Progetto Almax

15112015

2012 Novembre - Cantautrice - EVA MILAN

ALMAX MAGAZINE

Ciao Eva, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Ci racconti del tuo percorso artistico? Il mio percorso artistico è stato segnato da una terribile insegnante di pianoforte che a 6 anni mi vietava di suonare le mie canzoncine e mi obbligava a fare solfeggio per ore... grazie a lei, il mio risultante odio verso la disciplina ha contribuito a fare di me una ribelle. a fasi alterne, mi sono rifugiata nella poesia e nella pittura, e ho avuto un rapporto conflittuale con la musica, che di per sé è una forma d'arte che richiede delle regole... se si riesce a farle proprie, allora puoi sfruttare di più tutte le tue potenzialità espressive... so che nel mio caso il rifiuto delle regole è stato da una parte una limitazione tecnica, dall'altra mi ha evitato di abbandonare la musica. Influenze musicali? Quando ero piccola ascoltavo la musica degli anni '60 e '70 che ascoltavano le mie sorelle più grandi. poi ho ascoltato tutta la musica che è venuta dopo, jazz contemporaneo, fusion, new wave, dark, il punk, il post-punk, il noise, l'hardcore, il grunge, world e etnica. Se intendi i miei gruppi preferiti di sempre, in ordine cronologico, Bowie, Doors, Who, Weather Report, Jaco Pastorius, Joy Division, Killing Joke, Bauhaus, Dead Kennedys, Fugazi, Sonic Youth, CCCP/CSI, Soundgarden, Pearl Jam, Elliott Smith. Come nascono le tue canzoni e rispettive sonorità? Pensi sia più importante un buon cd o tanta esibizione live? I miei brani nascono sempre per caso, strimpellando la chitarra... quando esce fuori un giro che mi piace, e se soprattutto mi piace improvvisarci sopra con la voce, allora cerco di dargli una forma e un senso compiuto. le registrazioni e i live sono due aspetti egualmente importanti, poi c'è chi è più portato al lavoro in studio, e chi è più portato al live... il primo è un processo più intimo, in cui mi trovo più a mio agio.. il secondo dipende da tanti fattori, dalla sintonia con i musicisti con cui suoni, dall'ambiente in cui suoni.. la mia esperienza live è stata molto positiva negli anni '90, e abbastanza negativa negli anni 2000. Credi nella Discografia Italiana? Come ho detto, non credo nella discografia, nel senso che non è qualcosa a cui aspiro. Se per discografia si intende la possibilità di realizzare in concreto una forma d'arte liberamente, allora potrebbe anche interessarmi. Il mercato discografico non è il male assoluto. E' l'egemonia del mercato sulla cultura che per me è il male assoluto. Grazie al mercato discografico abbiamo conosciuto grandi musicisti, tra cui quelli che ti ho nominato... è esistito anche un mercato di qualità, anche se nel tempo ha contribuito comunque a quell'egemonia culturale... oggi esiste il mainstream, ed esiste l'autoproduzione.Se ci sono cose qualitativamente valide, mi sembra che escano prevalentemente da quest'ultima... anche la maggior parte della musica indipendente però si è lasciata influenzare da una cultura di mercato, omologandosi... mi sembra che dopo la fase fortunata degli anni '90, le novità degne di nota siano davvero pochissime... Che opinione hai a riguardo del panorama artistico musicale in Italia? Come mai viene dato così poco spazio agli esordienti? Il panorama artistico musicale in Italia è variegato ma represso come una suora di clausura perché molto condizionato dal mercato e dal pensiero unico. Ci sono molte potenzialità e talenti sprecati, che sopravvivono nel sottobosco e che hanno poca possibilità di evolversi artisticamente. tutto dipende dalla tua disponibilità a inseguire il mainstream, sia sul piano filosofico che pratico. Poi ci sono anche i miracoli, come in tutte le epoche storiche, di quelli che si evolvono indipendentemente dal contesto. Uno di questi per me, ad esempio, è Santo Barbaro. Un altro è Marco Rovelli. Poi c'è un laboratorio di artisti Creative Commons da cui escono fuori buone cose, perché penso che oggi senza un ruolo sociale dell'arte è difficile che si trovi qualcosa di veramente interessante. Riguardo agli esordienti, al contrario penso che gli sia dato troppo spazio. Non dovrebbe esistere il concetto di "esordienti", è un concetto legato al mainstream e al mercato discografico. Io sono contro l'uno e l'altro. Quello che deve esistere invece sono spazi adeguati ad esprimersi, scambi e collaborazioni, una cultura che porti il pubblico a interessarsi a chi ha qualcosa da dire anziché qualcosa da vendere. Quanti video? Video... ne ho fatto uno, per "Ultimo Albero" molto casalingo, per gioco... se ne avessi la possibilità, farei un video come esperimento artistico di immagini e musica, sempre che sia artisticamente motivata a farlo, non per altri scopi. Qual è la tua formula per sfuggire alla banalità? La mia formula per sfuggire alla banalità è l'essere costantemente terrorizzata dalla banalità e auto-censurarmi continuamente. è un buon modo per arrivare a non fare più niente e autodistruggersi. Soltanto chi non si pone questo problema può sfuggire alla banalità. Come vivi il rapporto con i tuoi fan?  Ho dei fans? Non voglio avere dei fans! Prendo già abbastanza anti-infiammatori ;-) (mi riferisco ovviamente ai farmaci FANS, ndr) Anche il concetto dei fan è legato al mercato... spero un giorno di meritarmi qualche ascoltatore... Soddisfazioni? Quando riesco ad esprimermi, posso dire che mi sento soddisfatta, anche se non è il termine esatto... è come aver fame e mangiare qualcosa che ti piace. Delusioni all’inseguimento della musica? Inseguire la musica... io non inseguo la musica... cerco, quando ne ho bisogno, di esprimermi attraverso di essa... non sempre ci riesco, e sono molto autocritica, quindi diciamo che qualche volta sono io che deludo me stessa, non la musica. Sogni? Che la ribellione prenda il sopravvento nel mondo. Progetti futuri? Il futuro non esiste. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima. Ciao Ale! [Intervista di: Alessia Marani – Almax]

 

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