Progetto Almax

15112015

2014 Gennaio - Band - LA MENADE

Ciao La Menade (risponde Tatiana Lassandro), ti ringraziamo per la partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Ciao e grazie per l'ospitalità.  Benvenuta Tatiana sulle pagine di Almax Magazine iniziamo subito chiedendoti le origini della tua band e il significato per voi di un nome particolare come La Menade che fa tornare in mente “Le Baccanti” di Euripide. La Menade nasce a Roma intorno al 2000, dall'idea mia e di Tanya (tastierista), già amiche da tempo, di suonare insieme la nostra musica. Inizialmente non pensavamo ad un gruppo interamente femminile ed infatti i primi esperimenti non si sono svolti in quella direzione. Strada facendo, però, ci ha allettato l'idea di sfidare il panorama musicale, in cui lo spazio per le musiciste era veramente inesistente, con una formazione di gentil donzelle, proprio con l'intento di dimostrare che si può fare, insomma, e che si può fare in un certo modo. Diciamo che la sfida ci è piaciuta e che, con molta testardaggine, abbiamo iniziato la ricerca di quelle che, con una buona dose di fortuna, sono diventate le nostre prime compagne di avventura. Il nome l'abbiamo scelto proprio nel momento in cui abbiamo capito quello che volevamo: la nostra musica doveva essere lo specchio dell'anima femminile, una lettura personale del sound con cui siamo cresciute, l'unione di forza, rabbia e follia. Reduci tutte di studi classici, la figura delle Menadi, o Baccanti come hai ricordato tu, ci pareva adatta a rappresentare il lato più furente, anticonformista ed evocativo della natura femminile. La Menade suonava imponente e fiero, rigorosamente al singolare, a sottolineare l'unità delle anime nella loro intimità con la musica. Voi siete una band che si può definire storica della capitale visto che calcate i palchi ormai da più di un decennio, come vedete cambiata la scena nazionale underground? In poche parole - perchè sarebbe lungo il discorso – ad una crescente qualità della proposta artistica non corrisponde, anzi decresce costantemente, lo spazio che si ha a disposizione per condividerla. Sicuramente le novità degli ultimi anni hanno radicalmente cambiato l'approccio di tutto il sistema alla fruizione della musica, sia live che ascoltata. Una buona proposta artistica non basta: devi saperti pubblicizzare, relazionare, star dietro a tempi più veloci e, dall'altra parte, fare i conti con questa nuova modalità d'interazione che rischia di trasformare i rapporti in qualcosa di asettico e freddo, e a causa della quale anche il piacere di vivere e “toccare” la musica, ai concerti per esempio, viene meno facilmente. La forza dell'underground è e deve essere la collaborazione tra i suoi protagonisti, musicisti, pubblico e organizzatori: il fine è tener vivo e valorizzare un sottobosco che pulsa di idee e sperimentazioni e che, a causa della fagocitazione delle majors e dei media, non riesce a trovare una visibilità altra. Senza dubbio negli ultimi anni, in cui l'interesse economico non è più rivolto alla proposta artistica, l'underground conserva l'onere di tenere in vita la parte più creativa e vitale dell'Italia che suona. Cosa ne pensi dei “nuovi” format in cui si propone musica? Se mi stai chiedendo un parere sui format-televisivi-sforna-talenti, semplicemente non credo propongano musica, ma animali da circo da gettare in pasto al pubblico per una stagione o due e di cui, alla fine, non resta niente altro che l'illusione della notorietà. Dopo i grandi riscontri ricevuti con l'album autoprodotto “Male di Luna” avete avuto uno stop di qualche tempo, come mai la band dopo tutto il lavoro svolto decide di prendersi una pausa? Abbiamo avuto problemi personali da affrontare, non rimandabili. E, tutto sommato, col senno del poi, credo sia stato uno stop sacrosanto e utilissimo per tirare le somme del lavoro fatto fino a quel momento e per ripartire con le idee più chiare di prima. Certo, all'esito della pausa di riflessione, ci siamo ritrovate a fare i conti con la necessità di ricostruire la formazione, ma, sebbene sia stato un duro colpo all'epoca, oggi ci sentiamo più forti e determinate che mai e, soprattutto, coese, musicalmente ed umanamente parlando. Il 2013 è stato l'anno del vostro effettivo ritorno con il nuovo singolo “Nero Caos” e so che state lavorando al nuovo album completo, puoi anticiparci qualche indiscrezione? Il nuovo album sarà un concept-album. Una sequenza di brani duri ed intimi allo stesso tempo, un viaggio nell'animo umano alle prese con la propria natura duale e in perenne conflitto. Nove pezzi. Più una bonus track, in inglese. Ora è in fase di mastering. Avete in programma anche l'uscita di un video relativo a questo singolo, a che punto è la lavorazione? Effettivamente, a breve, ci sarà la presentazione del videoclip di “Nero Caos”, che, come singolo, abbiamo già presentato qualche tempo fa. Faremo un concerto in cui lo proietteremo in anteprima. Raccontaci qualche aneddoto dei vostri recenti live in particolare la vostra partecipazione al M.E.I. Di Faenza. Siamo arrivate al M.E.I. di Faenza vincendo il secondo premio di un contest, il Sonica Reload, tenutosi quest'estate nei dintorni di Bologna. Una bella sorpresa. Bè, l'atmosfera che si respira a Faenza è bella, diversa da un comune concerto. E' un'esperienza che ti mette alla prova, ti fornisce stimoli, ti fa conoscere gente. Sicuramente costruttiva e, persino, divertente. Voi siete state tra i primi gruppi totalmente femminili della scena romana, come vi ha accolto l'ambiente musicale? Avete avuto difficoltà legate al fatto di essere tutte donne? I nostri inizi sono stati una bella scuola di vita. Difficoltà vere non ne abbiamo avute. Ma tanti pregiudizi, quelli sì. E ogni volta non facevamo altro che abbattere una barriera, un pezzo alla volta, finchè il fatto di essere riuscite a non cadere nei clichè e un impatto live convincente, hanno fatto sì che venissimo accolte e, oserei dire, coccolate nell'ambiente. Credo che la prima questione sia guadagnarsi il rispetto dell'altro. E credo che, nel nostro piccolo, abbiamo conquistato una fetta di stima da parte dei nostri colleghi. Ce la siamo sudata e conquistata, ma in fondo è proprio questa la sfida. Siamo sul finire e prima di salutarci ti faccio le ultime domande, la prima di queste che ancora non ti avevo fatto è: quali sono i tuoi ascolti ultimamente e da chi trai ispirazione quando componi... I miei ascolti si mantengono piuttosto regolari nel tempo. Ho i miei porti sicuri dove trovare rifugio al bisogno, che siano i Tool o i Metallica o Tori Amos poco importa, e le fisse del momento, quello in cui cerchi di “capire”. Attualmente sto ascoltando parecchio i Mastodon, anche grazie a Laura (batterista) che ne è una grande estimatrice… Per quanto riguarda l'ispirazione, credo che essa sia sostanzialmente legata alle vicende, interiori, della vita. Non c'è un chi, ma tanti “cosa” che mi portano a “parlare”. E il “cosa” può essere un fatto, un'emozione, un ricordo e quindi qualunque cosa si muova dentro per qualunque motivo essa si muova. Parlaci dei progetti live futuri mentre siamo in attesa del nuovo materiale che state producendo. Nei primi mesi del nuovo anno riprenderemo l'attività live, sicuramente per la presentazione dell'album che contiamo di pubblicare in primavera. Un sogno nel cassetto. Portare la nostra musica all'estero, per dirne uno. Tatiana ti ringraziamo enormemente per la tua gentilezza e disponibilità, ci sarebbero state almeno altre 10 domande che avrei voluto farti ma ne riparleremo alla prossima intervista. Un abbraccio.  Io abbraccio Voi! Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Piero & Lisa - Alchem]

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