Progetto Almax

15112015

2012 Novembre - Musica - GUIDO CEREIA

ALMAX MAGAZINE

Ciao Guido, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Il tuo percorso musicale inizia alla tenera età di 6 anni con consecutivo studio di 4 anni in teoria musicale e pianoforte. La Tua propensione verso la musica pensi che ti sia un fattore genetico o qualcuno ti ha "spinto" ad intraprendere questo percorso? Il pianoforte era nero, macabro, di quelli con i candelabri. Mia madre me lo comprò a Savona in un negozio di strumenti musicali, spendendoci tre interi stipendi. Alle scuole cattoliche Rossello c'era una suora migliore delle altre: si chiamava suor Cristina, era piccola di statura, magrissima, cerea ed aveva uno sguardo quasi assente, ma non malvagio. Lei era l'insegnante di pianoforte, perchè la scuola offriva questo servizio. Iniziò a farmi suonare qualche nota sul piano. Non era male, passavo un'oretta tutto sommato piacevole. Suor Cristina un giorno volle parlare con mia madre per esortarla a comprarmi un pianoforte, disse che ero particolarmente portato e che sarebbe stato un peccato non darmi la possibilità di apprendere la musica. Fu allora che mia madre decise di fare questo grosso sacrificio economico; io avrei dovuto ricambiare impegnandomi con lo studio e gli esercizi. Io mantenni la promessa per quasi quattro anni, anche se un conto era strimpellare qualcosa con la suora divertita al mio fianco, un altro era passare ore a solfeggiare e a ripetere fino alla nausea gli esercizi, mentre i tuoi amici erano sotto casa a giocare a calcio utilizzando i garages come porte improvvisate. Ad ogni gol si sentiva un forte fragore del pallone contro la lamiera dei garages e le urla di gioia dei tuoi amichetti. La tentazione di scendere era tanta, ma oggi ringrazio che le cose siano andate così. All'età di 7 anni, vista la vocazione al canto, superi brillantemente il provino per entrare nel Coro Antoniano, ma poi rifiuti con tutte le Tue forze di entrarne a far parte. Ricordi le motivazioni? Ho ricordi ormai sbiaditi della mia reazione, ma tutti si accorsero che la vissi come una forzatura e che ero molto, molto determinato a non cedere. In età adolescenziale ti avvicini allo stile post-punk decidendo di imparare a suonare la chitarra e basso. Negli anni successivi suonerai in tanti garages, licei e locali con svariati gruppi, scrivendo brani, cantando, suonando ed anche incidendo estemporaneamente alcuni lavori in  pessimi studi di registrazione. Che ricordi hai di queste esperienze? Sono ricordi positivi o negativi? Puoi motivarne le ragioni? Ho dei ricordi magnifici di quegli anni, dell'energia che tutti ci mettevano, del divertimento puro che ne scaturiva. Sono stato molto fortunato ad essere un ragazzo in quell'epoca così viva e fertile per le varie espressioni artistiche. Fu anche una specie di scontro generazionale: i gruppi di quelli che avevano qualche anno più di noi erano tutti tecnicamente bravissimi, ma noiosissimi. Tra loro imperava il prog ed il blues, ed andare ad un concerto significava sorbirsi assoli pallosi ed interminabili. Noi non avevamo nemmeno un decimo della loro abilità tecnica e ci snobbavano pesantemente, ma riuscivamo ad entusiasmare il pubblico molto più di loro. Alla fine degli anni '80 scopri le sonorità acustiche della musica scoto-irlandese. Quali Potenzialità hai trovato e quali circostanze ti hanno incuriosito e portato verso questo genere musicale così particolare? Feci un viaggio oltremanica e mi capitò di assistere ad alcuni concerti di musica folk scozzese. Fu una specie di folgorazione. Mi accorsi che la musica folk poteva presentare aspetti istintivi, quasi animaleschi e che si prestava ad arrangiamenti nuovi. La contaminazione, insomma. Suonerà strano ma nel mio modo di percepire la musica a livello emozionale, il folk era ed è come il punk. Ne più e ne meno. Prosegui tuttora la tua attività di concerti dal vivo con il gruppo "An Tarbh Rua". Ci racconti qualche aneddoto riguardante le vostre Performance? Beh, una serata memorabile fu quella che vivemmo quando partecipammo al "Concorso Memorial Leo Chiosso (paroliere di Mina)". Ogni gruppo emergente era abbinato ad un big. A noi toccò Giorgio Conte, persona squisita, ed in suo onore rielaborammo, in versione folk, la sua "Gnè Gnè". A proposito, ascoltala che è proprio una canzone carina ed ironica. Vincemmo inaspettatamente il concorso ed il ricco premio, poi rimanemmo praticamente tutta la notte a bere ed a suonare in compagnia di Giorgio Conte e dei Krisma. Negli ultimi anni sviluppi anche le Tue idee di autore in perfetta solitudine, suonando, cantando ed incidendo la Tua musica nella Tua mansarda attrezzata ad homestudio con modesti mezzi ma tanto entusiasmo. A quale delle Tue canzoni ti senti più legato?  H.K.B.L., non c'è dubbio. In quel pezzo credo di aver dato il meglio di me. La sorte ti regala la soddisfazione di accompagnare alla chitarra per una sola data un "mostro sacro" come "Alan Stivell" ottenendo un'insperata foto in prima pagina su "Folk Bulletin". Che sensazione hai  provato in quel momento? E ovviamente puoi raccontarci la serie di rocambolesche circostanze che ti hanno fatto arrivare a questo prestigioso momento? A dir poco rocambolesco.. Il concerto di Alan Stivell stava per iniziare nella piazza centrale di Vercelli. Io ed il violinista del mio gruppo di allora, i Dockside, eravamo ovviamente presenti all'evento. Ci eravamo portati gli strumenti, che lasciammo in macchina, perchè sapevamo che dopo il concerto ci sarebbe venuta voglia di strimpellarne un paio in qualche pub, magari bevendo una birra. Pochi minuti prima del concerto si scatenò un temporale di una ferocia mai vista, che indusse gli organizzatori ad annullare il concerto tra i fischi e gli improperi dei temerari del pubblico rimasti. Alcuni dei musicisti di Stivell abbandonarono la piazza e si diressero al loro hotel. Io ed il violinista decidemmo allora di andare a prendere in auto i nostri strumenti e di sfogare la nostra rabbia e delusione suonandone qualcuna tra i fans fradici e delusi riparati sotto i portici. Dieci minuti dopo, come per magia, il nubifragio cessò. Stivell, dal suo camper, notò che stava succedendo qualcosa di strano e ci raggiunse con un flautino di latta, unendosi a noi. A poco a poco ci raggiunsero gli altri suoi musicisti rimasti e ci trasferimmo sul palco, dando vita ad un concerto. Incredibile. Quel giorno, evidentemente, doveva andare così... Quali differenze riscontri fra i live e la musica Home Studio? Il Live è magnifico quando ti senti bene, ti permette di arrivare a chi ti ascolta, specie quando capisci che ne hai da dare. Ed il pubblico se ne accorge subito se ne hai. L'Home ti permette di decidere quando e come, ma a volte è un po' frustrante se, come nel mio caso, non disponi di grandi mezzi ed apparecchiature. Quali caratteristiche ricerchi e stuzzicano il tuo interesse nelle collaborazioni artistiche? Hai già affinato un tuo stile o sei in fase evolutiva?  Credo di essere un mediocre autore di testi in lingua inglese ed un pessimo autore in lingua italiana, perciò sono molto stimolato ed incuriosito da chi invece riesce bene in questa impresa. Ultimamente la collaborazione con Ale (Almax) mi ha aperto nuove prospettive in questo senso. Grazie alla sua bravura siamo anche riusciti nell'impresa di dare un bel testo in italiano a diverse canzoni sulle quali stiamo lavorando. "La silenziosa" e "L'ingiustiziata" mi sembrano il miglior esempio di quanto sto dicendo a proposito di questa mia nuova collaborazione. Per quanto concerne lo stile musicale, credo che si debbano sempre cercare evoluzioni, ma allo stesso tempo sono consapevole che c'è un filo conduttore, una specie di centro di gravità permanente, insomma... Progetti futuri ed aspettative o aspirazioni? Lavoro a 3 progetti: un cd dalle tinte oscure, in collaborazione con Ale, nel quale avranno parte molto importante i testi; l'attività live con gli An Tarbh Rua, che è ancora una cosa di cui sento il bisogno e come sempre, scrivere nuova musica. Non ho particolari aspettative o aspirazioni di successo ormai. Il mio obiettivo è quello di riuscire a trasmettere, senza alcuna forzatura, un po' della mia passione per la musica ai miei figli. Il mio sogno è che da adulti, magari quando io non ci sarò più o sarò del tutto rincoglionito, ascoltando la mia musica, provino delle emozioni e che siano orgogliosi di me. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.   [Intervista di: Alessia Marani – Almax] 

 

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