Progetto Almax

15112015

2013 Dicembre - "BIG" Band - PERTURBAZIONE

Ciao Perturbazione, vi ringraziamo per la vostra partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati.  Percorso artistico? Troppo complicato. Per farla semplice, siamo 6 amici cresciuti insieme a scuola, la musica era la via di fuga: venne prima il nome del gruppo del saper suonare uno strumento. Il resto è pratica, un sacco di furgone, un sacco di sala prove, dei fratelli maggiori e dei buoni dischi, libri e film con cui crescere. Influenze musicali? Come nascono le vostre sonorità? Le influenze principali dei Perturbazione sono sicuramente la New Wave negli anni '80, siamo cresciuti con Cure e U2; il grunge, avevamo vent'anni quando scoppiò il fenomeno; tutto l'indie rock sulle due sponde dell'oceano, REM e Smiths prima di tutto. Il post punk, Fugazi e via dicendo. E la musica italiana, sia quella radiofonica di scuola sanremese che quella cantautorale. Quindi quel che cerchiamo di fare è cantare in italiano rifacendoci nei suoni al mondo anglosassone. E' più importante un buon cd o tanta esibizione live? La cosa importante è capire che sono due mondi diversi che si nutrono vicendevolmente. Nessun live può riprodurre un disco e viceversa. Ma nella musica pop il limite si trasforma in pregio. Che valenza ha l'aspetto estetico sul palco? Valenza alta. Nel pop, musica, attitudine, portamento, gesti, vestiti, tutto contribuisce a raccontare chi sei e quale performance vuoi offrire al pubblico. E ciò vale per molte altre discipline artistiche, direi. Ma i concerti che funzionano sono quelli dove sul palco c'è qualcuno che oltre a saper strimpellare e cantare decentemente, sa dirti tre parole tra un brano e l'altro che sintetizzino chi è e perché sei lì a sentirlo, sa catturare la tua attenzione e affascinarti, ecc. Tutto ciò non riguarda solo la musica: vergognarsi, nascondersi dietro falsa modestia o fare gli snob “artistoidi” non aiuta né il pubblico, né l'artista. Chi si occupa della vostra sponsorizzazione? Nessuno. Lo dovrebbero fare i manager. A volte è successo ma è un'eccezione Mentre invece dovrebbe essere la regola. Pensare di campare di sola musica, oggi, è una follia. Se non incroci più linguaggi, conscio che quello musicale ora è alle corde, non vai da nessuna parte. Tutti vogliono la musica, ma nessuno vuole pagarla. Quindi siamo noi ad aver bisogno degli altri, non viceversa. Sorrido ripensando ai tempi andati, agli anni '90, in cui ci si scandalizzava se il tal gruppo aveva concesso una canzone a uno sponsor... Quante velleità! Ma siamo sicuri sia cambiato in peggio? O forse ci fa solo comodo pensarlo per sentirci al sicuro? Che opinione a riguardo del panorama artistico musicale in Italia? Come mai viene dato così poco spazio agli esordienti? Molto talento, troppe velleità, qualche provincialismo di troppo, troppa autocommiserazione. Lo spazio per gli esordienti è lo stesso in tutte le discipline per un motivo filosofico prima che pratico: se si vendono solo i contenitori (smartphone, tablet, ecc) è consequenziale, nel nostro modo di vedere le cose, che si investa solo nel passato, nel già pagato, nel catalogo. Gli investimenti si concentrano sui contenitori, quindi i soldi per i contenuti sono pochi: viva il catalogo dell'usato sicuro, dunque. Nel quale sappiamo di esserci anche noi, in minima misura. Non invidiamo chi comincia oggi; allo stesso tempo, ci rendiamo conto che chi ha vent'anni oggi probabilmente è in grado di interpretare il mondo e muoversi al suo interno meglio di come sappiamo fare noi dinosauri. Mai fatto provini in qualche Talent show?  Perché? No. Siamo troppo vecchi.Rapporto con i fan? Fan splendidi, eterogenei, uomini e donne, giovani e giovanissimi e famiglie con bimbi, metallari borchiati che cantano a squarciagola Agosto, tutti molto affettuosi con la band. Progetti futuri? Troppe risposte in una sola domanda... Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Elisa Clementi]

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