Progetto Almax

15112015

2013 Dicembre - Band - ZOO DI BERLINO

Ciao Zoo di Berlino (risponde Andrea Pettinelli “Shelving”), vi ringraziamo per la vostra partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati.  Percorso artistico? Cominciai da bambino, intorno ai 6 anni, grazie all’intuizione, poi maledetta, dei miei genitori nel regalarmi un organo Bontempi preso direttamente in fabbrica, visto che stava nelle vicinanze del paese dove vivevamo, una piccola frazione del Comune di Fabriano (Ancona). La passione per le sigle dei cartoni animati, che all’epoca erano suonate dai gruppi e da musicisti di altissimo livello, mi hanno accompagnato per tutte le scuole elementari: con gli arrangiamenti di quella workstation cercavo di emulare ogni parte dei brani che mi rapivano. Poi con le scuole medie iniziai a studiare musica per poi approdare a studi classici. Ma intanto dai fratelli più grandi dei miei amici ebbi modo di ascoltare Black Sabbath, Rush, No Means No, Genesis, Pink Floyd con Syd Barrett, che mi aprivano mondi prima a me sconosciuti. Alla fine del liceo, in attesa di entrare all’Università vinsi una biennale per giovani tastieristi ideata da Vittorio Nocenzi del BANCO del MUTUO SOCCORSO. Di quell’esperienza rimane un percorso bellissimo che andò oltre la biennale e che presto si trasformò in una collaborazione professionale che durò 6 anni, pieni, intensi ed economicamente vantaggiosi: fu il mio primo vero ingaggio e che mi ha permesso di realizzare il nostro primo studio di registrazione.Direi che è stata una sorta di tesi di laurea, dove ho potuto scambiare esperienze con Gazzè, Silvestri, Morgan, Battiato, Finardi, Cerami ed ovviamente tutti i musicisti del BANCO. Nocenzi pertanto spinse me ed il gruppo che avevo già fondato con mio fratello Diego (che intanto si era costruito una chitarra artigianale) a fare il salto nel professionismo, curando tutti gli aspetti della produzione del primo disco solista di Nocenzi, dall’artistico alla comunicazione. Una grande scuola che mi ha contaminato fino al portarmi ad essere un musicista e produttore. Da quell’esperienza ho cominciato a collaborare con Patrizio Fariselli degli AREA, producendo per lui il disco di piano solo “area, variazioni per pianoforte”, per poi ideare per gli AREA il loro ultimo lavoro discografico, AREA LIVE 2012. Ho fatto il promoter per tanti artisti della scena indie italiana, ho prodotto concerti e festival dove hanno partecipato Tre Allegri Ragazzi Morti, Diaframma, Marco Notari, Caparezza, 24Grana, Ulan Bator, Moltheni, Statuto, ecc. Poi per pagarmi da vivere ho fatto anche il session man, il fonico in studio e dal vivo con il Cirque Du Soleil, Indaco, Tetes De Bois, Giorgio Canali, Frankie Hi Ngr, Marlene Kuntz, Ivana Gatti e Gianni Maroccolo, dove con quest’ultimi ho ricoperto il doppio ruolo di fonico e tastierista. Anche questa un’esperienza incredibile che ha cementato un amicizia e collaborazione duratura conGianni Maroccolo. Tutte queste esperienze poi sono confluite alle radici di due progetti cheritengo più importanti: Lo ZOO di Berlino, il mio gruppo ed il Consorzio ZdB, la società di produzioni e studio di registrazione e mastering.Influenze musicali?Credo molte ed anche diverse tra loro.Mi appassionano molte esperienze… credo sia più opportuno citare, per sommi capi, cosa mi piace, qualisono i miei ascolti maggiori(fermo restando che ascolto tutto, compreso ciò che si muovenell’underground e gli emergenti): Frank Zappa, Robert Waytt, Talking Heads, David Byrn, Brian Eno, Peter Gabriel, Robert Fripp, King Crimson, Adrian Belew, Bjork, Hector Zazou, Can, Gentle Giant, Heldon, Oneida, Einsturzende Neubauten, Edgar Varese, Bela Bartok, John Cage, Keith Jarret, Bill Evans, Fred Frith, per prendere dei riferimenti. Per quanto riguarda l’Italia tutto il suo cantautorato italiano, con particolare attenzione ad Ivano Fossati, Graziani e il Battisti da “anima latina” in poi. Poi il fenomeno del rock progressivo, anche quello delle nuove formazioni degli anni ’90, come Finisterre, Mascheda di Cera. Anche le esperienze dei Bollani, Rava, Danilo Rea mi piacciono molto. Senza dimenticare tutto il fenomeno indie italiano a cui sono molto legato, cioè CSI, Marlene Kuntz, Afterhours, Ust Ma Mò, Marta Sui Tubi, ecc. Tornado agli internazionali e pensando ad oggi mi vengono in mente El Bow, Radiohead, Sigur Ros, ma anche il pop degli XX,Foals, Metronomy, Coldplay. Non posso non citare il Grunge dei Mudhoney, Nirvana e Pearl Jam, senza disdegnare i Melvins e Alice in Chain. Poi ci sono i Tom Waits, Mark Lanegan, Afgan Wings, Nick Cave & Bad Seeds, Blixa Bargeld. Adoro molto anche del jazz core, Nacked City, Lounge Lizard, John Zorn, per poi arrivare agli odierni ed italianissimi ZU, che purtroppo hanno fermato il loro percorso, anche se Luca Mai sforna sempre dei side projectmolto interessanti.Insomma sono molte le realtà che mi appassionano.Come nascono le sonorità? Non c’è un procedimento standard, o una ricetta. Dipende molto dal lavoro che si deve fare, cioè se si tratta di una session di consuetudine che facciamo praticamente ogni giorno che ci vediamo in studio, oppure un brano da produrre, o ancora, se si tratta di sviluppare idee, appunti o provini, che siano nostri o per altri autori. Generalmente è tutto contestualizzato al brano che si andrà a comporre: intuendo o sperimentando quale atmosfera e/o quale messaggio far arrivare, si prefigura in testa un certo timbro, che in prima battuta vado a costruire con la circuiteria di cui dispongono i synth, sia virtuali che analogici, oppure con le tecniche di ripresa o microfonazione, se si tratta di strumenti acustici o amplificati. Una volta che ho individuato le fonti sonore adatte comincio a raffinarle con più razionalità e scienza, tipiche del sound design. In questo caso i miei studi di Ingegneria mi sono molto di aiuto e stimolo per la sperimentazione, soprattutto con C-Sound o Max6. A questo punto, prima di dedicarmi al missaggio, entrain gioco mio fratello che è un esperto programmatore,conoscitore della configurazione hardware ed editing del suono e della parti. Da questo momento in poi la maggior parte delle volte si tratta di un lavoro di squadra, quasi a catena, anche con il nostro batterista, Volpe, e i tecnici del nostro studio. La finalizzazione, mastering, invece è tutta nella mani di Diego. E' più importante un buon cd o tanta esibizione live? Per chi naviga nelle acque delle produzioni indipendenti, sono importanti entrambi, anche se il live è il più importante, perché è il migliore e forse l’unico modo, attualmente, per fare davvero comunicazione. Il supporto è un biglietto da visita, uno dei tanti tasselli che un progetto artistico deve avere nel suo piano di lavoro. Il CD fissa su supporto la registrazione del progetto. Poi bisogna andare in strada. Che valenza ha l'aspetto estetico sul palco? Importante… direi anche necessario a volte, ma non sufficiente. Non può sostituire la sostanza del progetto artistico. E’ un veicolo, come altri. Chi si occupa della sponsorizzazione? La cooperativa di produzione e lavoro ZdB, che noi de Lo ZOO di Berlino abbiamo ideato insieme ad altri professionisti, che si occupano di produzioni, management, booking. Al suo interno c’è una sezione riguardante l’ufficio stampa e comunicazione, ideato e curato da Paola Romano, free lancer per l’Espresso, la Repubblica, Internazionale. E’ una reporter che cura le pagine dagli esteri. Ad esempio ha vissuto per anni a Belfast per seguire il processo di pace in Irlanda del nord. Appassionatissima di musica ha anche realizzato documentari sui Beatles e sugli speaker radiofonici. Il suo lavoro poi è coadiuvato dai compagni del collettivo ZdB, in particolar da Marta Magister che si occupa dell’art direction di tutto quello che è graphic design e soluzioni di marketing. Che opinione a riguardo del panorama artistico musicale in Italia? Moltopositivo. La nostra capacità produttiva, sia artistica che negli eventi, nei progetti culturali, nelle manifestazioni di vario tipo, oppure nelle tante piccole e piccolissime realtà di booking, management e label, è davvero enorme, direi unica nel panorama europeo. Nulla da invidiare ai colleghi stranieri. La questione risiede nella mancanza di cultura e strutture da parte delle classi dirigenti (quindi anche discografiche) che non permettono uno sviluppo adeguato. Mancanze che poi si proiettano a catena anche fra gli addetti ai lavori del panorama musicale, creando un immaginario di falsi miti, spontaneismi. In mezzo a tutto questo c’è la mancanza di una visione d’impresa industriale, che invece i nostri colleghi anglosassoni hanno ben definita. Come mai viene dato così poco spazio agli esordienti? Non penso che non venga dato spazio agli esordienti e che ci siano quindi dei geni incompresi, o per lo meno che non sia un fenomeno così diffuso, da far nascere una questione. Certo se si pensa che l’unico spazio sia la televisione e la radio nazionale, lo spazio è poco. Intanto perché ci sono linee politico-editoriali ben precise e perché gli esordienti non hanno capacità e possibilità di investimento per acquistare gli spazi promozionali o autofinanziarsi la partecipazione dentro certe vetrine. Per ovvi motivi probabilistici degli incompresi fisiologicamente ci saranno pure, ma lo spazio c’è per tutti e per tutti i livelli di esperienza. Spesso si confonde il non poter accedere a certe realtà, anche semplicemente un festival, solo a causa di teorie complottistiche o di tipiche tradizioni italiche perché vige la raccomandazione. Invece spesso non si può accedervi perché mancano competenze da parte di chi si propone, non solo e non tanto artistiche, ma anche manageriali, organizzative, di investimento, di capacità relazionali, mancanza di un piano strategico, di una visione globale del proprio progetto. Dalla mia esperienza, di esordiente, noto che troppo spesso si pensa chetutto sia dovuto. Mai fatto provini in qualche Talent show? No. Perchè? Non ne ho mai sentito il bisogno e la necessità. Il mio non è un lavoro da front man e/o da interprete. Ho sempre avuto la visione collettiva, il muoversi in gruppo, che sia esso un laboratorio, un ensemble, una band, che acquisisce la sua esperienza lungo meccanismi diversi da quello della grande opportunità che ti da la visibilità del mezzo televisivo. E bada bene: finito il prodotto televisivo nella maggior parte dei casi finisce anche il prodotto musicale. A me piace la strada, lo studio polveroso, la sala prove dall’odore forte, il casolare in campagna ed anche i basement delle grandi città che di tanto in tanto vibrano non per i dB prodotti al suo interno, ma perché ad esempio che c’è la vicina tangenziale piena di camion sfreccianti che generano acustiche roboanti. In tutto questo non c’è dello snob, dico solo che sono e siamo altro rispetto alla politica del talent. Rapporto con i fan? Il mio ed il nostro percorso non è tale da avere delle sindromi di notorietà che possono far girare la testa o preoccupare perchè la propria vita personale è compromessa. Direi a volte di imbarazzo, per la grande bontà, interesse e stima che ci arriva. Pertanto è un rapporto sano, di cordialità reciproca, di scoperta, di confronto, dove spesso nascono amicizie e collaborazioni. Tutto molto bello e di grande crescita personale. Più soddisfazioni o più delusioni inseguendo la musica? Direi in egual misura, come quantità. Ma come peso specifico senz’altro più soddisfazioni. Credi nella discografia Italiana? E’ un momento duro per tutti ed ho capito che la discografia funziona quando ogni parte di essa, dal compositore al capo ufficio stampa, ha tutte le ompetenze e la forza necessarie. Dire che la discografia non funziona perché non c’è spazio per tutti, credo sia una visione egocentrica e miope, ovviamente, perché guarda solo se stesso.  Credo nella discografia come credo nella capacità dell’uomo di migliorarsi, se lo desidera. Sogni nel cassetto? Continuare a rinnovare dedizione e tenacia per preservare il sogno che mi ha ed ha sempre accompagnato i miei compagni: trasformare la passione in mestiere e vivere con quello che ci piace fare. Progetti futuri ed aspettative? Il nuovo album de Lo ZOO di Berlino, direi il primo grande album, perché finora sono stati pubblicati ep, compilation, singoli.  Si tratterà di un lavoro complesso e ricco di collaborazioni, anche internazionali. In questo lavoro ci sarà tutta la mia storia personale e del gruppo musicale, insieme al collettivo di produzione che è legato indissolubilmente alle nostre vite e storie. Poi ci sarà la produzione del nuovo disco di Andrea Chimenti, realizzato anch’esso in una logica collettiva che vede la partecipazione di più generazioni di musicisti ed artisti contemporanei internazionali: un vero e proprio progetto culturale che un “semplice” album. Stiamo poi lavorando ad un grande evento dal vivo per un tributo in occasione al 20° anniversario dalla scomparsa di Frank Zappa. Poi c’è anche un progetto per il quarantennale degli AREA e l’inizio dei lavori del Collettivo Le Ossa, il supergruppo ideato insieme a Nevruz… insomma, se ne vedranno e sentiranno delle belle! Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima. Grazie per la tua gentile richiesta. Andrea Pettinelli (Shelving) per Lo ZOO di Berlino. [Intervista di: Alessia Marani – Almax

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