Progetto Almax

15112015

2013 Aprile - Cantautore - PAOLO FAN

Ciao Paolo, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax  Magazine di cui siamo onorati. Come ti definiresti? Cantante, cantautore, poeta, showman? Punkautore – è un termine inventato da un amico, mi piace perché il mio atteggiamento è punk, in me c’è un anarchico, autore perché scrivo canzoni. A me piace sul palco avere un atteggiamento di sfida verso il pubblico, apportare il mio egocentrismo affinché il pubblico possa quasi “spaventarsi” e allo steso tempo amarmi. Qualcuno mi ha rimproverato questo contrasto fra il contenuto serio e il modo quasi cabarettistico di presentarmi, ma lo faccio apposta. Voglio che il concerto mi assomigli. Io ho 2 personalità: una dolcissima, l’altra violenta. Ci sono concerti in cui ho un atteggiamento molto gioviale, altri in cui sento un’ira interna e devo impostarlo in modo provocatorio, addirittura offendendo qualcuno dei presenti. Devo essere me stesso – il palco è una grande bestia, un toro da domare. Bisogna sfidarlo spontaneamente, senza timori di ripetitività: ogni volta il pubblico è diverso. L’improvvisazione è per me fondamentale! Altrimenti non mi esibirei! Come si combina questo egocentrismo con il fatto di lavorare in un gruppo? Come “Incoscienti” abbiamo cominciato 4 anni fa, registrato 2 dischi e attualmente in organico ci sono 2 elementi nuovi. Tutti i musicisti apportano qualcosa di proprio, capiscono che la serata è impostata su un equilibrio istintivo. Interagiscono. Riescono anche loro a uscirne con motivazioni nuove. Perché siamo gli Incoscienti! Non si sa mai cosa succederà, anche la scaletta è improvvisata! Comunque l’armonia si trova, è una sorta di alchimia spontanea. Io scrivo e canto le canzoni, ma vorrei che tutti si sentissero dei leader – e si responsabilizzassero, dandomi possibilità di respirare! (ride) Scrivi da sempre le canzoni? Già da bambino, quando avevo 7-8 anni, non sapendo suonar nulla, scrivevo tanto e cantavo delle ore da solo in un garage in cui c’era un’eco bellissima. È stato il mio primo mixer naturale! Improvvisavo sia la musica che i testi, solo che non avevo la possibilità di registrare. Poi verso i 13 anni ho conosciuto il mio attuale pianista Stefano Elli e con lui abbiamo incominciato a scrivere qualcosa con più metodo e perseveranza. Poi alcuni anni fa ho conosciuto il violinista Igor Congedo e con lui abbiamo allargato il discorso e affrontato un festival dell’Alto Lario a Dommaso che ci ha portato grandissime soddisfazioni. (effettivamente hanno vinto – V.L.) Da lì è partito il motore, abbiamo trovato le chiavi e non ci siamo più fermati. Senza dimenticare il batterista Piero Croci, i chitarristi Marco Fattori e Paolo Iannone, e i bassisti Roberto Cerri e Alex Colombo. Grazie! Scrivi contemporaneamente la musica e il testo? Di solito è la musica che nasce per prima, ed è lei a suggerirmi il testo: detta gli accenti delle parole e la loro profondità. Poi volendo tutto è scomponibile, con un solo testo si possono fare 300 canzoni, ma mi fido del mio primo istinto. Se la musica mi ha portato a questo, evidentemente c’è un motivo. Uno dei tuoi testi – “Coda di cane” – negli ultimi concerti non lo canti ma lo reciti, in un tono molto diverso da quello originale. Come lo spieghi? Si prestava bene perché era talmente poesia che poteva essere presentata, risaltata anche in un contesto non strettamente musicale. A volte – ma raramente – il testo può diventare più bello e significativo della musica. Hai musicato egregiamente diverse opere del poeta comasco Mauro Fogliaresi, ed anche una mia. Cambia molto il tuo approccio in questi casi? Ti immedesimi nell’autore o fai diventare “tuo” il testo? Sì, il processo è completamente diverso, anzi è l’opposto. Proprio per questo è divertente. Nel momento in cui ho di fronte un testo, le parole mi devono suggerire la musica. E non so mai come andrà a finire. Tutto si svolgerà in una notte! È chiaro che devo entrare nell’autore del testo, e al tempo stesso in cui lo canto lo devo personalizzare alle mie corde ed attitudini vocali. In qualche modo diventa mio “per appropriazione illegittima” (ride). A volte affronto i testi che non riflettono affatto le mie idee e percezioni, e che comunque arrivano da un altro cervello. Questo è il momento in cui devo sperimentare perché tutto si possa amalgamare alla perfezione. Uno dei tuoi particolari che colpiscono, è il contrasto apparente fra lo stile musicale leggero, arioso – e gli argomenti spesso drammatici e atroci. Presumo che sia voluto… Credo di descrivere la realtà. Le atrocità e i drammi di cui parlo, sono parte dell’attualità contemporanea. È la realtà vista con i miei occhi. Siamo smodatamente equivoci. L’ascoltatore deve essere in grado di andare oltre la superficie. La canzone scontata mi dà fastidio. Poi le alterno con brani molto più briosi che possano in qualche modo bilanciarne i contenuti. Un altro contrasto: sei una persona “a modo”, positiva ed educata, senza vizi (apparenti) – ma anche senza una traccia di perbenismo e bigottismo, anzi…  Sono di indole curiosa. E ho anche vissuto momenti bruttissimi, ho conosciuto l’indifferenza e la malattia. Ho sezionato il mio corpo e la mia mente, ho sognato di essere un’altra persona. E quando scrivo sono effettivamente un’altra persona. La scrittura comporta distacco, è delirante. La verità è che da 10 anni assumo psicofarmaci, non so se mi abbiano guarito, sicuramente hanno inciso sulla mia quotidianità, quindi sul modo di affrontare le canzoni nella loro stesura e nella loro presentazione al pubblico. Tutti devono sapere che gli psicofarmaci creano dipendenza, spesso dei mostri. E questo si alaccia alle tematiche del progetto umanitario di “Oltre il giardino” al quale partecipi. Vuoi parlarne? Niente è stato probabilmente casuale come sembra. Mauro Fogliaresi (l’ideatore – V.L.) ha una sensibilità verso le persone precarie. Ci siamo conosciuti a cena da un’amica in comune e subito mi ha coinvolto. Ho aderito con grande entusiasmo. Perché le argomentazioni si avvicinavano ai problemi della gente che non è in grado di affrontare una normale quotidianità. Avendo sofferto in prima persona, ho ritenuto giusto aiutare questa minoranza poco riconosciuta. Lo spettacolo si rivolge a tutti, per sensibilizzare chi non si è mai avvicinato a questa dimensione – affinché si renda conto delle difficoltà che può un qualsiasi uomo avere in un determinato momento delicato della propria esistenza. Il filo è sottilissimo. Meglio guardare cosa c’è sotto.  E dopo questo bel discorso ricco di contenuti, concediamoci una domanda rituale: PROGETTI PER IL FUTURO?  Sto costruendo un’astronave. Ho ancora 10 posti disponibili. Presentare domanda d’iscrizione entro e non oltre il 2013. Destinazione sorriso. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima. [Intervista di: Veronica Liga]  

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