Progetto Almax

15112015

2013 "BIG" Cantautrice - DEBORA PETRINA

Ciao Debora, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Leggendo la tua biografia è più volte ripetuto il nome di David Byrne, che rapporto c'è tra te e il leader dei Talking Heads? Ci siamo incontrati due volte, una volta ha offerto il pranzo lui e una volta io J, e poi ci siamo scritti molto, via e-mail, dal 2011 ad oggi. E' nato tutto per caso. Il mio disco 'In Doma' era capitato in mano sua durante la tournè italiana del 2010, ma senza che io l'avessi saputo. Un mese dopo la mamma di una mia piccola allieva mi dice che due miei brani sono sulla sua playlist. Allora ho scritto semplicemente al contattato che ho trovato sul web per ringraziare. A differenza degli italiani, gli americani rispondono, e difatti ho avuto subito la risposta della sua manager, e da lì a poco sono entrata direttamente in contatto con lui, che oltre ad avermi inserito altre due volte nelle sue playlist, mi ha messo in contatto con un musicista di Seattle, Jherek Bischoff, che ha arrangiato per un'intera orchestra due miei brani.  David Byrne ha preso molto a cuore questa produzione e ha mandato i due brani addirittura alla Nonesuch Records. Uno di questi è la traccia conclusiva di 'Petrina', Sky-Stripes in August. Influenze? Che genere fai, se è possibile individuarne uno preciso? E' la classica domanda di fronte alla quale sto zitta per cinque secondi e poi balbetto qualcosa di sconclusionato. Di solito preferisco far rispondere qualcuno che conosce la mia musica, se è lì con me in quel momento... Di sicuro è una forma di cantautorato, perché alla fin fine sono canzoni. Ma non di quello che si intende con questo termine, nello stile chitarra e voce. Mi piace molto lavorare alla struttura dei brani, proprio dal punto di vista musicale, con tutto quello che riguarda scelte armoniche, ritmiche, sonorità distinte da brano a brano, parti strumentali; un po' come se fossi un compositore. Sei una musicista molto eclettica; come è nata questa tendenza? E come è nato il tuo avvicinamento alla musica? I miei primi ascolti sono stati assolutamente rock: Led Zeppelin, King Crimson, Who. Poi ho cominciato a studiare il piano, a 9 anni. Ho seguito tutto il percorso del Conservatorio, e anche dopo il diploma ho continuato ad approfondire gli studi, anche all'estero. Ma man mano che proseguivo, mi interessava sempre più misurarmi con qualcosa che non fosse suonato da milioni e milioni di persone nel mondo! Certo, mi dava una grandissima soddisfazione suonare Chopin o Beethoven, ma avevo bisogno non di confrontarmi con l'ennesima interpretazione dello stesso pezzo, ma di costruire io stessa qualcosa di nuovo. E così ho cominciato dapprima ad inseguire compositori strani e poco noti, soprattutto dell'Est Europa, e poi man mano a scrivere io stessa musica. La voce, così come la necessità di usare il corpo nella danza, è uscita dopo un evento traumatico, la morte di mio padre. E da lì è iniziato il percorso che mi ha portato qua. Come sei riuscita a miscelare nello stesso album musica orchestrale con musica più moderna? Sicuramente il merito va a Jherek Bischoff, il musicista che ha orchestrato una traccia dell'album. Jherek non aveva a disposizione un teatro per far riunire un'orchestra intera, e nemmeno il denaro per pagarla. Così ha registrato tutte l tracce, separatamente, a casa di ogni singolo musicista. Una specie di utopia realizzata con il senso pratico e informale che gli americani hanno innato. E' stata una grande ispirazione per me, che ho cominciato a scrivere partiture per fiati ed archi, per poi registrarle in posti impensati, come una fabbrica di cornici o la cucina di un appartamento... Lo stesso Jherek poi ha composto un intero album in questo modo, 'Composed' (Leaf Label), anche se il suo background è di musicista rock. Per lui come per tanti altri musicisti stranieri non c'è soluzione di continuità fra il comporre un quartetto d'archi e il suonare un groove cattivissimo con una chitarra iper distorta, anche durante lo stesso spettacolo.Ci sono stati anni in cui ho collaborato con l'Orchestra di Padova e del Veneto, e mi sono davvero divertita ed emozionata a suonare Mahler e Stravinski o Mozart, così come essere stata cantante e attrice per una favola musicale con l'Orchestra del Teatro Olimpico. Il fatto che poi suoni una canzone con la chitarra distorta non è una contraddizione! Anche il tuo look e i tuoi video riflettono la tua originalità, vuoi parlarcene? Quello che appare in un videoclip non necessariamente riflette quello che è nella realtà... Nel video “Denti” i miei capelli diventano viola, io indosso colori sgargianti dalla testa ai piedi, e me ne vado in giro a versare cappuccini sulla schiena di camerieri poco gentili... Nella realtà vesto in modo assolutamente normale e metto il cappello solo se d'estate c'è molto sole! Non credo che l'originalità di una persona trapeli dal modo in cui veste. Anzi, molto spesso tanto più è ricercato il look tanto meno è interessante la persona, e viceversa. Purtroppo il mondo musicale è fatto per lo più di apparenze, e quello che 'passa' non è tanto un contenuto musicale, ma un personaggio. E questa tendenza è ancor più accentuata dai social network, che alimentano il divismo a scapito dei veri contenuti. Hai suonato a Cuba, che differenze hai riscontrato nel suonare e vivere in un Paese non europeo o americano? Quella di Cuba è stata un'esperienza diversa sia da quelle europee che da quelle americane. Cuba è una specie grande villaggio in cui tu, straniero, sei adulato e coccolato, ma anche addocchiato per la merce che porti. La padrona della casa di cui affittavo una camera, apparentemente una semplice casalinga, è riuscita a farmi fare un concerto in una bellissima sala all'Avana e un'intervista dalla storica Radio Progreso! Poi però mi ha costretto da un giorno all'altro a cambiare casa perché arrivava un'ospite più danaroso! Invece negli Stati Uniti è stato totalmente diverso: lì la sensazione dominante è stata di grande democrazia, libertà, apertura verso il diverso. Ho suonato canzoni in italiano a un pubblico che non mi conosceva, e che rideva per il solo fatto che ne intuiva l'ironia; sono stata avvicinata da vecchie signore, ragazzi di nazionalità diverse, persone competenti e persone non competenti, ma tutti accomunati dalla curiosità e dalla capacità di ascoltare. In fin dei conti la tua carriera è stata quasi folgorante considerate le difficoltà che hanno gli artisti a emergere in Italia, parlacene, e quali “dritte” puoi dare a un artista emergente per “farcela”? Parlare di carriera in questi tempi di crisi crescente forse è un po' fuorviante. La situazione musicale nel nostro Paese non favorisce una vera carriera per chi propone un progetto un po' lontano dai vari main stream: non c'è l'abitudine ad ascoltare cose diverse, al di fuori dei generi prestabiliti. Se potessi dare un consiglio ad un giovane artista che abbia voglia di “cantare fuori dal coro” e senta di averne tutte le capacità, gli direi di scappare all'estero... Francia e Germania sicuramente hanno una cultura musicale che può favorire l'emersione di artisti originali; e non parlo solo di pubblico più attento, ma di facilitazioni che vengono dall'alto, sussidi pensati proprio per quello che in Italia non è considerato un vero lavoro. Qualche parola sui contest, i talent show e infine la massificazione dell'”essere alternativi” che diventa moda? Non posso sopportare i talent show: sono una rappresentazione falsa della musica, e purtroppo sono in grado di influenzare i gusti delle masse, che credono che avere una bella voce significhi essere un grande artista.Non è così.I talent show servono solo alle grandi case discografiche che sfornano polli da spellare, nel senso che sfruttano le capacità canore (e solo quelle) per produrre dischi brutti e in serie, solo per trarne profitto.Ma la durata media di questi fenomeni quant'è? Un anno?  Due nei casi, eccezionali? I cantanti diventato macchine da soldi sfruttati per la loro bella voce così come sono sfruttate le modelle per le pubblicità. Le canzoni vengono costruite su misura non loro, ma del pubblico a cui dovranno piacere. L'essere alternativi fa parte dello stesso gioco, per quanto riguarda i talent: basta che il cantante indossi appunto il classico cappello o abbia un look un po' strano, e subito verrà fatto apparire come alternativo. Sono comunque sempre scelte imposte dall'alto dei profitti altrui. Ma anche al di fuori del mondo televisivo le regole dell'apparenza sono le stesse, e, come dicevo prima, i social non fanno che enfatizzare questa tendenza: ognuno diventa personaggio, e lo alimenta con foto, post, video, come da dietro una vetrina. Alla fine sempre di uno schermo si tratta. Certo, anche i Led Zeppelin o i Beatles avevano look alternativi, ma la loro musica lo era per prima! Quali sono i tuoi progetti futuri? Cosa bolle in pentola? Fino a Natale porterò in giro per l'Italia un progetto ridotto all'osso come numero di musicisti (siamo in due sul palco) ma molto esteso come numero di strumenti (voci, tastiere, synth, chitarre, basso, percussioni molto grandi e molto piccole, pedali, loop ed effetti!). Poi, con l'anno nuovo, ci saranno date che affronteremo in quattro. E' appena uscito un EP di remix elettronici di Princess (un brano di 'Petrina', con ospite John Parish): sono un mix di dance, pop, jungle, trance, sempre però in un'ottica sperimentale, e si possono scaricare dal mio sito, http://www.deborapetrina.com. Nella home appare anche un nuovo video live, dal Jazz Festival di Madrid. Sempre la stessa canzone, Princess, ma in una versione per voce e piano solo. Con il nuovo anno arriverà anche un secondo EP, segreto per ora! Ipotizziamo che io non ti conosca affatto, convincimi ad ascoltare un tuo album. Ti potrei dire di venire a sentire un mio concerto!J Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Alessia Marani- Almax & Brian Nowak]

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