Progetto Almax

15112015

2013 Novembre - Band - SHINE IN ASH

Ciao Shine in ash, vi ringraziamo per la vostra partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Qual è il vostro percorso artistico e quali sono le vostre influenze musicali? Paolo: “Gli Shine in Ash si sono formati nel 2007 dall’incontro tra me ed il bassista Enrico. Dopo l'ingresso di Eleonora alla voce, abbiamo cambiato diversi componenti fino al 2010, quando abbiamo conosciuto Giorgia (tastiere e synth). Dopo pochi mesi, grazie ad un annuncio, abbiamo trovato il batterista Giovanni che ha finalmente completato la line-up. Da quel giorno il gruppo ha iniziato ad essere veramente attivo! Abbiamo dedicato i primi mesi ad un intenso studio delle canzoni e ci siamo resi conto che la formazione era molto affiatata. Così, dopo poco tempo, è arrivato il momento del primo live che ha dato il via ai successivi fino alla produzione di una demo nel 2011... ed ora sta per uscire il nostro primo album! Le influenze degli elementi sono le più varie, per esempio Eleonora arriva da una cultura epic-power-symphonic (Stratovarius, Sonata Arctica, Blind Guardian, Manowar, etc) ma ora le sue linee vocali sono molto influenzate da Jonathan Davis, cantante dei Korn. Giorgia prima di entrare nel progetto Shine in Ash suonava in un gruppo tributo Children of Bodom, e i suoi ascolti sono prevalentemente orientati verso il death (C.O.B., Lamb of God, Devildriver) e il black sinfonico (Anorexia Nervosa, Dimmu Borgir, Emperor). Paolo proveniva dal metal anni ‘90 (Pantera, Metallica, Iron Maiden) prima che la stretta amicizia con il bassista lo portasse verso Dream theater, Liquid tension experiment, Spheric universe experience ma anche Disturbed e Trivium. Le influenze di Enrico spaziano dal prog sia internazionale che italiano (Pfm, ELP, Banco ma anche YES, King Crimson) allo djent più moderno (Veil of Maya, Born of Osiris, Intervals). Giovanni infine arriva dal jazz e dal funk (Tower of power, The breaker brothers, Incognito) ma ha sempre apprezzato anche batteristi metal del calibro di Portnoy e Chris Adler. Come si può notare abbiamo background molto eterogenei ma forse è proprio questa la nostra forza, l'unione di diversi generi ha creato quello che ora sono gli Shine in Ash. Come nascono le vostre sonorità? soprattutto in vista della vostra prossima uscita discografica... di cui vogliamo sapere un pò di più. Paolo: l’album in uscita il 26 ottobre 2013 è firmato JetGlow Recordings, si intitola “No Way Out” e rispecchia l’evoluzione del gruppo negli ultimi due anni. I nove brani che lo compongono comprendono anche i pezzi della precedente produzione che sono stati registrati nuovamente e non solo rimasterizzati. Nel complesso le sonorità che ci si può aspettare da questo album sono in buona parte le stesse che ci hanno contraddistinto nella demo ma possiamo anticipare che non mancano numerose novità. Volevamo che da quest’album emergesse la nuova amalgama che si è creata fra i componenti della formazione: si nota uno spazio più ampio per le tastiere e i synth di Giorgia e abbiamo curato maggiormente i take e la postproduzione. Tutti gli strumenti, ad eccezione della voce registrata presso JetGlow Recordings, infatti, sono stati acquisiti in casa senza i limiti di tempo tipici del lavoro in studio. A completare il quadro c’è il lavoro dello studio di Daniele Deadferro che in fase di mixaggio è riuscito a dare a tutto il progetto quell’impronta aggressiva e tuttavia melodica che cercavamo. Che altro dire di questo album, se non... ascoltatelo, e fateci sapere che ne pensate!E' più importante un buon cd o tanta esibizione live? Che valenza ha l'aspetto estetico sul palco? Eleonora: “Il live e il cd sono due facce della stessa medaglia: il live permette ad una band di esprimere la vitalità che un album puòtrasmettere solo in parte, ma senza una provaaudio di quello che il gruppo può e sa fare, manca un mezzo di comunicazione che, in alcuni casi, è fondamentale per poter suonare live. Le esibizioni sono il momento adrenalinico in cui ci si emoziona, si sperimenta il contatto col pubblico, ci si diverte e, a mio avviso, il divertimento è uno stimolo fondamentale per il proseguimento di un progetto come il nostro. I live inducono una band a compattarsi e l’esperienza permette ai componenti di godere appieno il momento dell’esibizione in cui possono esprimere i propri sentimenti con anima e corpo senza timore del pubblico. L’album è infine il coronamento del progetto, di tutto quell’impegno e voglia di fare che si vedono sul palco. Non a caso durante un live l'aspetto estetico, inteso come presenza scenica, è importante quanto la musica perchè dimostra che il gruppo ci crede, vive la propria musica e vuole trasmetterla al pubblico.” Chi si occupa dei testi e chi della musica in fase di composizione? come nasce un vostro pezzo? Paolo: “Mi prendo la libertà di rispondere io per questa parte di intervista. Solitamente gli input compositivi sono proposti da me: descrivo l'atmosfera generale che vorrei dare al pezzo, registro tutti gli strumenti e invio le idee agli altri per avere nuovi suggerimenti per continuare il brano. Quando arriviamo in sala prove solitamente i brani sono già composti per oltre il 70%. Il restante 30% è conferito dai dettagli che, a mio parere, sono la parte più importante del brano. La musica è cambiata negli anni e i giri armonici più semplici, tuttavia i più efficaci, sono stati ripetuti e rivisti in ogni modo: di conseguenza per rendere innovativo un brano è necessario studiare i dettagli e, per fare questo c’è bisogno di un lavoro di squadra che vede collaborare tutti i componenti del gruppo.” Eleonora: “In base alla musica che Paolo compone, cerco di adattare un testo che possa rappresentare lo stato d’animo indotto dall’atmosfera del brano. Se la musica mi mette angoscia, per esempio, il testo riguarderà un evento infelice o una passione negativa. Normalmente gli spunti che mi permettono di scrivere un testo derivano da situazioni comuni, che chiunque può incontrare nella sua vita: le passioni ed i sentimenti di cui tratto nei miei testi sono perciò universali, anche se possono focalizzarsi a volte su eventi particolari che ho vissuto in prima persona”. Che opinione avete riguardo al panorama artistico musicale in Italia? Enrico: “Credo che il mainstream italiano offra (spesso ottimi) prodotti preconfezionati per ascoltatori dalla cultura musicale davvero bassa. Mi spiego meglio: se ad un fan di Vasco Rossi chiedessi un'opinione su Solieri (chitarrista del rocker italiano) questi mi chiederà, nella gran parte dei casi, di chi io stia parlando. Pur conoscendo a memoria gran parte delle canzoni. Tuttavia cadere nella tentazione di pensare che sia "tutto qui" è un errore; nonostante il bel Paese ci regali a gettito costante delle gran infornate di amici, sanremini e quant'altro, l'underground pullula di iniziative. A quanto vedo nel padovano c'è un bel fermento, conosco e continuo a conoscere negli anni molti gruppi validi e disponibili; lo scambio date è all'ordine del giorno ed anche i locali, salvo rari e risaputi casi, si danno da fare per offrire delle buone serate a musicisti ed ascoltatori. Non che questo significhi avere vita facile, perchè anni da musicista mi hanno insegnato che questo mestiere è fatto più di telefonate, porte in faccia ed esercizio, prima che di palco. Come mai secondo voi viene dato così poco spazio agli esordienti? La situazione italiana è molto peculiare da questo punto di vista. Le possibilità che vengono date agli esordienti sono rappresentate in gran parte dai concorsi, che però raramente possono davvero offrire qualcosa all’artista. La maggior parte di questi mescolano generi totalmente diversi, prevedendo sistemi di voto che non premiano la qualità ma solo la quantità. Questo ambiente che dovrebbe favorire lo scambio fra gruppi ma che tende ad ottenere l’effetto opposto, togliendo qualità alla scena musicale, è direttamente figlio della logica da pub “non mi interessa quello che fai, ma quanta gente mi porti”. Questa logica nasce da una parte dalla necessità dei gestori dei locali ad avere profitti dalle serate live e dall’altra dalla scarsa voglia di novità che serpeggia nel nostro paese. Una band emergente che viene seguita da poche decine di persone (quando è fortunata), i loro amici, trova molta difficoltà a suonare live perchè per un gestore non è conveniente. Il problema, tuttavia, non è il proprietaio del locale ma sono le persone del pubblico che non hanno voglia di sforzarsi di scoprire nuove band e nuova musica perchè è più facile ascoltare qualcosa di “già sentito”. E’ una questione di fatica intellettuale molto comune in Italia. Fortunatamente sono sorti molti gruppi di discussione fra musicisti che aiutano a scegliere le iniziative ed i locali migliori, grazie ai nuovi social network per una band esordiente è più facile rispetto al passato non fare un salto nel buio. Come sempre le iniziative migliori partono dall’underground, l’unico consiglio possibile in questi casi è occhi aperti e non abbiate paura di chiedere!” Più soddisfazioni o più delusioni inseguendo la musica? Il vostro rapporto con i fan? Nel momento in cui suoni con persone che condividono la tua stessa passione, l’obiettivo comune ti rende partecipe di un progetto che ti dà voglia di vivere e di combattere per esso. Quando suoniamo insieme rendiamo viva la nostra passione e ci divertiamo: negli anni questo ha permesso l’instaurarsi di un affiatamento che traspare durante le esibizioni live. Fa sempre piacere sentirsi dire: “Si vede che vi divertite sul palco!” e questo ci ripaga di tutte le ore di sala prove e di studio minuzioso delle canzoni, infatti solo nel momento in cui i brani diventano parte di te puoi permetterti di non pensarci e fare show. Sappiamo di non suonare brani immediati per l’ascoltatore ma cerchiamo sempre di coinvolgere il pubblico e quando questo risponde perché ha recepito la nostra gioia, siamo sicuri di aver colpito nel segno. Siamo consapevoli che il nostro percorso è appena cominciato, perciò non ci preoccupiamo delle difficoltà che stiamo incontrando per suonare live e pubblicare l’album. Certo, dispiace quando un locale non risponde alla tua richiesta di suonare o elimina la tua data appena scopre che sei una band con brani inediti, ma crediamo siano i problemi che incontrano tutti. Fa sempre bene un po’ di gavetta, permette di godere appieno delle piccole grandi soddisfazioni che la musica può regalare. Credete nell'industria discografica Italiana? Il mercato metal in Italia è estremamente meno fiorente paragonato anche solo a quello del resto d’Europa. Il nostro paese offre sicuramente delle buone opportunità a livello di etichette indipendenti, ma almeno per quanto riguarda la nostra musica non vale la pena chiudersi nei confini nazionali. Sogni nel cassetto? Il nostro sogno nel cassetto è uguale a quello di tanti altri musicisti come noi: suonare su di un palco gigantesco davanti ad una folla che conosce, canta e applaude le tue canzoni. Progetti futuri ed aspettative? I progetti futuri sono molti e già abbastanza delineati, abbiamo intenzione di rientrare in studio entro l'anno prossimo per registrare il secondo album al quale stiamo già lavorando da qualche mese: si tratterà di un concept ma non possiamo anticipare altro. Oltre a questo, abbiamo in cantiere almeno altri tre album, composti da canzoni già abbozzate e che richiedono ancora un altro po’ di lavoro di lima in sala prove. Per i prossimi cinque anni quindi sentirete ancora parlare di noi! Per come gira il mondo della musica non possiamo certamente avere troppe aspettative e non vogliamo farci troppe illusioni ma abbiamo molti sogni. E ci hanno insegnato che se non provi a coltivarli rimangono chiusi nel cassetto. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Piero e Lisa - Alchem]

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