Progetto Almax

15112015

2013 Dicembre -"BIG" Musica Folk - RITA BOTTO

Ciao Rita, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Dalla tua produzione si intuisce il tuo attaccamento alla terra in cui sei nata, la Sicilia, parlacene dal punto di vista che può avere un artista: quali le potenzialità e quali i problemi che questa terra impone agli artisti che vi nascono. Ho scoperto di avere delle cose da dire artisticamente mentre vivevo a Bologna,ed è probabile che il distacco, così come è stato per molti prima di me,abbia acutizzato i sentimenti ed il forte attaccamento per le mie origini,da qui è venuto fuori quello che adesso sono. Dunque non ho avuto modo di riscontrare problematiche a tal proposito inerenti alla mia terra,essendo cresciuta e confrontata in un’altra realtà ,quella bolognese , avendo un produttore che vive a Como. Ma da Catanese, ritornata a vivere nella mia terra,posso dirti che i siciliani hanno alle spalle una fortissima cultura che li contraddistingue in ogni e dove,nel bene e nel male. Essendo stata la Trinacria crocevia di razze lingue e culture ,si può dire che il carattere che ne viene fuori è ricco di tante sfaccettature e molte contraddizioni che rendono dinamico e creativo il nostro modo di essere. In “Ninnaò” reinterpreti con arrangiamenti scarni nenie tradizionali, da dove viene questa idea? Perchè? Le ninnananne, repertorio tutto al femminile,è il modo che hanno e madri di condurre al sonno  i propri pargoli e lo fanno con l‘uso esclusivo della loro voce e semmai qualche tocco della mano che sbatte sul corpicino. Così era un tempo e credo che in questo almeno nulla sia  cambiato. Così nel rispetto di questa idea si è cercato sin dall’inizio con Giovanni Arena, contrabbassista che ha curato gli arrangiamenti,per quanto fosse possibile di lasciare alla voce il ruolo primario,senza appesantire il canto, creando arrangiamenti scarni. Ho avuto il piacere d’ospitare dentro questo lavoro  2 bellissime voci,quella di Simona di Gregorio e Clara Salvo,ed infine l’onore di avere Riccardo Tesi al suo sapiente organetto. Non solo ninnananne, ma alla fine anche una favola  sulla leggenda di Colapesce. Ci tengo a dire che il libretto del cd e provvisto di testi e traduzioni e che è un prodotto godibile soprattutto da un pubblico adulto. In “Terra ca nun senti” invece il tuo personale tocco si sposa col repertorio popolare e la musica bandistica; anche qui ti chiediamo quali sono le idee di base che ti hanno portato a ipotizzare un progetto così particolare? Diciamo che la cosa non nasce dal nulla ,già nel 2004 grazie a Roy Paci ho avuto l’ occasione di cantare con la Banda Ionica, bellissima esperienza tra l’altro, ed avuto modo di conoscere Sebastiano bell’Arte, attuale direttore della Banda di Avola con cui è partito  questo lavoro. Con Sebastiano siamo sempre rimasti in contatto e ripromessi di fare qualcosa insieme. Così a distanza di otto anni ,in occasione di un festival ci siamo ritrovati e deciso di proporre qualcosa che fosse diverso da quello che si era fatto  prima con  Roy, per cui nasce spontanea la scelta di un repertorio tutto al siciliano volto al tradizionale, con arrangiamenti puramente bandistici che  non cercano contaminazioni di alcun genere. Ecco, tutto al siciliano ma senza essere scontati,perchè nella nostra cultura la Banda suona per i fatti suoi , non usa accompagnare il canto. Ecco credo che questi due elementi si siano potenziati vicendevolmente con un risultato entusiasmante, riscontrabile soprattutto nei concerti dal vivo. Nonostante il tuo legame con la tua terra è a Bologna che esordisci, il nord dà più possibilità ad un artista che il sud? Perché? Eppure non trovi che il sud ha dato i natali a grandissimi talenti? Esordisco a Bologna solo perché lì, mi sono scoperta cantante, e tutto ha avuto inizio artisticamente! Credo che se fossi rimasta a Catania forse non avrei mai azzardato un gesto simile, il fatto di trovarmi straniera dove nessuno poteva giudicarmi mi ha reso sfacciata. Il nord senz’altro aiuta, c’è più possibilità di scambio con altri artisti e d’incontro con gente interessata al settore. In ogni caso ricordo che la Sicilia è geograficamente staccata da tutto, è un meraviglioso grande scoglio dove tutto si concentra e comprime, una terra vulcanica ,dove la spinta ad uscire è fortissima. C’è un  detto in siciliano che dice: ”cu nesci, arrinesci”, che tradotto vuol dire chi esce, riesce. E‘ vero la Sicilia è madre di tanti talenti,non v’è dubbio… che  però non sa valorizzare , così come tante ricchezze che sono lasciate in abbandono. Mancano imprenditori , ed il nord invece in questo senso c’insegna.  Nel 2007 incontri un altro grande nome della trinacria: Carmen Consoli; parlaci del vostro sodalizio. Carmen è una donna con grandi attributi,direi con le palle, nel senso che non si lascia trascinare ma trascina, conduce! E’ stato un onore oltre che un piacere aver avuto a che fare con lei, oltretutto con grande naturalezza ha saputo mettere da parte il suo mondo pop per sposare , anche se per un breve periodo,la canzone popolare siciliana di cui mi sembra sinceramente innamorata. Posso solo dire che nel lavorare insieme ha sempre mostrato grande professionalità ,dedizione massima,attenzione ai particolari. Ha capacità di metterti subito a tuo agio,sfoderando nel discutere il suo intercalare siculo. La tua voce è stata trasmessa nell'etere da Radio Rai 3 e in seguito sei stata ospite del programma televisivo RAI “Scalo 76”; secondo te perché sei stata notata? Cosa ne hai ricavato di buono? Credo di aver fatto qualcosa di buono nel mio lavoro che abbia stuzzicato l’interesse .Poi, se sei coadiuvato da un buon ufficio stampa che lavora per te  è più facile riuscire a far parte di programmi radio e televisivi. E’ stato per esempio, in seguito alla trasmissione scalo 76, che alcuni miei brani sono stati adoperati per una soap – opera, romanzo popolare “Agrodolce”. E’ chiaro che più la tua musica circola, più si muovono le cose di conseguenza,come i concerti e via dicendo… è il meccanismo perverso della pubblicità! La tua musica è presente anche in diversi film e spettacoli teatrali la cui tematica è sempre legata a doppio filo con la Sicilia, citandone alcuni “Andata e Ritorno” e “Le donne di Verga”. Ti hanno arricchito queste esperienze? I film a cui ho preso parte sono  tutti documentari,dove tra l’altro ho sempre rifiutato l’intervista per troppa timidezza , ma ho lasciato che riprendessero parte della mia esibizione in concerto. Nel rivedere le brevi scene non rimane la sensazione di sentirti arricchito! Mentre negli spettacoli teatrali quando lavori con degli attori bravi si crea l’interazione, come un filo una continuità che è magica. Perchè il folk? Per riscoprire il repertorio popolare della propria terra e preservarlo? A parte il  personale piacere di cantare nel mio dialetto, che trovo splendido per qualità sonore ed espressive,amo la canzone popolare ,perchè ogni singolo brano è un piccolo reperto storico,veicolo di sentimenti in poesia,parla di noi, di come eravamo! Fonte di un sapere, saggezza antica che altrimenti vedremmo perdersi,cosa che dovremmo tutti tutelare. Ipotiziamo che non ti conosca affatto, convincimi ad ascoltare un tuo album.  Il potere della voce è immenso, è qualcosa che và al di là della lingua,riesce a farti compagnia edispirarti durante il tuo tempo, posso solo sperare che tu abbia bisogno di questo!Se questo non ti basta posso invitarti al cinema in cambio d’un solo ascolto di un mio brano! Ah ah ah!!! Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Brian Nowak

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