Progetto Almax

15112015

2012 Dicembre - Scrittore - FRANCESCO PAOLO DELLAQUILA

Ciao Francesco, ti ringraziamo per  la  tua partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Come ti sei avvicinato alla scrittura? Oserei dire che non sono stato io ad avvicinarmi alla scrittura ma il contrario. Uno scrittore non nasce con la stessa predisposizione di altri artisti, come musicisti, pittori, scultori. Non c’è, a parere mio, chi nasce col talento di scrittore. Scrittore si diventa attraverso lo studio, attraverso la comprensione di meccanismi atti alla realizzazione di quelle opere che saranno consegnate alla letteratura. Lo scrittore nel suo romanzo trasforma le realtà del disordine, in realtà di grande ordine, organizza la vita dell’essere umano che possa dare sicurezza, certezze e libertà. Il tuo percorso? La mia esperienza di scrivere nasce sin dai banchi di scuola quando i miei insegnati di lettere mi rimproveravano di essere troppo complicato nei temi in classe. Ero convinto, e lo sono tuttora, che la scuola affronta la letteratura in modo troppo schematico e con poca capacità critica. Spesso mi veniva marcato in rosso di andare fuori tema, d’aver parlato di tutt’altro. Quando poi ho vinto un concorso interno, indetto dall’Istituto stesso, ho forse capito che ero nel giusto. Il mio percorso ha proseguito sempre nell’assoluto silenzio, non ho portato da subito a conoscenza di nessuno i miei scritti, se non in modo privato e sporadico. Con all’avvento di internet le cose sono un po’ cambiate. Se a questo ci aggiungo d'aver conosciuto personalmente personaggi di un certo spessore culturale, posso dire che il mio percorso si è certamente evoluto grazie anche ai loro consensi. Di cosa trattano le tue pubblicazioni? Le mie due pubblicazioni trattano apparentemente due temi diversi: l’amore e la vita, ma l’amore è vita e non può esserci vita senza amore! Nel mio primo libro dal titolo “L’altro Senso” cerco di poter dare risposte ai tanti quesiti che affliggono l’uomo, di rassicurarlo dal timore dell’ignoto consegnandogli alcune ‘certezze’. Impresa alquanto ambiziosa che non potevo affrontare con i mezzi consueti da ‘comune mortale’. Ci ho riflettuto a lungo prima di trovare un modo possibile per far questo. Sapevo quali erano le domande e come avrei sviluppato i vari temi, ma non le risposte. Stavo quasi abbandonando il progetto, anche se avevo cominciato a scrivere qualcosa. Poi arrivò l’idea, arrivò durante un sogno. Sì, fu proprio un sogno a svelarmi il ‘segreto’ di come avrei aggirato l’ostacolo. Chi legge il libro non trova certo tutte le risposte che affliggono l’uomo, ma sicuramente in parte sarà liberato dai molti dubbi e soprattutto da quella paura dell’ignoto che è causa del timore innato della morte. “Il mistero del bacio nell’alone rosso di una rosa” è la mia seconda pubblicazione. La sua preparazione è stata lunga, laboriosa e meticolosa. L’esaltazione dell’amore avviene attraverso un collage di un numero corposo di vere e proprie lettere d’amore, scritte per lo più in età giovanile, e che conservo ancora, il più delle volte indirizzate a figure femminili e mai consegnate. Il percorso del libro si basa essenzialmente su questo scambio epistolare seguito, volta per volta, da considerazioni, analisi e approfondimenti, che non potevano essere espressi, se non adesso con la consapevolezza che ho raggiunto con l’età. Il messaggio che si coglie con la lettura dell’intero libro, è quello universale dell’amore, della sua capacità di scolpire l’uomo avvicinandolo il più possibile alla volontà del suo Creatore. Riporto uno stralcio dei tanti commenti per meglio precisarne il contenuto: - Senti, sono ancora talmente presa da quel libro che non posso confondere le idee. Lo leggo e rileggo e continuo a chiedermi come hai fatto a scriverlo, ad esternare tutte le sfaccettature dell’amore senza cadere nemmeno per un nulla nel volgare. Cos’altro avremo noi da dire oltre quello che tu hai già detto? Complimenti veramente, sei grande. Ada Jacono. - Alla sua uscita, il libro ha ottenuto il primo posto settimanale di vendite nel sito, attualmente occupa il 180° posto in classifica su un numero interminabile di libri pubblicati! Concorsi poetici? Penso che i concorsi poetici siano eventi che potrebbero dare ulteriore spinta allo scrivere poesie, uno stimolo perché si potesse sempre migliorare. Tuttavia, più delle volte, si ha la sensazione che possano essere pilotate, insomma che non siano del tutto trasparenti. Quelle poche volte che ho partecipato, e non vinto, “non mi sono trovato affatto”. Ma non è certo questo tipo di riconoscimento che cerco. E neppure altri! Credi nell'editoria italiana? L’editoria italiana è una macchina che si muove in un deserto rigoglioso di opere spoglie, misere e povere. È una perfetta conduttrice di quelle manovre solo per propri interessi tipico di tutte le società a scolpo di lucro. Non ho mai creduto che rappresentassero e divulgassero in modo credibile la cultura e per questo non mi sono mai affidato alle loro illusorie promesse. Ne deriva che le mie ‘opere’ le pubblico per conto mio. Quando sono stato chiamato al telefono per essere informato che una poesia la consideravano meritevole di pubblicazione in un’antologia ed ho chiesto subito quanto mi sarebbe venuto a costare, ho rafforzato ancor più il convincimento di quanta ipocrisia matura in tutte le case editrici. Ho il convincimento che se un’opera d’arte ha un certo valore, dovrebbe essere la casa editrice a pagare da subito l’autore e non il contrario! L' esperienza che ti ha regalato più soddisfazione? Non c’è un’esperienza che possa soddisfare chi scrive! Se così fosse si smetterebbe di scrivere o per lo meno, si perderebbe lo stimolo giusto per far sempre meglio. Sassolini nella scarpa? Ogni volta che compongo qualcosa per me è un ‘togliermi un sassolino’ indipendentemente da tutto ciò che può produrre in me e negli altri. Un sogno nel cassetto? Se ne avessi solo uno non mi basterebbe. Credo che durante il proprio percorso se ne accumulano talmente tanti da non poterli più distinguere se sogni oppure stupidaggini, benché entrambi irraggiungibili! Romanzi? Di romanzi ne ho scritti due anche se non possono essere classificati come tali nel senso classico delle narrativa. Se non penserei di scrivere un altro romanzo che verterebbe sul senso vero della vita e del perché “noi siamo noi”, non ci sarebbe motivo valido che continuassi a scrivere. Progetti futuri? Anche questa domanda mi fa un po’ sorridere, non perché non sia da porsi, ma perché devo riportare la stessa risposta precedente. Se non avessi progetti futuri smetterei di scrivere. Chi non ha progetti vive nell’immobilismo, nella fase di attendere giorno dopo giorno quella condizione vicina alla fine. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima. [Intervista di: Alessia Marani – Almax]

SFOGLA IL MAGAZINE

Lascia un commento