Progetto Almax

15112015

2013 Dicembre - Scrittrice - TINA CACCIAGLIA

Ciao Tina, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Come ti sei avvicinata alla scrittura? E’ una passione che ti accompagna da molto tempo? Da bambina mio padre mi raccontava tantissime storie inventate da lui e mi diceva sempre che avrebbe dovuto scriverle, ma non lo fece mai. Questo è il primo messaggio che mi è arrivato: se hai una storia la devi  scrivere se no andrà perduta.Durante l'infanzia ho cominciato a leggere con voracità i romanzi di Salgari, poi la Alcott e la cara vecchia elegante Liala. Nell'adolescenza ho divorato tutti i maggiori classici della letteratura, innamorata di alcuni di questi di una passione che dura ancora oggi. Negli stessi anni delle classi elementari ho cominciato a scrivere e continuato praticamente per tutta la vita... ma il coraggio di dirlo agli altri, che non fossero le amiche intime con cui si condividono i segreti, mi è venuto tanto tempo dopo, quando ero più che adulta. Secondo te, narrando si può prescindere dalle proprie esperienze personali!? In genere credo che chi, nei suoi libri, racconta la propria vita debba essere un grande scrittore altrimenti  il risultato è più che deludente. Ognuno di noi ha una sola vita, ed essendo la propria con il suo carico di gioie e dolori, esperienze e avvenimenti, importante per se stessi, si finisce per pensare  che sia interessante per tutti. Non è quasi mai così, in genere si ha l'effetto di guardare il proprio ombelico. Solo alcuni scrittori sono stati capaci di scrivere di sé, permettendo al lettore di vivere quell' empatia che unisce il narratore al fruitore del libro, perciò sono sempre molto severa con i cosiddetti romanzi di formazione. Raramente sono buoni libri, maquando capita siamo di fronte ad alta letteratura.  Al tempo stesso credo che lo scrivere non possa mai prescindere da ciò che si è e da quelle che sono state le nostre esperienze e la nostra cultura. Non voglio dire che se io invento un serial killer, poi io vada ammazzando realmente la gente per farne esperienza. Piuttosto è che in un contesto di fiction noi trasportiamo il nostro bagaglio culturale, ma anche gli odori, i colori, le armonie, o disarmonie del contesto che ci appartiene. Se si cerca di fare esclusivamente un operazione di fiction, anche questa come quella della scrittura biografia, finisce spesso per essere deludente. Nel tuo romanzo la superstizione e le credenze popolari permeano una trama di genere noir, benché mista a caldi accenti di erotismo. tu che ne sei autrice, sei superstiziosa?  Ti cito il titolo di una commedia di Peppino de Filippo: Non è vero, ma ci credo. Sono una persona estremamente razionale e quindi la mia risposta è no, al tempo stesso mi rendo conto che la vita è piena di piccoli rituali scaramantici che abbiamo tutti noi. Rituali che non debbono essere per forza il cornetto rosso o il gobbetto, ma anche andare al primo colloquio di lavoro sempre con la stessa borsa, o lavarsi le mani ogni volta prima di uscire di casa, insomma un qualsiasi gesto sincopato e ripetitivo.Quale sociologa, poi, mi hanno molto incuriosita le superstizioni, intese come ciò che sopravvive del passato di un popolo in quei misteri e quei riti di cui è andato perduto il significato originale. Questo piccolo patrimonio di conoscenze ho avuto voglia di raccontarlo e ho scelto di farlo all'interno di una trama noir.  Ti confesso, che per hobby, e unicamente per questo, mi piace raccogliere sulla mia libreria tanti piccoli oggetti scaramantici comprati in giro per il mondo. Chissà, potrebbero anche funzionare! Letterariamente, esiste un autore o un’autrice che consideri un punto di riferimento? Avendo cominciato a pubblicare non da giovane, Camilleri è il mio mito. Mi piacciono i suoi romanzi, i suoi gialli e il modo in cui ci racconta la sua Sicilia. Tra gli scrittori i miei preferiti sono troppo in alto per poterli assumere apunti di riferimento e credo che oggi come oggi siano irraggiungibili. Sono in assoluto Thomas Mann, I Buddenbrook, è il libro che amo di più, letto e riletto un numero infinito di volte e Margherita Yourcenar con Memorie di Adriano. Quale genere preferisci leggere? Nella scelta di cosa leggere, non ho mai fatto una questione di genere, ma di qualità. Ogni libro se scritto bene mi può piacere. Solo due generi ho serie difficoltà a leggerli: la fantascienza e il fantasy. Anche capolavori come “Il Signore degli anelli” finiscono per annoiarmi dopo poche righe...è una questione di feeling, che io non provo. Leggo volentieri i gialli, i noir e per fortuna oggi è un fiorire di bravi scrittori e scrittrici di questo tipo di letteratura. In generale poi preferisco leggere autori italiani.Una soddisfazione avuta come scrittrice? Di gioie ne ho avute tante, dall'essere nominata per merito al Premio Calvino, al vincere il concorso nazionale Io Scrittore. La più preziosa però è stata la telefonata che non ti aspetti. Anni fa avevo pubblicato un piccolo racconto su di un giornale, molto tempo dopo mi giunse, improvvisa, una telefonata di una persona abbastanza importante che aveva letto il mio racconto, si era industriato a trovare il mio recapito telefonico, e che entusiasta del mio modo di scrivere mi offriva di scrivere testi e collaborare con lui a un bel e grande progetto.  Se invece che di gioie parliamo ancor più di soddisfazione, l'unica e vera soddisfazione che può ricevere una persona che scrive e vorrebbe pubblicare è la risposta di un editore all'invio del tuo manoscritto. E io questa l'ho avuta. Sono convinta che solo una parte terza che investa il suo denaro su di te, è un riconoscimento vero del tuo lavoro. Quella è l'unica bilancia su cui va soppesato il valore del tuo sogno o della tua illusione. Qualche sassolino nella scarpa? Assolutamente no. Non mi piacciono le ripicche, le vendette, le rivalse...penso che la vita alla lunga dia a ciascuno il suo. Se hai seminato vento non potrai che raccogliere tempesta, secondo me c'è una grande verità in questo antico detto. Sogni nel cassetto? Avere sempre storie da raccontare. Ogni giorno mi parrà sempre bello e pieno finché non si esauriranno la mia grande curiosità verso la vita e la mia voglia di narrare. Credi nell'editoria Italiana? Credo che per l'editoria italiana come per ogni altra cosa italiana ciò che la può salvare è solo la qualità. Come possediamo la maggior parte del patrimonio artistico e culturale del mondo, come possediamo la più pregiata sartoria, e alcuni nostri prodotti viticoli e alimentari ci siano invidiati per l'estrema qualità, così non dobbiamo dimenticare quanto l'Italia ha significato nella storia della letteratura. Se rincorriamo il facile guadagno dell'editoria a pagamento, se sforniamo libri che fuori dall'Italia nessuno acquisterà, se permettiamo alla mediocrità di imporsi sul mercato, non credo che si metterà bene per l'editoria italiana che non potrà competere in nessun modo su queste basi con il mercato mondiale. Inoltre penso che gli editori dovrebbe anche cercare nuove vie per il suo sviluppo, ora che su internet i libri come la musica sono facilmente scaricabili in modo illegale. La pirateria porterà come è stato per la musica e i film, alla fine dei librai e a cascata degli editori e degli autori. Vuoi parlarci dei tuoi progetti futuri? Scrivere, studiare, approfondire, e  ancora scrivere. Spero di passare in questo modo il mio futuro prossimo e remoto...e ovviamente mi auguro che ci sia sempre un editore pronto a condividere con me il cammino. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Martina Galvani]-----------------PROSSIMAMENTE…

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