Progetto Almax

15112015

2013 Dicembre - "BIG" Band - MASSIMO VOLUME

Ciao Massimo Volume (risponde Emidio Clementi), vi ringraziamo per la vostra partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati.  Il vostro inizio sembra quasi un film: nel 1991 in una Bologna che è sempre stata la città universitaria per eccellenza, con strumentazione minima nei garage del capoluogo emiliano; cosa c'era nell'aria di Bologna del 1991 che ha fermentato così tanta scena underground? Cosa gli manca adesso? Bologna ci ha dato sicurezza, accogliendoci –noi, arrivati dalla provincia- senza diffidenza. Ma sicuri che la scena underground all’inizio degli anni ’90 fosse così viva? Io ricordo che ci si lamentava allora come ci si lamenta oggi. C’era un vivace sottobosco, ma nulla di più. Lo stile nel vostro canto è più recitato che melodico, le leggende narrano che Emidio Clementi non sapesse cantare, c'è invece una precisa scelta artistica? La scelta artistica è una conseguenza di un limite evidente, del fatto cioè che non so cantare. Ma da sempre l’arte si ciba di limiti. Perché lo scioglimento, perché la reunion? Stanchezza, crisi nei rapporti interpersonali riguardo lo scioglimento. La reunion è stato un caso. Abbiamo cominciato per gioco, poi il gioco ci ha preso la mano. Ci sono stati diversi cambi di line-up nel gruppo, cosa ha apportato e cosa ha esportato dai Massimo Volume ciò? In realtà il nucleo creativo è rimasto sempre quello. I musicisti che si sono alternati nel gruppo sapevano di entrare a far parte di una band con un suono preciso, seppure aperto alle influenze esterne. Detto questo sono convinto che la formazione attuale sia la migliore. Cosa si prova a collaborare con un caposaldo della musica alternativa italiana quale è “La tempesta dischi”? La Tempesta è un’etichetta formata da musicisti che sanno quali sono i problemi e le priorità di chi fa questo mestiere. In più sono colti, svegli e quando parli con uno di loro sai che sta capendo la tua lingua. Sembra una cosa scontata, ma ti assicuro che non è cosìall’interno del mondo discografico. Keep On vi ha premiato come miglior gruppo live ed è anche uscita una vostra biografia, potete considerarvi esponenti di punta ed esempio della musica alternativa italiana? Un gruppo potrebbe, nel 2013, con internet e sempre meno locali per  suonare, ripercorrere la vostra stessa Splendida carriera? Non ho consigli particolari da  dare. Ogni storia è una storia a sé, da affrontare con la giusta dose di passione e disincanto. Cosa vi aspettate da “Aspettando i Barbari”? Cosa faranno ora i Massimo Volume? Del disco siamo molto soddisfatti. Ora ci attende la tournée, che speriamo sia lunga e appagante. Oltre non ha senso progettare. Ondarock scrive: “La band italiana che meglio di qualunque altra riuscì a fondere il post-rock con testi declamati di una profondità inaudita.” Spendereste qualche parola per dirci di cosa parlate nei vostri testi e perché sono così profondi? Da autore dei testi non credo di essere la persona più adatta a parlare della profondità di ciò che scrivo. Diciamo che anche da ascoltatore ho sempre dato rilevanza alla qualità delle parole. Mi piacciono le storie, la maniera in cui le parole flirtano con la musica. Cosa ne pensate dell'interazione tra internet e musica? Quali i vantaggi e gli svantaggi che questo mezzo offre ad un musicista? Da una parte internet facilita i contatti, la visibilità. Dall’altra appiattisce tutto quello che espone.  Ipotizziamo che io non vi conosca affatto, convincetemi ad ascoltare un vostro album! Non ho voglia di convincerti. Magari un giorno ti capiterà per caso un nostro disco tra le mani o entrando in un bar ti chiederai di chi è quella voce piatta che esce dagli altoparlanti... Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Alessia Marani- Almax & Brian Nowak]

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