Progetto Almax

15112015

2014 Febbraio - "BIG" Cantautore - NICCOLO’ BOSSINI

Ciao Niccolò, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Cosa ti ha avvicinato alla musica? Parlaci della nascita di questo rapporto. Mi sono avvicinato spontaneamente. Mio nonno era un musicista classico e i miei mi hanno “costretto” a suonare il pianoforte a 8 anni, ma non mi piaceva e ho mollato subito. Poi verso gli 11 anni, cominciando ad ascoltare un po’ di rock e di pop mi sono sentito letteralmente attratto dalla chitarra. Da li è iniziato tutto. Raccontaci della tua carriera: da quando hai imbracciato la chitarra a quando sei salito sui più importanti palchi del mondo. La chitarra l’ho imbracciata per la prima volta che non avevo neanche 12 anni. Mio padre suonicchiava le canzoni di De Andrè e mi ha avviato allo strumento.Poi a 12 anni mi hanno comprato la mia prima Telecaster e da li è cominciato il viaggio. La prima esperienza importante fu a 19 anni, con la band dei Raw Power. Con loro ho inciso un disco e ho cominciato a calcare quei “palchi più importanti del mondo”, tra cui il CBGB’s di New York. Ho militato in diverse cover band, ho formato i Teachers, una band con la quale ho fatto un disco e diversi tour in Inghilterra. Dal 2005 suono con Luciano Ligabue e dal primo Campovolo in avanti ho avuto la fortuna di essere con lui su tutti i palchi che ha calcato. Che ne pensi dello strumenti internet? Quali i vantaggi e gli svantaggi che può offrirne l'uso ad un musicista? Solo vantaggi, ma attenzione: non credo che rappresenti una svolta, almeno in Italia, per i gruppi e i cantanti emergenti. Dà sostentamento iniziale al tuo progetto, aiuta ad allargare la tua fan-base, a mantenerla viva e attiva. Ma non credo che possa sostituirsi ai media tradizionali. Il web fa girare molte notizie e aiuta a dare una prima visibilità, ma per “svoltare” o fare il cosiddetto “botto” ci vogliono ancora i media tradizionali, radio e tv. Ripeto: almeno in Italia. Perché per Alcatraz hai scelto gli stessi studi dove i Nirvana hanno registrato "Nervermind", il Sound City? Che significato ha date al tuo lavoro il nome di una prigione? Perché parla di una condizione generale di “ingabbiamento”, del sentirsi stretti, chiusi. E’ naturalmente una metafora, la più semplice del mondo. Ma se qualcuno è riuscito a scappare dalla “prigione perfetta” ognuno di noi può fare qualcosa per migliorare la propria condizione. Sound City è stata una voglia di anni 90, un’ opportunità avuta grazie a Michael Urbano (batterista di Luciano, che poi è venuto con noi a registrare i pezzi) che non volevo e non potevo lasciarmi scappare. Il sound che ne è venuto fuori è davvero anni ’90. E lo adoro. Come mai l'idea di proporti di suonare "in casa" dei fan?  Perché volevamo unire la necessità di suonare dal vivo con quella di promuovere il mio nuovo EP, #secondolavoro. E questa idea di suonare nei salotti con una produzione vera e propria (impianto, strumenti, batteria, luci) ci sembrava surreale ma molto figa. E lo è stato davvero. La gente (sia chi ci ospitava e chi veniva ai concerti) era strafelice. I concerti, pur essendo in miniatura, erano veri e propri show: la gente saltava, ballava e cantava le canzoni. E moltissimi media ne stanno parlando. Quindi direi che stavolta ci abbiamo preso. Il tuo rapporto con Ligabue? E’ molto buono. E’ una storia di stima reciproca e di un affetto che va anche oltre l’aspetto professionale. Dalla Royal Albert Hall di Londra a San Siro all'Arena, prova a spiegare che sensazioni si hanno quando si è su un palco così importante? Difficile, molto difficile da spiegare. Era la domanda che più mi facevano tutti i miei amici e tutti i miei conoscenti quando li incontravo al bar dopo il primo Campovolo: cosa si prova a suonare di fronte a così tanta gente? Non sono mai riuscito a dare una risposta esaustiva. E’ una gigantesca altalena, tra la paura e l’esaltazione, tra la preoccupazione ed il godimento. Ma ti svelo una cosa: la differenza nella grande bellezza che è suonare dal vivo non la fa il numero delle persone, la fa quanto la gente è partecipe e davvero presente a quello che fai. Cosa pensi della scena rock italiana? Cosa pensi invece della musica "alternativa"? Cosa è che tira in Italia e perchè? I Ministri sono una band che apprezzo dai loro inizi. Sono fortissimi, li ho conosciuti anche di persona, sono molto in gamba. Stanno piantando bandierine su bandierine. Tutte meritate. Per me hanno una forte vocazione pop e se un giorno decideranno di “aprirsi” (mi scuseranno il termine) ad una forma canzone più tradizionale (ma intrisa dei loro elementi di fondo) forse riusciranno a piantare il bandierone definitivo. Mi è piaciuto il nuovo di Zen Circus, mi piace molto Il Cile. Ma il rock in Italia tra gli emergenti non tira più. Chitarra e amplificatore preferito? SG e Blues Junior. Quali sono i tuoi progetti futuri? Vediamo se c’è la possibilità di continuare #acasatour2014 più come tour vero e proprio che come tour promozionale. Sennò ho in mente di organizzare un grosso concerto mio, data unica, ad Agosto. E, dopo, un nuovo album. Il terzo, quello che di solito ti risponde alla domanda: “cosa farò da grande?” Convincimi ad ascoltare un tuo album. Purtroppo non sono granchè come imbonitore. Ma se ti dovessi convincere davvero proverei a dirti di comprare l’album. Sono talmente sicuro che ti piacerà che se non ti piace ti ridarò indietro i soldi. Tanto, sono solo 2,99€…. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima[Intervista di: Brian Nowak]

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