Progetto Almax

15112015

2013 Aprile - "BIG" Cantautore - ANDREA MINGARDI

Andrea Mingardi, cantante Bolognese di musica leggera e famoso membro nel panorama nazionale artistico Italiano, ci regalerà emozioni anche attraverso i suoi libri

Ciao Andrea, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax  Magazine di cui siamo onorati. Cominciamo dall’inizio. Mi racconti un episodio della tua infanzia che continua ad emozionarti? In realtà sono moltissimi, ho solo l’imbarazzo della scelta. Il più forte, comunque, rimane quello di mio padre che quand’ero bimbo insisteva per portarmi spesso a teatro a vedere spettacoli di varietà. Una volta andammo perfino a un concerto di Frank Sinatra e fu un evento di grande importanza musicale. Ricordo anche il pubblico reclamare a gran voce l’apparizione della splendida moglie di “The Voice”, all’epoca Ava Gardner, che dovette dunque concedersi anch’essa. Qual è stato il primo disco che hai acquistato? Sono stato un bambino piuttosto gracile, di conseguenza passavo molto tempo in casa e ascoltavo i 78 giri di mio zio, ma il mio primo disco acquistato fu di sicuro un brano rock, un successo di Little Richard. All'inizio della tua carriera musicale quali sono state le difficoltà che hai dovuto attraversare? Grandi difficoltà, sinceramente, non ricordo di averne incontrate. La frequentazione del Liceo è stata abbastanza sofferta, in quel periodo, dunque forse la limitazione più significativa era costituita dall’impegno scolastico, ma per il resto, ho iniziato a suonare col mio gruppo nel garage, e siamo partiti bene fin da subito. La prospettiva offerta dal futuro, per chi aveva voglia di fare, era ben visibile, contrariamente a oggi. Altra mia grande passione è ed è stata quella per il calcio: oltre a seguirlo allora come ora, ho anche giocato nella squadra giovanile del Bologna, ma la musica è sempre stata al primo posto. Come è maturata la scelta di adottare il dialetto per le tue composizioni? Le ragioni sono soprattutto di ordine fonetico. Il rock, il funky, sono generi musicali dov’è necessario cantare in inglese, non esistono in italiano parole tronche adatte a una simile metrica. “Get up”, ad esempio, non ha certo corrispondenza nella nostra lingua, e ha un suono che funziona. Il dialetto, al contrario, si presta molto di più in questo senso, può fornire termini più adatti ad essere cantati. E’ stata, dunque, una conseguenza necessaria al ritmo dei brani in questione. Tu sei un artista molto vicino alle nuove generazioni musicali. Quale rapporto intercorre e ti accosta ai giovani? Credo sia giusto mettere la propria esperienza a disposizione di chi ne ha meno, e a questo proposito ho creato il “Festival delle Arti”, una rassegna la cui partecipazione è gratuita e mirata a promuovere giovani artisti. Molte sono le discipline ammesse a partecipare, è sufficiente prenderne visione sull’omonimo sito. Si tratta di un concorso assolutamente trasparente, la cui finalità non è l’attimo di gloria da cogliere al volo, ma l’aiuto concreto ai vincitori, premiati con una Borsa di Studio e la possibilità di comprendere meglio come muoversi nell’ambito artistico. Come domanda ti parrà scontata ma il tuo parere ci interessa: cosa ne pensi dei talent show e come mai, a tuo parere, la discografia si è affidata al circuito televisivo? Ormai si pensa che programmi di questo tipo offrano scorciatoie per lavorare poco, che basti la faccia giusta al momento giusto nel programma giusto, e il saper cantare dignitosamente, per sistemarsi, diventando famosi con pochissimo sforzo. Tali format, invece, sono spesso più utili ai giurati, quando si tratti di cantanti di scarso successo o dalla carriera mai decollata, che non ai partecipanti. L’illusione del successo facile è fuorviante, da cui rischiano di uscire prodotti commerciali caratterizzati dall’omologazione, a cui è stato dato un simile imprinting musicale. La formazione, invece, è molto importante e i termini di paragone dovrebbero essere significativi. Io, che ho avuto la fortuna di frequentare anche Ray Charles, tra gli altri, non riesco ad appassionarmi a qualcosa che non sia eccellente. Torniamo sul terreno musicale. C'è un artista che stimi con affetto, e se sì, per quali motivi? Sono stato amico di Dalla, e lo stimavo sinceramente per le sue straordinarie qualità. Un personalità artistica davvero unica. Come ho già detto, volgo all’assoluto, i miei criteri di valutazione sono elevati e non mi accontento della semplice bravura. Cerco grandi emozioni. C'è una tua canzone a cui sei particolarmente affezionato e che non manca mai nel tuo repertorio live? Sono molto legato a “Datemi della musica”, brano inciso da Mina, che tuttora lo considera un autentico monumento della musica italiana. Risale agli anni ’70, le sonorità sono intrise di blues e soul mentre il testo può sembrare un testamento. Ne sono orgoglioso ed è per me così importante che non lo eseguo nei concerti, nonostante spesso mi venga chiesto dal pubblico, in quanto lo reputo una cosa troppo personale. Ti ringrazio per la disponibilità e per concludere, ecco la domanda di rito: quali sono i tuoi prossimi progetti futuri? Grazie, ti seguiremo come sempre.  Gli spunti non mi mancano. La musica è come sempre il primo impegno: sto preparando il nuovo disco e la tournée. Inoltre, ho ricevuto un paio di interessanti proposte cinematografiche e sto scrivendo un libro sul rapporto che ha legato la mia famiglia agli animali negli ultimi vent’anni. Rapporto così speciale ed esclusivo da essere, a mio avviso, spesso più intenso e determinante di quello tra persone. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Martina Galvani & Almax]

 

 

 

 

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