Progetto Almax

15112015

2014 Gennaio - Band - EL V And THE GARDENHOUSE

Ciao Marco, ti ringraziamo per la partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati.  Marco El V, si sente più latino, più americano o più emiliano? Più italiano comunque, italiano sempre. Poi ci sono situazioni in cui ti portano ad essere diverso, ma più italiano sempre e comunque.Proprio perchè sei "più italiano", El V, da dove proviene? "El" è l'articolo spagnolo, quindi è abbastanza semplice. "V", perchè mi chiamo Vecchi di cognome , mi hanno sempre chiamato "Vignel" come soprannome, e quindi questa "V" nella mia vita c'è sempre stata. "El V" mi suonava abbastanza internazionale come pseudonimo, El è spagnolo, V è pronunciato inglese e racchiudeva in breve tutte le influenze del mondo che si rispecchiano nella mia musica, semplicemente. Molti dei gruppi definiti "latino-americani", però italiani, che conosco fanno tutti salsa, c'è pochissima gente che fa reggae. Questo mi ha molto colpito... perchè voi fate Reggae, ma avete un ritmo molto latino, e avete dei nomi particolari. Quando penso a El V and the Gardenhouse, mi sembra di entrare in una serra ipercolorata... Guarda che non è male! L'ipercolorato è perfetto  per noi, perchè noi siamo ipercolorati!!! E' questo il messaggio che volete passare : "colori colori colori"? Sì! E' quello che vivo io, è quello che sono le mie passioni artistico-musicali: "colori colori colori". Io sono partito da ragazzino quando ho sentito per la prima volta un brano di Bob Marley, avevo 14 anni, e mi si è aperto quel mondo lì. Io, però, vivevo in una città rock , quindi mi piaceva il rock&roll, mi piaceva il rockabilly, la new wave, era l'inizio degli anni 80. C'erano tante influenze. Tuttavia, nel tempo, quello che ha continuato sempre di più ad appassionarmi era la musica del mondo, soprattutto quella che scende un po' a sud, dove si sentono i colori, i sapori, gli odori, il sole... Quindi i sensi iperattivati... Assolutamente...è la cosa bella che la musica secondo me deve dare : una stimolazione totale. Ti faccio un esempio simpatico.  C'è stato un momento con i Gardenhouse che eravamo spesso su Videomusic con interviste . Pubblicizzavamo il nostro tour che sosteneva la L.I.L.A , Lega Italiana contro l'AIDS , e passavano il concerto in tv con le immagini dell'Arezzo Wave del '94... insomma, un giorno venne Attilio Grilloni, che ai tempi faceva una trasmissione che si chiamava "indie"; ogni settimana passava in una città diversa, e in ogni città sceglieva due o tre band emergenti rappresentative del momento e quell'anno (94 o 95) venne a Bologna, fece un giro per la città facendo un piccolo reportage su alcuni club e scelse due band, una eravamo noi e l'altra i Massimo Volume. Vennero in sala prove da noi per intervirstarci, in quel periodo provavamo in un posto a Cadriano, era un guazzabuglio di roba , manifesti dappertutto, colori, poster... e c'era una testa di Paperon de' Paperoni di un carro allegorico di Carnevale appesa in mezzo alla stanza, e l'intervista si apre proprio con questa enorme testa... Questo per farti capire già come eravamo, ...che poi iniziavamo a ridere e a scherzare, a sparare c... eravamo giovani,  però allo stesso tempo portavamo avanti il messaggio della LILA, quindi, gioia, colori, ma con un messaggio. Quello che ho sempre sostenuto nella vita è che se tu racconti un messaggio anche importante, ma con tensione e negatività, la gente scappa da quel messaggio, anche se dentro ce l'ha e lo potrebbe amplificare e lo potrebbe vivere, scappa. ...E' un punto di vista mio, sono rispettabilissimi tutti gli altri punti di vista. Se invece le persone le prendi dentro a un circo di divertimento, di suoni e poi gli dici: "ma guardate ragazzi, ragioniamo anche su questa cosa...". Non ti sto dicendo io come stanno le cose , ti lascio riflettere ... un'altra cosa che sempre odiato : quelli che ti danno già le risposte. Preferisco le domande alle risposte, quelle che mi fanno dopo che ho fatto vedere il mio punto di vista, in modo che ognuno, poi, si possa fare il suo. Cerco di combattere e fare la mia rivoluzione con dei sorrisi... capito? Io preferisco il sorriso. Ti ho sempre visto veramente impegnato per delle campagne sociali... Per me il sociale è importante come persona. Col fatto che faccio il cantante da 25 anni, cantare di cose frivole piace anche a me, ci vuole anche la leggerezza, non è che per forza uno non deve avere dentro qualcosa su cui lavorare, ci può essere anche il momento piacevole, quello che mi fa passare quei tre minuti in maniera spensierata. A volte c'è anche bisogno di non pensare....Però, dal momento che la musica ha questa forza globale, la forza di arrivare in un attimo, non c'è nulla che abbia la stessa forza. La musica può muovere quelle corde che stanno dentro di noi e andarle a sfiorare e far partire emozioni, pensieri, idee, che non si riesce a fare con nessun altro tipo di mezzo... allora, siccome io sento l'esigenza di fare qualcosa che serva... Per esempio, Don Gallo. C'è un suo libro che si intitola "sono nato per servire", dove "servire" è usato nei due sensi : "servire" è servire gli altri, e anche "servire a qualcosa ".  E' un titolo straordinario. E' un modo di ragionare fantastico e la musica deve servire a questo, a raccontare qualcosa, a sostenere qualcuno, a dare voce a chi non ce l'ha, ad aiutare a chi si impegna veramente per chi è meno fortunato ... a tutte queste cose... Tu sei attualmente "leader" di due progetti importanti, uno che ha compiuto 25 anni e l'altro appena nato, ma entrambi con una carica impressionante. EL V, come si pone in tra i due gruppi? Come li vivi? Li vivo in un modo abbastanza simile. El V and The Gardenhouse, con cui canto le mie canzoni, è quello che sento di più. Quello che accomuna questi due progetti, è l'energia, questa voglia di gioia e di ritmo; io non posso sostenere una musica che non è legata al ritmo, non ce la faccio, forse perchè dentro ho qualcosa di "nero" ... ringrazio infatti mio padre che mi ha regalato il senso del ritmo, perchè il senso del ritmo è nel dna. Lui era grande ballerino di filuzzi e aveva un gran senso del ritmo, e una delle cose che mi ha detto è proprio questa cosa. Io ho lavorato con tantissimi musicisti, li conosco bene e molti capiscono subito la musica, perchè la musica è matematica e la capiscono subito, però , quando parli di ritmo vanno in crisi. Perchè il ritmo lo puoi studiare e affinare, lo puoi migliorare, ma è una cosa innata, che tu devi avere dentro. E' una delle caratteristiche fondamentali che devo mettere per forza nella mia musica, se non ci fosse ritmo non potrebbe essere la mia musica... Quindi, anche per quello che riguarda i King Kong 5, gruppo appena nato per il tributo a Manu Chao, composto da musicisti straordinari e di fama internazionale, ha dentro questi due componenti : la prima è che si tratta un tributo all'unico artista a cui potrei fare un tributo, perchè, detta tra noi, da un certo punto di vista odio i tributi, tuttavia Manu Chao, assieme ad altri due o tre artisti, è quello che mi ha influenzato e mi ha inserito in questo mondo, che poi io ho chiamato reggae latino emiliano. E' quella mescolanza che è il meticciato musicale, cioè il mestizo, il mestisache, in Italia è la mescla, una persona su mille sa che cos'è la mescla, ma è una roba transglobale che esiste in mezzo mondo, in tutti quei posti dove la mescolanza tra le razze è accettata, e quindi questa trasmissione di colori, informazioni, di cultura è  libera... Manu chao ha dentro anche un messaggio transglobale di lotta a questi ostacoli, alla voglia di vincere le frontiere, il rifiuto delle persone che non vengono dalla tua stessa situazione, che parlano un'altra lingua, che vengono da paesi meno fortunati. Forse è l'ultimo dei grandi artisti che hanno ancora questo messaggio da dare, perchè quando hai molto successo è difficile mantenere la tua realtà più intima, quello in cui sei impegnato veramente a fare cose che parlano con il "basso", perchè chi ha bisogno vive nel basso, non vive nell'alto perchè se no non ne ha più bisogno, capisci, appena sale due gradini non è più in quel mondo dove c'è veramente la necessità, dove ci sono le difficoltà. Manu Chao, invece, continua ad mantenere quel tipo di rapporto e di impegno, per questo io posso fare la tribute band a questo artista, in più scrive delle cose straordinarie e tra l'altro se dovessi fare Manu Chao suonando i brani come lui li suona nei dischi, non ce la farei, perchè sono molto legati da un discorso world music, etnico... Mentre nei suoi spettacoli live, sopratutto quando lavorava con i Radio Bemba, che erano in 10, tra cui Roy Paci alla tromba, uns band molto meticcia, pazzesca,  erano fantastici. Ora, noi siamo solo in 5, facciamo quello che possiamo rispetto a loro, ma noi ci ispiriamo a quegli spettacoli lì. Ai tempi erano un bombardamento di gioia, di potenza, di carica, che è quello che avete visto nel concerto recente. Ho preso gli arrangiamenti di quei brani e lavoriamo su quelli lì, di quel periodo lì, che secondo me è il suo periodo storico migliore. Che cos'è che mette insieme tutto ?  Impegno, ritmo, gioia, carica, energia e colori...questa musica trasmette colori. Ora volevo parlare di Marco. Qual è il tuo ricordo ricordo più bello nella vita? Ne ho tanti... Sono papà e tante cose sono legate chiaramente a mio figlio, alla sua nascita, tante piccole cose che chi è padre o madre ha vissuto, i primi passi, quando ti comincia a parlare, e a dire delle cose importanti che ti colpiscono. Molti ricordi meravigliose sono legati a lui che tra l'altro si chiama Rubens Santiago... Un nomino un po' impegnativo... gli hai già creato un destino!M: Noi ci auguriamo che abbia un destino di un certo genere... se farà il commercialista non lo so... Rubens Santiago Vecchi potrebbe essere il centravanti dell'Argentina, o un musicista internazionale.... non lo so... vedremo! Io cerco di dargli tutti gli input che posso. Poi ci sono dei ricordi molto belli artistici, alcuni recenti, uno per esempio è una cosa che ricorderò sempre : su FB ho visto la famiglia di Little Tony che ha condiviso il video ["Quando vedrai la mia ragazza" ndr] e ha messo un piccolo messaggino che però racchiudeva tutto : "Complimenti ragazzi, versione stupenda, un abbraccio, La Ciacci family." Sono cose toccanti. Un altro ricordo meraviglioso che ho, che ha segnato una sorta di tappa artistica, della mia tappa artistica, anche se per altri può non aver un grande senso, è un concerto del '94 al Leoncavallo di Milano. Ai tempi suonare al Leoncavallo di Milano era una sorta di traguardo. Il Leoncavallo nella sede storica, in via Leoncavallo , legata ad un certo tipo di impegno come Le mamme del Leoncavallo, un'associazione che facevano circa 1500 pasti al giorno gratis per i poveri. ... Insomma quella sera lì suonammo davanti a 1500 persone e fu un tripudio che segnò una tappa, perchè io capii che eravamo capaci di trasmettere qualcosa di molto importante, soprattutto per l'aggregazione; la musica deve aggregare, è un'altra capacità che un frontman o una band devono avere, riuscire, cioè, ad avere una trasmissione che collega tante persone per vivere un momento comune.  Non è una banalità ! Da un certo punto di vista è cosmica! L'energia che metti in giro! Un'altra cosa bellissima , non ricordo bene l'anno, sarà stato il 93 o il 94, siamo stati a fare un concerto in Slovenia durante la guerra in ex Jugoslavia, dove la Slovenia non era più coinvolta perchè si era chiamata fuori. Il concerto era organizzato dalla Croce Verde di Bologna che, una o due volte al mese, portava rifornimenti, vestiti, cibo, in un campo profughi dove vivevano solo donne e bambini, nella stragrande maggioranza dei casi i papà o erano morti in guerra o erano proprio in guerra. In quel periodo collaboravamo con  un cantante nigeriano che purtroppo non venne per quell'occasione, e durante il concerto suonammo "the orphane song", (canzone per un orfano) che scrisse lui che era orfano, era un pezzo reggae ma era un reggae molto delicato... ho anche un video abbastanza esplicativo del momento, fai conto che c'erano tra i 100 e 150 bambini... Durante quella canzone, non so per quale magia, partì questo cerchio di bambini ed educatrici che si tenevano per mano,  era una specie di balletto tradizionale che facevano loro ed io ero lì con un magone che non riuscivo più a cantare....Ci sono tante cose belle da ricordare. Mi descrivi la fotografia di un posto, un luogo nel mondo, in cui sei stato che ti è rimasta dentro? Sì, c'è una fotografia meravigliosa che è legata purtroppo ad un lutto, che in questi 25 anni di Gardenhouse abbiamo vissuto, uno anche recente tra l'altro, ma quello più importante per me è la perdita della persona con cui ho fondato i Gardenhouse ed era il mio migliore amico. Ho un ricordo con lui in un viaggio in Perù perchè era un suo sogno. E' il ricordo di un momento epico, l'immagine di io e lui a cavallo sulle Ande che scorazziamo in questo verde. Le Ande sono montagne altissime però sono completamente verdi, tu sei a 3000 metri ma attorno c'è il verde. E' uno dei posti più belli che abbia mai visto, poi è un ricordo con lui di questo viaggio... Come si chiamava? Marco anche lui, Marco Bersani, tutti lo chiamavano Bersi ... era il mio migliore amico, è quello con cui ho più condiviso il senso della musica, capire gli stessi istanti. Dentro di noi c'è un modo unico di intendere la musica... con lui eravamo accordati insomma. E' una cosa che ho vissuto solo con lui. Mi manca questo confronto. Hai un posto in cui vorresti andare? Sono stato in tante città all'estero a suonare per un concerto o a fare più volte dei piccoli show nelle mia città preferita che è a Berlino, però mi piacerebbe prendere la mia band e il furgone e fare un'esperienza all'estero itinerante. Partire con la strada preparata con le mie tappe definite, in Europa; in particolare mi piacerebbe la Germania e la Spagna dove credo che quello che facciamo noi sia più adatto più recepito, poi può andare bene anche in altre nazioni. La Germania è piena di contaminazioni ed è apertissima. La scena in queste nazioni è pronta, lo so perchè in radio passano la nostra musica e penso sia il momento. So che in cantiere c'è un nuovo video... Presto lo vedrai on line... non ti svelo niente perchè ci saranno dei colpi di scena!!! Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima. [Intervista di: Serena Tracchi - Aftersound]

SFOGLA IL MAGAZINE

Lascia un commento