Progetto Almax

15112015

2012 Dicembre - Musica - CIONFOLI IVAN

ALMAX MAGAZINE

Ciao Ivan, ti ringraziamo per  la  tua partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Come ti sei avvicinato alla scrittura? E alla Musica? Io sono figlio di una donna che scrive racconti da non molto tempo e nipote di un’altra che scriveva poesie, entrambe amavano leggere e scrivere, per puro diletto; mia nonna e mio nonno amavano leggere qualsiasi cosa. In qualche maniera, quindi, la cultura è un attimino un dna della mia casa, incitato dalla mia famiglia che ha fatto si di potermi dare un’istruzione che, tuttavia, non è stata molto differente da una persona qualunque. Loro c’hanno provato a darmi una cultura, ma lo zuccone sono stato io. Dalla pubertà, poi, ho potuto comprare tutti i libri che volevo, la mia istruzione letteraria ha preso la strada del gusto e se da un lato ha sempre fatto a cazzotti con la scuola italiana, dall’altro l’ha ammirata per altri aspetti (con la nostalgia dei tempi dell’agorà greca). Considero cultura anche le chiacchierate genuine a tavola, con gli uomini maturi, specie agricoltori. Ho iniziato a fare musica per costrizione di mio padre che, per disperazione, non sapeva come strapparmi ai video giochi. Gli sarebbe andato bene tutto e non avendo potuto continuare lui a suonare, come un tempo tentò, a quel tempo credé di darmi ciò che non ebbe lui in primis. Si, dopo se ne pentì, perché divenni un incallito degli strumenti musicali e la cosa divenne cronica… In verità mi sono avvicinato a queste due arti perché le amo da morire, assieme alla pittura con cui non ho avuto modo di affacciarmi più che da ammiratore, e la rimpiango da tanto. Ci racconti un pò del Tuo percorso? Sono stato l’esatto contrario del ragazzo prodigio, ma la mia infanzia prometteva giusto il bimbo prodigio: avevo le doti che ho ora, ma per pesanti motivi famigliari e personali non ho potuto fare a quel tempo ciò che faccio ora. I miei inizi risalgono ai tempi di bebè, quando mia madre era cosciente che solo la Walt Disney poteva impedirmi di cappottarmi dal seggiolone; ero un bimbo che più che difficile, direi indemoniato (credibili parole materne), e la musica fungeva quindi da “esorcismo”. Da lì in poi, per l’appunto dalla pubertà e l’adolescenza, sarei tornato ad amare la composizione musicale e sapèr suonare degli strumenti, prima per diletto e poi per mano di professionisti che mi hanno indottrinato i fondamenti di un mestiere ch’è molto più difficile di quanto si direbbe. Qual è l'esperienza che ti ha regalato più soddisfazione? Tante cose: aver vinto i concorsi, dato metà ricavato delle vendite libri miei in beneficenza, scritto per qualsiasi persona avessi avuto modo (inclusa una volta per commemorare un defunto caro), dare miei scritti a gente che in qualche modo non aveva mai ricevuto un dono così, i complimenti raccolti ovunque andassi e anche le contrarietà da chi non mi ha mai digerito apertamente. Ma la più grande è stata quella di sapere di fare una cosa che sarà pur sempre mia, sentendomi dire: “Un giorno ti studieranno a scuola”, con me in eco: “Si si, come no…” Qualche sassolino nella scarpa? Gl’italiani hanno ciò che si meritano. Se vogliono cose diverse, debbono essere diversi. Vogliono ma non danno e vivono nella moderna paranoia del denaro, non tutti comprendono come ci siano risorse a costo zero e siano quelle più vigorose: date cose robuste ai giovani o saranno peggio di voi! È più facile vedere spendere 10€ di gratta e vinci che comprare un buon libro e farsi fortunati dentro. Lasciamo perdere, avrei tanto da dire. Nella scarpa ho i messi, altro che sassolino… Un sogno nel cassetto? Poter essere indipendente, sempre, sopravvivendo, facendo una vita dignitosa, con il tenore di vita che ho avuto sempre. Ho il terrore dei sogni delle rock star e tutto il baccano generato, io ho già ciò che sognavo da bimbo. I tuoi romanzi? Ne ho scritti diversi: uno tratta del tema dell’emigrante, un altro della vita di una prostituta che s’innamora di un poeta e riesce a cambiare vita, un altro di una notte in cui animali di un bosco riescono a parlare la stessa lingua di un signore e stabilire un’eterna alleanza. Attualmente lavoro ad un altro romanzo che tratta di un amore fortissimo, incestuoso, tra un fratello ed una sorella, che dividono anche il più piccolo segreto, dalle tinte del marchese francese De Sade, con toni palesemente erotici - pornografici. Ne ho un altro paio in mente, comici, basati sull’assurdità dell’epoca che viviamo, ammiccanti alla comicità del primo Antonio Albanese: un mio mito. Di cosa trattano le Tue due pubblicazioni? I primi miei due libri trattano di qualsiasi tematica che mi capitasse a tiro: amore, odio, religioni, sogni, fantasie derivate da racconti medievali, storia, viaggi mentali, ecc, in forma poetica quanto prosastica, andavo a periodi ed oggigiorno continuo su questa linea. Cosa ne pensi dei concorsi poetici? Hai mai partecipato ad un concorso? Come Ti sei trovato? Sono dell’idea di farli tutti, da tutti s’impara qualcosa. Il problema è la validità dei premi e chi li istituisce, in Italia nascono come funghi e non è raro intuire che qualcuno ci mangi su. È squallido, ma è la verità: i soldi vengono prima della cultura e nessuno fa nulla per nessuno. Siamo più vicini ai barbari che ai greci, sotto questo aspetto, e la cosa è molto triste: urliamo al genio un nuovo scrittore americano, quando ne abbiamo tanti qui che non riescono a farsi strada e spesso sono più bravi? Questo spiega perché un libro vende: perché qualcuno ci punta su ed in Italia si punta poco,perché l’ignoranza è ormai una virtù. Ho partecipato ad un ventina concorsi letterari, su per giù. Giusto oggi mi è arrivata la lettera in cui mi si diceva di averne vinto un altro e siamo a quota tre! Posso dire di essermi trovato bene, ma l’amarezza di tentare a vuoto o non sapere con chi veramente avrei avuto a chefare, non mi ha mailasciato. Tuttavia ho trovato incoraggiamento costante di mia madre e miei lettori più fedeli, costantemente. Credi nell'editoria Italiana? NO, ma l’ammiro per la sua forza di volontà ostinata. Progetti futuri? Altri hobby? Continuare a fare le cose quotidiane, solo questo. Amo leggere, praticare karatè, passeggiare, parlare con chi ne sa più di me delle cose del mondo, cucinare (so fare un dolce, dei primi, dei secondi, non sono stato preso ad un corso di pasticceria), filosofare mangiando la frutta fresca a tavola e rispondendo alle domande belle grandi di mio padre, stare su Facebook e vedere se qualcuno mi pensa, aggiornarmi sulle scienze ed in particolare  sull’astronomia, vedere mostre di quadri, fotografie, cinema, manifestazioni culturali. Quello che c’è, se posso, me lo gusto. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima. [Intervista di: Alessia Marani – Almax]

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