Progetto Almax

15112015

2013 Dicembre - "BIG" Musica - EUGENIO FINARDI

Ciao Eugenio, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Parlaci del tuo percorso musicale, di come ti sei avvicinato alla musica e quali artisti ti hanno influenzato. Prima di tutto io sono nato in uno strumento musicale. Mia madre era una cantante lirica Americana venuta in Italia per studiare alla scala poi ha conosciuto mio padree si sono sposati e sono uscito io e mia madre ha mai spesso di cantare per tutta la gravidanza e quindi io sono nato come un piccolo pianofortino e cioè: intonato, accordato, pronto per cantare io stesso. Poi mia madre era anche una bravissima insegante di canto, tant'è che io da piccolo ho imparato giusto quello che mi è servito per tutta la vita. Il mio primo disco l'ho fatto a dieci anni, un disco di canzoni per bambini che si chiamava "palloncino rosso fuoco" che è anche stato pubblicato in una compilation un pò di anni fa. Poi a undici anni ho inciso altri due dischi invece per la comunità.Uno era allegato ad un corso di Inglese perchè appunto mia madre è Americana quindiio ho la doppia cittadinanza e l'altro era invece un disco di canti di Natale per la comunità anglo americana di Milano. Gli inizi sono stati questi poi io stato estremamentefortunato perchè a vent'anni ho firmato il mio primo contratto discografico con Lucio Battisti.Alla numero uno. Dopo ho conosciuto Demetrio Stratos che poi ha formato gli Area e io l'ho seguito diventando quindi praticamente la mascotte degli Area e io l'ho seguito anche alla Crams,la prima etichetta di musica alternativa Italiana ed ho fatto il primo LP che avevo ventidue anni e da li mi è venuto a cercare Fabrizio De Andrè per aprire la sua prima turnèè nei Palasport. Insomma io a ventitre anni avevo già conosciuto: Lucio Battisti, Demetrio Stratos, Fabrizio De Andrè, avevo fatto i coretti di "Montagne verdi" di Marcella quindi non ho avuto molto difficoltà a sfondare ma il difficile è stato trasformare tutto questo in una carriera lunga 40 anni. Lucio mi ha invitato varie volte a casa sua in Brianza perchè io arrivavo dall'America quindi avevo i dischi più nuovi con sonorità più lontane e lui voleva ascoltare in particolareil reggae, Enry Portland, fushion quindi Mails Davis che poi influenzò tutta una generazione.Era un personaggio molto silenzioso, modesto e timido in realtà. Con De Andrè invece io gli facevo da gruppo spalla durante la sua prima tournèè e come diceva lui gli serviva uncantautore d'assalto (erano periodi molto caldi diciamo in cui fare i concerti e quindi ora diciamo che c'erano sfondamenti, autoriduzioni, i protestatori e tutte queste cose qui) quindi ci voleva "un cantautore d'assalto che facesse svuotare le tasche dai sassi" come diceva lui ai ragazzi che venivano, così quando questo pubblico arrivava i sassi non li tiravano a lui. Tant'è vero che ci trovammo io ed il maestro Lucio Fabbri ad aprire i concerti del grandissimo Fabrizio. Demetrio Stratos era un pò il mio fratello maggiore, il mio mentore ed avevamo un rapporto molto profondo e questo rapporto l'avevo un pò con tutti gi Area. Il mio terzo disco "Ossigeno" è stato praticamente inciso con gli Area ed anche nel mio prossimo disco ci sarà anche una citazione di quell'epoca con un'assolo su piano (di Patrizio Sodelli e Jenny Solidale). Ancora adesso siamo molto amici. Negli anni '70, inizi con canzoni in inglese e poi passi all'italiano, perchè? Mah, perchè io volevo fare delle canzoni che fossero rilevanti e che avessero un certo tipo di spessore. In realtà io ho iniziato a cantare perchè facevo delle canzoni impegnate e volevo contribubuire a quello che allora si chiamava "Il Movimento" che fu il '68 quindi un periodo storico molto particolare e quindi anche io volevo contribuire con la mia musica in Italiano per dare un contributo. quindi doveva essere comprensibile e mi ci sono trovato  anche bene. Alla fine dello stesso decennio con “Roccando Rollando" la sonorità hard rock che ti caratterizzava in precedenza abbraccia nei lavori successivi le influenze più disparate, come mai? Ma sai, piano piano è stato anche un pò, diciamo: un danno a livello di carriera. Ho sempre trovato molto limitante stare in un solo genere e riprodurre all'infinito la stessa cosa, mi piacciono tanti tipi di musica e mi piace crescere con la musica, per cui quando ho cambiato i musicisti ed ho cercato musicisti nuovi per trovare strade nuove chiaramente e questo è andato avanti per  tutta la vita, infatti nell'ultimo decennio ho spaziato dal blues alla musica contemporanea, ho persino cantato alla scala. Partecipi al Festivalbar nel 79 e a Sanremo nel'85; che ne pensi di questi festival? Come erano in quegli anni e come sono adesso? Del Festivalbar nel 79 ricordo poco, ne ho fatti tanti quello che mi ricordo è invece un'altra manifestazione di Vittorio Salvetti: “AZZURRO” nell'83 al teatro Petruzzelli di Bari che poi fuincendiato. Si andavi a squadre e c'erano due capi squadra nell'83 e qull'anno noi che eravamo nella squadra gialla fu quello della squadra rock. Io ho suonato moltissimo con musicisti Emilianie Vasco lo conosco da quando ha iniziato la carriera. Conoscevo molto bene anche Massino Riva etutta quella che era la Stive Rogers Band. Ho anche suonato con il Golinelli e vari di loro.Fa parte di una parte di vita, ci fu un periodo in cui io e il Vasco eravamo praticamente il Rock Italiano. Nell'85 quando ho fatto il mio primo Festival di Sanremo era il momento più basso, si cantava in playback ed io avevo anche la febbre. Devo dire che non mi ha mai portato così fortuna il Festival di Sanremoanzi, il contrario. Lo abbiamo sentito dire a molti che Sanremo non sempre porti solo positività. Si è che siamo in molti a dirlo, sai il festival di Sanremo lo vince sempre  (non sempre necessariamente quello che lo vince) uno che esca fuori come rinnovato o nuovo personaggio. L'anno scorso forse è stato Max Gazzèquello che ha avuto più esito e come prima Arisa. Però per tutti gli altri il Festivaldi Sanremo è invece un grande sforzo. C'è una grande esposizione ma non sempre poi è seguita. Insomma è poi una distrazione da quello che è il proprio vero intento musicale. Ne parlavo proprio ieri con un giovane cantautore Milanese che si chiama Dente che potrebbe volendo fare Sanremo quest'anno però poi quando hai già preparato un album, bruciare un disco, magari per portare una di queste canzoni a Sanremo è un peccato. Potrebbe tornare l'epoca dei Festival? No, adesso l'epoca dei festival è finita, adesso è l'epoca dei talent, le gare non sono più Festival ma sono Talent, lo stesso Sanremo è ormai vissuto un pò un talent. Anima Blues è tra i tuoi migliori album e quello che sicuramente sancisce il tuo amore per questo genere; parlaci del blues e del tuo rapporto con esso. Mi sono innamorato del blues all'età di tredici anni in America mentre ero in visita da mia nonna. Mio cugino mi regalà dei dischi dei Rolling Stones ed i Rolling Stones era una band che si ispirava tantissimo al blues ed io andai a vedere chi aveva scritto in effetti i pezzi e vidi che erano molti personaggi considerati ancora oggi grandi bluesmen. Iniziai ad approfondire per incontrare questa musica che è sempre stata la mia musica segreta, io ho sempre cantato il blues in privato. Diciamo che finalmente quando poi finalmente nel 2005 mi sono emancipato dalle case discografiche e dalla loro dittatura, diciamo... dalla dittatura del mercato, io ad un certo punto dopo trent'anni ho deciso di uscire dai meccanismi industriali facendo quello che più mi sentivo. Ho deciso quindi di inseguire la musica e non il successo e mi sono finalmente regalato questo disco di blues autoprodotto nel quale nessuno credeva ma che invece mi ha poi portato a 120 date meravigliose di una tournèè stupenda. Il disco quindi a discapito di quel che si era creduto, andò molto bene. Quindi il tuo consiglio per gli esordienti è quello di inseguire la musica e non il successo? Il successo se ci pensi è un participio passato ed è molto difficile inseguire un participio passato perchè appunto Il successo è già successo ed anche se potesse succedere ancora, non succede seinsegui quello passato ma se continui ad inseguire la bella musica nel presente. Bisogna inseguire la bellezza, l'essenza e non il successo. Racconti la tua musica anche in teatro, con uno spettacolo intitolato “Suono”; perché raccontare la musica? Come si fa? Cosa raccontasti? Mah, perchè ad un certo punto ho sentito un mio bisogno ed ho sentito anche un desiderio da parte del pubblico di andare al di fuori dei solti schemi e degli spettacoli di musica e di canzoni ma di sentire anche le idee che c'erano dietro. C'era quindi l'esigenza anche di sentire cosa c'era dietro e colloquiare, sentirsi raccontare delle cose. Poi io ho sempre avuto una grande ammirazione per Giorgio Gaber, fra l'altro grandissimo amico, che è stato il massimo esponente Italiano del teatro canzone e quindi ripercorrendo i suoi passi ad un certo punto mi sono scritto quest'opera teatrale ed anche adesso nel concertoche porterà a Bologna sarà appunto pubblico attraverso il racconto e l'aneddoto sarà un concerto di parole e musica in cui dialogherò col altrettanto importante a quelle che saranno anche le canzoni. Ricordo un incontro con Gaber quando ero ancora un giovane cantautore 24enne. Mi invitò a casa sua una sera e passammo una serata molto piacevole e poi credo che lui abbia ispirato una sua canzone a quella serata, anche prendendomi un pò in giro. La canzone di cui sto parlando si chiama " I Reduci" dove si prende un pò in giro le parole d'ordine, e gli slogan che io cantavo  in quell'epoca. Nel 2011 e poi nel 2013 torni e riproponi i suoni hard rock di un tempo; sei stato colto dalla nostalgia? No, più che altro ho incontrato una band di giovani musicisti Torinesi con i quali ho cominciato ascrivere  e che fra l'altro hanno la metà dei miei anni, cioè io ho l'età dei loro genitori. Loro però suonavano i miei pezzi, i miei branidi allora, come li suonavo io a quel tempo e quindi mihanno fatto tornare questa gran voglia di quelle sonorità originali riportandomi alle mie radici. Devo dire che in questo processo ha contribuito molto anche Max Casacci dei Subsonica che haprodotto il mio ultimo album (che uscirà all'incirca nel mese di Gennaio) e con il quale ho fatto l'anno scorso il promo del mio album che si chiama: Il nuovo umanesimo. Max Casacci mi hasicuramente incoraggiato a ributtatmi nelle sonorità più intense. Ti sentiremo cantare con i subsonica? No, (sorride) Max è un produttore molto qualificato anche al di fuori del suo lavoro per i Subsonica. Magari potrebbe venire a cantare Max con me,io non credo che Samuel approverebbe il mio andare a cantare con loro perchè facciamo cose diverse. I musicisti veri sono quelli che ti riescono ad andare oltre all'aspetto che ti porta al successoe come ti dicevo Max molto di più di quello che è con i Subsonica. E' un artista completo. No, chiedevo perchè solitamente vediamo i Subsonica sempre molto aperti a collaborazioni con grandi artisti. No, con loro attualmente non si è pensato nulla. Quest'anno sono invece stato invitato da Elio e le storie tese. Una carriera folgorante insomma, nel 2013 sarebbe possibile, con internet e i talent, ripeterla? Eh, non lo so, ieri ho presentato un libro assieme a “Dente” che è considerato uno dei talenti fra i giovani cantautori esordienti ed ha trentasette anni (io ho iniziato a venti) e lui ha già fatto sette dischi ma malgrado questo è considerato ancora un giovane emergente, insomma io a trentasette anni avevo già una carriera alle spalle. E' molto difficile adesso accumulare quarant’ anni di carriera musicale. Ora stai ultimando: Umanesimo tuor ed è in uscita il tuo nuovo album in gennaio. Puoi lasciarci qualche anticipazione? Per ora non voglio anticipare nulla, è un disco importante legatoai miei primi dischi degli anni '70 e questo è tutto quello che posso dire adesso. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Brian Nowak & Alessia Marani – Almax tramite Aftersound (Bo)]  

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