Progetto Almax

15112015

2013 Maggio - Scrittore - WILLIAM PRADA

Ciao William, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax  Magazine di cui siamo onorati. Come ti sei avvicinato alla scrittura? L’unica cosa che ricordo bene è questa: da piccolo mi piacevano moltissimo i film polizieschi, e ricordo che allora c’era un cartone fantastico che trasmettevano in tv. C’era questa specie di coniglio, forse era un altro animale – non ricordo bene – ma di lavoro faceva l’agente segreto. Risolveva un sacco di casi, e mi appassionava. Non vedevo l’ora che lo trasmettessero, le puntate avevano – per quanto io fossi piccolo – una trama molto matura. Ebbene, io lì cominciai a scrivere storie poliziesche. Il colpo di grazia poi me lo diede mia zia, la sorella di mia madre, che mi regalò una macchina da scrivere. Da quel momento in poi mi dedicai alle storie di agenti segreti che risolvevano casi. Purtroppo tutto il materiale è andato perso, ma ho ancora, chiusa in una scatola, la prima cosa che ho scritto a macchina. Forse un giorno la pubblicherò. Qual è stato il tuo percorso, fino a questo momento? È stato un percorso breve. Ho sempre scritto per conto mio: racconti, storie, appunti vari senza una qualche logica. Poi bisogna dire che ho avuto sempre parecchi contatti con editori e con persone che ruotano attorno al mondo dell’editoria. Solo di recente, però, ho deciso di pubblicare un “librino” in ebook. Di cosa tratta la Tua pubblicazione? Questa è una bella domanda. Potrei dire di tutto e di niente. Ciò che vorrei dire, però, è questo: “La vita non dura un quarto d’ora” parla di amore, di famiglia e di sentimenti. È una cosa che teoricamente non avrei dovuto – mai e poi mai – pubblicare. È una storia piccola, nata dal bisogno di raccontare e forse da un certo accumulo di sentimenti. È stato come svuotare la cantina, o uscire con la testa dall’acqua dopo che hai trattenuto il respiro. Mi ha fatto bene scriverla, e anche rileggerla. E, inaspettatamente, sta facendo bene anche ad altre persone. Incredibile. Come nasce un Tuo scritto? Da dove trai gli spunti? Non c’è una modalità, o uno schema. Tutto mi parte da un’idea che considero buona, una cosa del tipo: “Potrei parlare di”, e poi inizio a scrivere a raffica, quasi senza una logica. Parto però sempre dal finale, o meglio, l’idea di base la trasformo sempre nel finale del libro o del racconto. Poi vado a ritroso e incastro per bene i pezzi. Nel mio primo librino questo non è avvenuto, c’è stata solo una scrittura potente, veloce, senza punti morti o pause. Chi lo leggerà, capirà. Cosa pensi dei concorsi editoriali? Sono un’ottima cosa, penso siano un passo doveroso per chi vuole promuoversi. Sono un buon punto di partenza, insomma, forniscono visibilità e il tuo nome circola alla grande tra gli addetti ai lavori. Se vinci, poi, è anche meglio. Una soddisfazione? Tante. Una su tutte, aver collaborato con parecchie persone importanti. Non parlo di “vip” nel vero senso della parola, ma di persone che mi hanno trasmesso molto. L’incontro con il mio editor è stato sia terapeutico che illuminante. Grande persona e grande professionista. Parlando del libro, invece, è stato meraviglioso ricevere commenti spontanei, e anche le prime recensioni. Tutte positive, tra l’altro. Qualche sassolino nella scarpa? Non saprei. A dire il vero, io so andare oltre. Non porto rancori profondi. Probabilmente, a livello editoriale, perdere tempo per via di alcune persone poco professionali. Io penso che per fare l’editor, l’editore, il grafico e via dicendo, servano parecchi elementi: studio, dedizione, voglia di fare, impegno, ma anche quelle cose che uno – in teoria – dovrebbe avere di suo. Prendiamo l’adattabilità, l’educazione. Riassumendo, uno non può spacciarsi come professionista, quando è solo un dilettante. In questo modo perde tempo lo scrittore – che non vede il suo lavoro pubblicato o che lo vede editato con troppa fretta e superficialità – e l’editore rischia di perdersi dei talenti. Io però sono positivo, mi sento fortunato ad essere qui. Sogni nel cassetto? Ricevere feedback positivi da colleghi e scrittori, o anche critiche costruttive. Poi, pubblicare altro materiale, questo è poco ma sicuro. Anzi, ho già parecchi manoscritti pronti! Credi nell'editoria Italiana? Ritieni l’autopubblicazione un’alternativa valida? La domanda è strana. Credo nell’editoria italiana, sì, io ci credo, ma allo stesso tempo vedo che ci sono parecchi editori improvvisati. Credo che in proporzione siamo ai livelli del pischello che alla domanda: “Che lavoro fai?”, ti risponde: “Faccio l’imprenditore!”. I buoni libri ci sono, e ne ho letti tanti. Ci sono autori che si promuovono alla grande e alcuni con ottimi risultati, non sfigurano certo di fronte a scrittori pubblicati con grandi Case. L’autopubblicazione è un’ottima alternativa, ma in molti casi vedo autori scoraggiati da incompetenti e costretti – perché esasperati – a pubblicarsi da soli. E ripeto, con ottimi risultati. Ci sono scrittori autoprodotti che si trovano in classifica, non so se mi spiego. Alcuni, poi, sono diventati punti di riferimento in questo settore. E a loro voglio dire, “Siate fieri di quello che siete riusciti a fare!”. Quali sono i tuoi progetti futuri? Pubblicherai a breve altre opere? Progetti futuri ne ho tanti. Intanto sto promuovendo il mio libro, poi sicuramente ne pubblicherò altri. Come dicevo, ho parecchi manoscritti pronti. E poi chissà… Al momento, mi sto godendo l’affetto che mi stanno dimostrando in molti. Non pensavo. La gente che ti scrive solo perché tu – scrittore – hai regalato tanto… è la migliore delle aspirine. E credetemi, c’è da commuoversi insieme a loro. Come a dire che la vita, ok, è strana, ma strana in senso buono. Per il resto, sono felice così. Ti ringrazio comunque per l’intervista, e auguro una buona lettura a tutti quelli che leggono e che hanno letto “Almax Magazine”. È davvero una grande rivista, fatta da gente professionale che ci sa fare. William. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Martina Galvani]   

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