and the Family Stone, Joe Cocker, The Blues Brothers, Maria Callas, Luciano Pavarotti, Oum Keltoum, Farid El Atrach, Sting, Pink Floyd, ZZ Top, Ten Years After, Red Hot Chili Peppers, Sex Pistols, Nirvana, The Clash, The Queen, Peter Tosh, Tenor Saw, Dennis Brown, Yellow Man, Dillinger, Horace Handy, The Abissinians, Method Man, Tupack Shakur, Notorious BIG, Grave Diggaz, Mos Def, Mad Lib, Black Huhuru, Bob Marley. Come nascono le tue sonorità?  Scrivo tutte le mia canzoni con la chitarra, e queste canzoni nascono in un legame inspiegabile a parole. Di solito mi capita di essere lì, con la chitarra in mano e le parole vengono fuori già con un a melodia, allora suono e gli vado dietro trovando il percorso armonico per vestire la canzone. Altre volte invece sono in giro che cammino o leggo p vedo immagini che mi stimolano, e a quel punto prendo in mano il mio registratore portatile e canto tutto quello che mi viene in mente e poi a casa lo arrangio con la chitarra. porto in studio i brani da provinare ed in un secondo momento a casa elaboro suono, registro o produco delle tracce al sequencer. Poi di nuovo in studio con il produttore e la sua esperienza, prende vita il brano finale. E' più importante un buon cd o tanta esibizione live?  Penso che siano entrambi importanti, ma è più importante conservare una piena equivalenza tra le due parti. Tante volte capita di ascoltare un gran CD e poi trovare sul palco una mancanza di energia e verismo. In ogni caso per me il live è la prima fonte di ispirazione ed energia. Che valenza ha l'aspetto estetico sul palco? La vita è fatta di almeno 4 o più sensi percettivi, di cui la vista ricopre uno dei sensi fondamentali. Porrei la stessa domanda a Stevie Wonder o Ray Charles, e penso che risponderebbero anche loro che, puoi essere l’uomo più bello del mondo ed aver organizzato una scenografia da urlo, ma quando canterai di fronte al pubblico sarà l’energia che trasmetti a rendere visibile la tua vera bellezza. L’aspetto scenico è anch’esso fatto di linguaggi, quindi merita attenzione e cura, per contribuire a trasmettere tuo pubblico un’unione di elementi che convergono tutti a trasmettere significati e contenuti contestuali apparentemente invisibili ad uno sguardo ingenuo. Chi si occupa della tua sponsorizzazione? Dal giorno in cui ho fatto il primo provino, di me si è sempre occupata Tam Tam Studio Recordings.Che opinione a riguardo del panorama artistico musicale in Italia? Meno male che c’è Fabri Fibra. Il mainstream si sa, è un mondo che detta e stabilisce legge che si riflette sull’underground, ma è l’educazione culturale di un popolo a condizionare il mercato, che esso sia artistico, agricolo o industriale. Abbiamo avuto grandi maestri nell’arte in Italia, ma sembra che alle loro lezioni siano andati veramente in pochi. Trovo molte delle composizioni attuali filo depressive, oltremodo malinconiche e nostalgiche, rassegnate. Sono pochi, veramente pochi gli artisti contemporanei che apprezzo.  Come mai viene dato così poco spazio agli esordienti?  Secondo me, da un certo punto di vista, sono gli esordienti che non cercano veramente spazio. L’arte richiede una dedizione completa della persona, che cerca nelle molteplici dimensioni del tessuto sociale i simboli e i linguaggi per tradurre il proprio tempo in una forma espressiva autentica e riconoscibile da parte di chi ne è spettatore. Molti esordienti, secondo me, cadono nell’illusione di apparire e non di essere, una dura legge che non perdona gli sprovveduti. Ricordiamoci però che avere le occasioni è importante. Non credo che avrei fatto questo percorso se non avessi avuto le occasioni di mostrare chi ero, ma soprattutto, penso che quando ci si vuole presentare, bisogna farlo a proprio nome. Il mondo ha già avuto un Jimi Hendrix, un Luciano Pavarotti o che so io, non ha bisogno di una sua falsa copia, ha bisogno di te come nuova autentica forma espressiva, ruolo e identità. Mai fatto provini in qualche Talent show? Perchè? Non ho mai partecipato, anche se tutti continuano a dirmi di farlo, perché non è l’approccio che fa per me, non mi riconosco in quel meccanismo. Rapporto con i fan? Da quando ho iniziato a suonare in pubblico, ho sempre praticato il busking. E’ una disciplina che ti educa al rapporto col pubblico e svela tutti i tuoi difetti e ti mantiene sempre con i piedi ben ancorati al suolo. E’ questo ambiente che mi ha permesso di conoscere molti fan, che ora mi seguono sui social network, mi scrivono, vogliono sapere quando e dove suonerò, se ho pubblicato un disco o se posso andare a fare uno spettacolo nella loro località. Mi riempiono di complimenti, ma soprattutto mi riempiono il cuore. Più soddisfazioni o più delusioni inseguendo la musica? Dalla musica ho avuto sempre e solo soddisfazioni, non sono il tipo di persona che si riempie di aspettative. Penso, mi confronto e agisco. Credi nella discografia Italiana? Penso che molto presto il mondo conoscerà una sempre più diffusa tecnologia, e tutti i tipi di supporto fisico, andranno lentamente in disuso. Il consumo dell’informazione andrà progressivamente verso l’utilizzo di interfacce che visualizzeranno, riprodurranno e scambieranno informazioni attraverso network globali, alleggerendo i supporti portatili e favorendo l’acquisto di informazioni digitali. Il lato oscuro della realtà è dato dalla superficialità del consumo. Il consumatore forse non realizza che il potere del mercato è nelle sue mani, ma cede volentieri l’onere a terzi, sicuro che loro faranno la scelta giusta per lui. Sembra quasi che le persone facciano fatica a pensare e ad informarsi. Questa indifferenza conduce progressivamente ad un consumo passivo su tutti i fronti del mercato,  e senza esclusione anche quello discografico. Sfociamo nella sociologia considerando che in Italia questo atteggiamento passivo viene dedicato anche a sfere come quella istituzionale o giuridica. Il che non promette niente di buono. Che i consumatori si riprendano il mercato, anche quello discografico. Sogni nel cassetto? Ho comprato un armadio a 6 ante perché nel cassetto non ci stavano più. Progetti Futuri ed aspettative? Consolidare e maturare la mia identità artistica e poter diffondere messaggi di speranza e positività a tutto il mondo. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Alessia Marani - Almax]

SFOGLA IL MAGAZINE

Lascia un commento