Progetto Almax

15112015

2013 Settembre - Musica - MARCELLO CAPOZZI

Ciao Marcello, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax  Magazine di cui siamo onorati.  Percorso artistico? Ho studiato per poco più di un anno chitarra classica, quand’ero ragazzino. Dopodiché ho continuato a frequentare assiduamente lo strumento da autodidatta per tutta l’adolescenza. Ma il cammino più specifico legato alla pubblicazione del mio primo disco ufficiale è partito nel 2008, quando avevo 24 anni. Durante questo tragitto, ho scritto per riviste letterarie, suonato in giro, collaborato con la piattaforma di crowdfunding MusicRaiser, partecipato a un brano strumentale inserito nel disco “VDB23/nulla è andato perso”, di Claudio Rocchi e Gianni Maroccolo. Ciò che però ha mosso l’interesse intorno al mio progetto è stato l’EP che mi sono autoprodotto nel 2012 e che porta lo stesso titolo del full lenght pubblicato in questi mesi con Seahorse Recordings / Audioglobe: “SCIOPERO”. Influenze musicali? Potenzialmente tutto ciò che ho ascoltato nella mia vita può intervenire in quello che faccio. Da fruitore, mi piace la musica strumentale, il cantautorato centrato sui bei test, ma gradisco anche roba che si faccia ascoltare con maggiore lievità. Quello che è certo, è che quando sono io a comporre e registrare, sono sempre alla ricerca di qualcosa che abbia in sé una precisa intensità espressiva e una forte personalità. Da questo punto di vista, posso dire che personaggi carismatici come Nick Cave o Giorgio Gaber mi intrigano parecchio, ma non li reputo riferimenti riconducibili al mio album. Come nascono le tue sonorità? Gli arrangiamenti di “SCIOPERO” sono abbastanza ricchi, stratificati. Uso molto le chitarre, sia nel loro ruolo più specifico sia elaborando delle parti (con loop ed effetti) meno appariscenti, che infilo un po’ sotto al tappeto. In questo modo, anche se alcune cose che registro non vengono chiaramente percepite dall’ascoltatore, risultano determinanti per caratterizzare gli ambienti sonori e le atmosfere delle canzoni. Per quanto riguarda la ritmica, talvolta ho preferito usare la drum machine, in altri la batteria è registrata in acustico: mentre in un paio di brani, sempre al fine di caratterizzarne meglio il suono, sono utilizzate entrambe simultaneamente (“Ettari di Eternit” e finale di “1984”). E' più importante un buon cd o tanta esibizione live? Per quanto mi riguarda, sono due cose imprescindibili e non configgenti: anzi, si spalleggiano a vicenda. Che valenza ha l'aspetto estetico sul palco? Ciò che va in scena su un palco è anche uno spettacolo visivo. È pertanto naturale che anche quest’aspetto vada opportunamente considerato: non nel senso di un banale calcolo sul look da tenere. Si tratta di ragionare semplicemente sul fatto che la buona riuscita di un concerto va al di là della mera resa sonora legata all’ascolto dei brani, ma passa anche attraverso un’espressività generale giocata su più livelli di senso ed elementi di fascinazione. Chi si occupa della tua sponsorizzazione? Lo staff di Lunatik: agenzia di ufficio stampa creata da Gian Paolo Giabini (attuale manager de Il Teatro degli Orrori e scopritore dei Verdena). Che opinione a riguardo del panorama artistico musicale in Italia? A me sembra che il “panorama” – almeno quello che sono abituato a osservare maggiormente - sia costituito da una scena frammentata in individualità e qualche factory o collettivo. Se mi chiedi un’opinione sui miei gusti, mi vengono subito in mente alcuni di quelli che mi piacciono: Bobo Rondelli, Basile, Teatro degli Orrori, i soliti Marlene e Afterhours, Black Eyed Dog,Benvegnù,Giuradei,EilDentroEilFuoriEilBox84. Insomma, com’è ovvio, esiste roba che non mi appassiona ma non ho difficoltà a trovare parecchi nomi (vecchi e nuovi) di progetti validissimi. Come mai viene dato così poco spazio agli esordienti?Perché questo non è un tempo in cui si scommette su nuovi talenti e si preferisce dirigersi prevedibilmente verso chi assicura già numeri e introiti. D’altra parte, è pur vero che diventa difficile avere la giusta misura delle cose se, con le moderne tecnologie, ci spingiamo tutti a registrare, postare il materiale in rete e reclamare spazio. In questo modo esisterà sempre una moltitudine di scontenti che contemplerà tanto esordienti meritevoli di maggiori opportunità quanto personaggi abbastanza improvvisati. Ormai è inevitabile che sia così. Mai fatto provini in qualche Talent show? Perché? Mai fatto provini in quelle situazioni. Faccio musica per ragioni espressive molto personali, un Talent show è costruito su obiettivi diversi: è finalizzato alla messa a punto di ingranaggi industriali e non mi risulterebbe congeniale. Rapporto con i fan? Il progetto musicale che porto avanti ha ottimi amici. Più soddisfazioni o più delusioni inseguendo la musica? La musica suonata è un’impresa complessa e mediamente disgraziata. Bisogna sapere bene cosa si sta inseguendo quando si affronta un percorso di questo genere, altrimenti rischi di non essere più in grado di mettere un filtro a ciò che ti amareggia, lasciandoti avvelenare. Comunque sia, per ora mi sento abbastanza soddisfatto di quello che sto riuscendo a fare. Credi nella discografia Italiana? Credere nella discografia è qualcosa che non mi compete, nel senso che non è un mio problema o comunque non è così dirimente:  si può esistere sia dentro che fuori la discografia ufficiale, in un regime di rigorosa autoproduzione. Forse in una situazione produttiva così trasformata può bastare che il giornalismo musicale si conservi attento e sensibile. Sogni nel cassetto? Nessuno, li porto sempre con me…Progetti Futuri ed aspettative? Naturalmente, auspico di suonare il più possibile e – perché no? – che “SCIOPERO” sia riconosciuto come un lavoro non banale, meritevole di qualche attenzione. Se ciò avvenisse, sarebbe più semplice trovare slancio per immaginare di condividere i live con una band e programmare un secondo album. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima. [Intervista di: Alessia Marani - Almax

SFOGLA IL MAGAZINE

Lascia un commento