Progetto Almax

15112015

2012 Novembre - DJ FABRIZIO FATTORI

ALMAX MAGAZINE

Ciao Fabrizio, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Quando ha inizio il tuo percorso Artistico e quali sono le relative evoluzioni? Ho iniziato nel lontano 1976. Metà dicembre, era un giovedì, al Papillon Club di Villa Fastiggi (Pesaro) e non mi sono ancora fermato. Evoluzioni tante. Rivoluzioni ancora di più. La più significativa è stata sicuramente nella scelta del genere musicale che ha poi caratterizzato il mio presente. Il distacco dagli anni ’70, la sperimentazione degli anni ’80 con varie contaminazioni. La quasi sottomissione agli anni ’90 con l’arrivo della musica House e la conseguente scelta di un genere musicale che di commerciale ha solo il nome e forse qualche sonorità. Ma sicuramente ha in se stesso la caratteristica di essere unico e personale. Ovviamente talmente copiato e rimaneggiato da tanti, che oggi è un punto di riferimento per ciò che rimane della denominazione “afro”. Essere pronti è molto, saper attendere è meglio ancora, ma solo sfruttare il momento giusto è veramente tutto. Nel corso delle tue esibizioni hai conosciuto molti personaggi noti sia per collaborazioni sia per incontri artistici nelle discoteche in cui lavori. Hai qualche ricordo particolare legato a qualcuno di loro in modo particolare? Sono tanti i personaggi famosi e non che ho incontrato dall'inizio del mio cammino fino ad oggi. E sicuramente altri ancora ne incontrerò. Ognuno di loro ha segnato un cambiamento nel mio modo di interpretare la musica. Alcuni in maniera superficiale, altri sono entrati più in profondità. Non farei una classifica di “chi e come” ma ricordo tutti con ammirazione per ciò che mi hanno trasmesso. Sia a livello umano che professionale. Più conosci gente nuova e giusta, più ti rendi conto di quanto sei stupido a coltivare semi che tanto non cresceranno mai. Sei sempre stato un innovativo sia per la presentazione a volte "pericolosa" di nuove sonorità sia per l'utilizzo delle nuove tecnologie di suono. Quali sono i pro e i contro di avere una mente aperta davanti a menti ancora chiuse, non pronte e preparate o inclini all'evoluzione? Mah, non credo che esistano menti chiuse. Credo piuttosto che esistano mentalità statiche. L’utilizzo di nuove sonorità e la sperimentazione, sono la base del mio lavoro. Come lo è per un pittore cercare nuove linee di confine, o per uno scrittore cercare la sintesi della descrizione. L’evoluzione non è rivoluzione, è il procedere naturale dell’esploratore. Perché è cosi che mi piace definirmi, un esploratore musicale. Un viaggiatore del tempo che ha condiviso il suo sapere con la generazione passata, mentre a quella futura è pronto ad esibire i suoi dubbi. Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle. Quale differenza riscontri nel pubblico dai tuoi esordi ad oggi e quali cambiamenti ritrovi invece in te stesso? Cosa si prova a suonare in discoteche importanti sia Italiane che estere? Trovi che l'atteggiamento estero sia mentalmente più recettivo al cambiamento sonoro o più tradizionalista e conservatore? La differenza dal mio start a oggi è radicale. Radicale nell’ambiente di lavoro e radicale musicalmente. Oggi viviamo in un momento storico culturale che verrà ricordato dai posteri per il suo nonsenso. Anni fa, il paese viveva dei suoi prodotti, oggi cerca di sopravvivere ai suoi mali. È cambiato il rispetto delle persone verso la figura del Dj, una volta visto come un Dio, oggi additato con arroganza come “apprendista”. Non ho mai subito il conflitto di suonare davanti a cento o diecimila persone. Il mio lavoro consiste nel non farsi mai condizionare da nessuno. Credo di esserci sempre riuscito. Lì, dove bisognava fare la scelta sbagliata, io c'ero. Ma non l'ho fatta. Per quanto riguarda il mio genere musicale, devo dire che fino a una decina di anni fa, quando suonavo all’estero, le persone erano sicuramente più aperte mentalmente al cambiamento continuo e costante della musica. Oggi non trovo più differenze sostanziali. Comunque, tengo a precisare che non serve andare all’estero per trovare differenze culturali, basta cambiare regione o città per vedere e vivere sulla propria pelle ciò che ci accomuna e ciò che ci divide. Nel tuo bagaglio artistico culturale viene inserita in un libro: "Mixando la mia Vita (tra le note e i colori)" la Tua Biografia. Un libro che parla di te e del tuo rapporto con la musica. Come hai vissuto questa prima esperienza editoriale? Non è una biografia, piuttosto sono racconti di vita vissuta, pensieri, momenti che hanno caratterizzato la mia storia musicale e a tratti personale, che ho voluto condividere con chi era curioso di sapere. È stata l’esperienza più difficile da intraprendere per un “vivi alla giornata” come me. Non sono uno scrittore. E se non avessi conosciuto Gioia Lomasti, probabilmente sarebbero rimasti chiusi nel cassetto della memoria. Nella parte più remota del cervello, quella che apri poche volte e solo se ne vale la pena. I ricordi rimangono sempre la cosa più bella, finché il presente non diventa più interessante del passato! Uno dei tuoi più famosi successi è stato "Atico Peletico" cantato da tua figlia Virginia in tenera età. Quali ricordi e sensazioni avete riascoltandolo? È sempre una grande emozione. Una canzone nata per gioco da uno scioglilingua, che è diventata un fotogramma di vita reale. Arriva sempre quella persona nella tua vita che abbatte tutti i muri, entrando come se il suo posto fosse sempre stato lì. Nel tuo cuore. Virginia è la mia vita. Come nasce la tua collaborazione con Radio Icaro? E Chi sono i Dj compagni di mille avventure che da sempre accompagnano il tuo percorso? Il programma World Music FM, che ormai da sette anni è diventato un cult, è una parte importante della mia carriera. Nacque inizialmente da un’idea di Fabrizio Inti, poi sviluppata in collaborazione con Meo, da cui derivano le finali F. (Fattori) e M. (Meo). Ha trovato la sua collocazione non solo in Italia, ma anche all’estero grazie al podcast e allo streaming, oltre ovviamente alla diretta. Oggi sono rimasto solo io come voce maschile e programmazione musicale, naturalmente la regia è sempre a cura di Fabrizio Inti. Si sono alternate diverse conduttrici, tutte a modo loro capaci e preparate. Ma è soprattutto con tanta ironia e amore per la musica che tutti i sabato pomeriggio si va in onda sulle frequenze di Radio Icaro. E fino a quando ci sarà la voglia e la determinazione di continuare questa avventura, lo faremo. Sempre con la stessa armonia. Nel tuo ambito lavorativo pensi che sia più facile trovare molte collaborazioni costruttive o tanta inutile invidia? Credi anche tu nel detto "Molti Nemici e Molto Onore"? "Molti Nemici e Molto Onore" non mi piace a prescindere. Però si, è chiaro che non sono circondato solo da amici. E l’invidia non credo sia la principale fonte di attacchi nei miei confronti. Credo piuttosto che sia una forma di incapacità di leggere il futuro attraverso la quotidianità. Cosa che invece a me riesce benissimo. Più di una volta mi sono trovato a conoscere la risposta prima ancora che mi fosse posta la domanda, solo osservando il mio interlocutore. Per carità, non vorrei essere frainteso, non mi sento un “mentalist”. Però, sicuramente, ho la capacità di osservare le persone e dedurre da come parlano, da come si vestono o da cosa mangiano, a quale ceto appartengono. È una cosa che mi riesce in maniera naturale. E comunque non è mai piacevole quando qualcuno ti accusa di aver sbagliato. Soprattutto quando ha ragione. Ci parli del tuo nuovo progetto che da tempo ci incuriosisce: "Musica Libera"? Musica Libera è una progetto che ha l'intenzione di rendere la musica accessibile a tutti attraverso il Free Download e che vuole sensibilizzare il rispetto del diritto d'autore attraverso la programmazione S.I.A.E. In parole povere significa: io te lo regalo, ma se lo suoni in discoteca, in un pub o in qualsiasi posto con gente che ascolta, compila un borderò S.I.A.E. Progetti ed aspettative future? Progetti tanti, forse troppi da portare a termine in una sola vita. Non pongo mai una scadenza ad un progetto. Anche a distanza di anni trovo sempre qualche piccola modifica da apportare. Le aspettative sono quelle che abbiamo tutti. Una vita migliore, un mondo migliore. Di solito chi dipende è uno che confonde il problema con la soluzione. Credo che l' incoerenza sia il più grande male del mondo. Mi piace cambiare se faccio felice chi amo, e me stesso! Perché non ho mai detto di essere un esempio da seguire. Non vi è mai successo di sentirvi altrove? I piedi fermi a terra e l’anima leggera, andare? A me si. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima. Ciao Ale. [Intervista di: Alessia Marani – Almax]

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