Progetto Almax

15112015

2013 Novembre - Scrittore - EUGENIO NASCIMBENI

"Sono nato nel 1960 a Milano. Sposato, papà di tre bellissimi figli, sono appassionato di libri, scrittura creativa e musica, in special modo rock americano e blues. In campo narrativo ho debuttato nel 2007 con il romanzo thriller "Il traghettatore" pubblicato da Leonardo Facco Editore cui hanno fatto seguito altri romanzi e raccolte di racconti pubblicate in selfpublishing. Nel mese di giugno 2012 ho pubblicato con Lettere Animate Editore il romanzo "L'angelo che portava la morte" un giallo classico, avvincente e pieno di colpi di scena, ambientato in Sardegna, già ordinabile in tutte le librerie. Nel mese di ottobre 2012 ho pubblicato un romanzo fantasy "La profezia di Karna e l'amuleto maledetto" con Falzea Editore. Colleziono segnalibri, campanelle, bicchieri di vetro artistici. I miei sogni nel cassetto sono un viaggio nel Brasile di Jorge Amado, uno dei miei scrittori preferiti, e nel New Jersey di Bruce Springsteen, la mia grande passione in campo musicale". 

Ciao Eugenio, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Come ti sei avvicinato alla scrittura? Devo dire che mi è sempre piaciuto scrivere. Lo facevo da ragazzino quando imbracciavo la mia chitarra e  provavo a buttare giù il testo di qualche canzone, o quando davo libero sfogo alla mia sensibilità di adolescente con le prime poesie. Questa passione è cresciuta poi negli anni successivi, complici le buone letture che hanno stimolato la mia creatività e che mi hanno permesso di affrontare in maniera strutturata la composizione dei primi racconti. Nel 2007, finalmente, il sogno della pubblicazione del mio primo romanzo, “Il traghettatore”, si è avverato, e questa soddisfazione mi ha incoraggiato a proseguire. Quale genere letterario preferisci narrare e quale leggere? Diciamo che ho sempre avuto una naturale inclinazione per il thriller e più in generale per le trame gialle, piene di mistero e suspense. Ricordo che da bambino divoravo i Gialli per ragazzi della Mondadori, quelli che avevano per protagonisti i fratelli Hardy o la simpatica detective Nancy Drew. Crescendo mi sono poi avvicinato ai grandi nomi che hanno reso celebre la letteratura di genere poliziesco come Agatha Christie e Arthur Conan Doyle, tanto per citarne un paio. In seguito ho scoperto autori come Edgar Allan Poe, Lovecraft, Le Fanu, King, Chandler, Hammet e molti altri ancora. Come scrittore, dunque, ho sempre trovato più congeniale il thriller nelle sue svariate forme, anche quelle di natura fantastica. Come lettore amo lo stesso tipo di storie, ma apprezzo anche la letteratura non di genere: il mio autore preferito in assoluto, infatti, è Jorge Amado che è stato uno straordinario e superbo cantore del Brasile e della sua gente. Sappiamo che ami la musica rock, soprattutto quella di Springsteen. Mentre scrivi, ne ascolti? Quando scrivo preferisco rimanere molto concentrato su ciò che faccio e dunque evito qualsiasi distrazione. La musica, tuttavia, ricopre un ruolo a tal punto fondamentale nella mia vita di tutti i giorni che non riuscirei proprio a farne a meno. Le sonorità rock e blues, unitamente alla lettura e all’approfondimento dei testi musicali, sono in grado di procurarmi sensazioni vibranti e suggestioni così intense che talvolta riescono persino a fornirmi più di uno spunto creativo che poi sviluppo, come detto, in perfetto silenzio quando mi trovo davanti al mio foglio di Word.  Da dove trai gli spunti per un tuo scritto? Ti capita di attingere a qualche tua esperienza personale? Spesso la realtà supera la fantasia e quindi la lettura della cronaca nera di un quotidiano, ad esempio, può senz’altro suggerire molti spunti per concepire una storia piena di mistero. In altri casi può essere determinante possedere una buona dose di fantasia e uno spiccato spirito di osservazione per cogliere, magari nell’espressione di un volto incrociato in un luogo pubblico, piuttosto che in un banale oggetto d’uso comune, l’ispirazione giusta per avviare una storia convincente. Le buone idee, tuttavia, possono nascere ovunque ed in qualunque momento, magari anche quando si è immersi nella vasca da bagno,come si dice accadesse ad Agatha Christie. In un paio di casi le esperienze personali mi hanno suggerito l’idea per avviare una storia: è capitato con il mio romanzo d’esordio “Il traghettatore”, ideato durante un viaggio a bordo di una nave della Tirrenia, e con il mio ultimolibro “La profezia di Karna e l’amuleto maledetto” pubblicato da Falzea editore, concepito in seguito alla scoperta di un antico sepolcreto celtico a pochi metri di distanza dalla casa natale di mio padre, in Carnia.  Esiste un autore che letterariamente consideri un punto di riferimento?Penso che Stephen King sia un punto di riferimento per tutti quelli che scrivono dei thriller e dunque lo è anche per me. Nel corso degli anni ha avuto delle intuizioni particolarmente geniali: lo stile ed il modo in cui sviluppa il tessuto narrativo lo hanno reso, e lo rendono ancora oggi, un modello per un grande numero di scrittori. Una soddisfazione avuta come scrittore? La soddisfazione più grande fu quando nel 2007 ricevetti una mail da Leonardo Facco, un editore free della bergamasca al quale avevo mandato il manoscritto del mio primo romanzo “Il traghettatore”. Mi scrisse: “ho letto il tuo libro e l’ho trovato eccellente. Incontriamoci per parlare della pubblicazione”. Lessi la frase più volte stropicciandomi gli occhi, quasi incredulo. Provai le stesse emozioni anche nel 2012 quando l’editore Lettere Animate pubblicò il mio quarto romanzo giallo “L’angelo che portava la morte” e quando Falzea Editore, distribuito da RCS, fece uscire il mio ultimo romanzo fantasy “La profezia di Karna e l’amuleto maledetto”. Qualche sassolino nella scarpa? Credo che ogni scrittore abbia ricevuto dei rifiuti da parte di qualche editore e anch’io non faccio eccezione. Fa parte delle regole del gioco ed uno deve accettarle. Un po’ come dire: se i pugni ti fanno male, non salire sul ring. In genere, comunque, non porto mai rancore e non sono un tipo vendicativo. Sogni nel cassetto? Tra quelli più a portata di mano ci sono due viaggi: uno nel New Jersey sulle tracce dei luoghi storici di Bruce Springsteen, l’altro nel Brasile, una terra che amo particolarmente per la sua grande cultura. Un sogno più difficile da realizzare è la riduzione per il cinema di uno dei miei romanzi. Credi nell'editoria Italiana? I nostri editori hanno la tendenza a non investire sugli esordienti, cosa che in altri Paesi, penso soprattutto agli anglosassoni, è assai più frequente. Non esiste più la figura del “talent scout” che sa scovare nuovi autori e ci si limita soltanto ai nomi sicuri, quelli che garantiscono, a scatola chiusa, certi numeri in termini di vendite. Non dico sia sbagliato concettualmente: il libro è un bene di consumo e un grosso editore deve vendere anche per pagare gli stipendi dei lavoratori. Ciò premesso, la cultura non si fa solo e soltanto con i numeri, ed una maggiore sensibilità nei confronti dei nuovi autori, che magari propongono linguaggi moderni e forme espressive innovative, sarebbe senza dubbio una cosa auspicabile. Nel panorama nazionale, tuttavia, ci sono anche delle case editrici piene di idee nuove, come ad esempio Lettere Animate con cui ho pubblicato “L’angelo che portava la morte”: la speranza è che molte altre case editrici seguano il loro esempio. Quali sono i tuoi progetti futuri? Dopo avere affrontato la sfida della poesia, con la raccolta “Spiriti Immortali” pubblicata di recente e dedicata ai grandi nomi della musica, del cinema, dello sport, credo che ritornerò ad occuparmi del mio genere preferito. Ho qualche buona idea, ancora in fase embrionale, per un paio di romanzi thriller-noir, anche se mi piacerebbe cimentarmi con un romanzo squisitamente gotico… Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Martina Galvani]

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