Progetto Almax

15112015

2013 Settembre - Band - EDITH AUFN

Ciao Ivano, Per Edith aufn risponde Ivano Legnini (bassista), ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax  Magazine di cui siamo onorati.  Percorso Artistico? Io, Enrico e Matteo abbiamo iniziato a suonare la chitarra da piccoli. Loro hanno proseguito gli studi, io ho lasciato per un po' per poi passare a basso e contrabbasso. Abbiamo iniziato a suonare insieme quasi una decina di anni fa, all'inizio delle superiori. Matteo ed Enrico erano in classe insieme, io ed Axel pure. Avevamo due gruppi distinti, poi ci siamo fusi e abbiamo iniziato a scrivere il nostro repertorio. Da allora abbiamo cambiato formazione continuamente, aggiungendo e togliendo strumenti e strumentisti per approdare alla formazione attuale, che comprende anche Pilù alla batteria. Ci siamo sempre influenzati a vicenda: da ragazzini era fantastico scambiarsi quintali di dischi e mp3, avevamo un mondo di musica da scroprire. Influenze musicali? E’ sempre la domanda più difficile. Tutti noi abbiamo gusti accomunati da anni di scambi reciproci, ma allo stesso tempo ognuno ha le sue influenze. Occorre però distinguere il gusto dall'influenza artistica. Io amo James Brown e Immanuel Casto, ma non scriverò mai un pezzo funky o porngroove. Per quanto riguarda le cose che ci accomunano, credo di parlare a nome di tutti citando qualche album imperdibile degli ultimi dodici mesi: Kveikur dei Sigur Ròs, Narrow di Soap&Skin, The Seer degli Swans. Come nascono le vostre sonorità? Abbiamo sempre scritto i pezzi insieme, di solito inziando da un'idea - a volte solo un frammento, a volte una canzone già scritta - di Matteo. In sala prove funziona così: uno fornisce l'input, gli altri iniziano a suonarci qualcosa sopra e se l'impressione collettiva è buona ci si ferma a discutere di struttura, di arrangiamenti e in generale dell'idea del pezzo. Una volta definite queste cose suoniamo il brano diverse volte, a distanza di settimane, e se continua a convincerci vuol dire che abbiamo scritto una bella canzone. Per noi è un flusso continuo, scriviamo un nuovo brano praticamente ogni volta che ci vediamo, poi il tempo e la nostra evoluzione collettiva decidono cosa arriverà al pubblico e cosa no. E' più importante un buon cd o tanta esibizione live?  Per fare tanti live ci vuole un buon album da suonare. Come tutti, abbiamo fatto la gavetta andando in giro a suonare in qualunque situazione ci capitasse, aggiornando la scaletta, limandola a seconda delle nostre impressioni e a volte anche quelle del pubblico. Ma quando hai fatto un buon lavoro in studio, oltre agli ovvi benefici che vengono dalla promozione del disco, sai già quali pezzi devi suonare e in che ordine. Il resto serve ad impreziosire l'atmosfera - una bella cover, un'introduzione potente o una versione riarrangiata di un brano della scaletta fanno sempre un bell'effetto. Che valenza ha l'aspetto estetico sul palco? Non ci abbiamo mai fatto tanto caso. Tutti noi andiamo a sentire decine di concerti l'anno, e l'aspetto visivo è sempre marginale.  Io spesso resto ad occhi chiusi. Ovviamente un palco ben allestito, con le luci e lo sfondo giusto sono meglio del dehor di un bar, ma allestire uno spettacolo  visivamente interessante è ben diverso dal vestirsi da coglioni o spendere 80 euro dal parrucchiere. Chi si occupa della vostra sponsorizzazione? Abbiamo sempre fatto da noi, ma con questo album, uscito per la Seahorse Recordings, è cambiato un po' tutto. Abbiamo un distributore (AudioGlobe) e un'agenzia di stampa (Lunatik) che stanno facendo un lavoro grandioso a cui dobbiamo ancora abituarci. Che opinione a riguardo del panorama artistico musicale in Italia? Il nostro è un paese troppo sottovalutato, in primis da noi stessi. Il luogo comune secondo cui "se vai in Inghilterra vedi quanti gruppi trovi" è una colossale cazzata. Noi veniamo da una piccola realtà di provincia in cui ci sono più artisti che locali in cui suonare. Ogni volta che facciamo un live in giro per l'Italia scopriamo una nuova realtà, a volte interessante, a volte deludente. Sta di fatto che da un punto di vista artistico c'è davvero tanto, il problema semmai è perchè tutto questo non emerge. Come mai viene dato così poco spazio agli esordienti? Chi dovrebbe dare spazio agli esordienti? I mezzi di comunicazione classici - tv e radio - sono da sempre inadeguati per l'enormità dell'offerta artistica "emergente". Solo la rete ha la capacità di offrire uno spazio a tutti, e lo fa eccome. Il grosso del problema viene invece dalla parte delle esibizioni dal vivo. Suonare dal vivo è sempre più difficile: i piccoli esercenti cercano sempre più la coverband che riempie il locale, mentre i "grandi" live club - ce ne sono sempre meno - vogliono solo i "grandi" artisti. I piccoli possono fare da spalla, gratis. Attenzione però, non è (solo) colpa loro. Il pubblico italiano, mediamente, è poco disposto a spendere soldi per ascoltare un buon gruppo emergente, ed i gruppi emergenti, mediamente, si sono rotti le scatole di suonare gratis. Mai fatto provini in qualche Talent show? Perchè?Mai. Non mi viene neanche in mente un motivo, semplicemente mi fanno schifo. Rapporto con i fan? Ottimo. Abbiamo un nucleo di estimatori che ci segue da sempre, e il rapporto con loro, il loro giudizio, entusiasta o deluso che sia, sono di fondamentale importanza per noi. La cosa più bella, però, è quando alla fine di un live ti si avvicina qualche sconosciuto per parlarti, per farti i complimenti, o per chiederti un cd. In quel caso vuol dire che hai fatto quello che dovevi, e puoi tornare a casa sereno. Più soddisfazioni o più delusioni inseguendo la musica? Ci sono stati alti e bassi, ma se siamo ancora qui vuol dire che ne vale la pena. Credete nella discografia Italiana? Uh, bella domanda. Ci sono almeno 3 discografie in italia: le major, le major minori (alternative per alibi) e le piccole etichette. Crediamo nella terza categoria: è gente che si spacca per fare prodotti di qualità. Ci vuole un grande amore per l'arte per farlo nonostante le difficoltà. Sogni nel cassetto? Non saprei, un disco con Robert Wyatt? Morirei felice. Progetti Futuri ed aspettative? Ora vogliamo suonare questo album il più possibile. Vogliamo far conoscere la nostra musica in giro per l'Italia per creare il substrato giusto per il prossimo disco, su cui stiamo già lavorando da mesi e che sarà una bomba post-prog.Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Alessia Marani - Almax]

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