Progetto Almax

15112015

2013 Gennaio - Scrittore&Regista - PAOLO GALASSI

Ciao Paolo, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Come ti sei avvicinato alla scrittura?  Scrivo da sempre, per me principalmente. Trovo nella scrittura un efficace veicolo di confronto con me stesso, le mie emozioni, le mie fantasie, le paure, i sogni o la realtà. Scrivendo imparo a conoscermi, giorno per giorno. Quello che scrivo mi regala il riflesso più limpido e trasparente dei miei stati d'animo. Scrivendo si ha la possibilità di liberare fantasie ed emozioni, smontare mondi e crearne di nuovi che possono anche, nella migliore delle ipotesi, essere condivisi e convissuti anche con altri. Alla fine, non credo di essermi mai avvicinato intenzionalmente alla scrittura, semplicemente non ricordo un giorno della mia vita in cui non l'abbia fatto. Il Tuo percorso? Non posso pensare alla mia scrittura senza pensare allo lo stesso tempo al rap e al cinema. Per farla breve artisticamente parto dalla musica, dall'hip hop, a fine anni '80 come rapper, per passare poi alla discografia dal 1999 al 2012. L'opportunità di viaggiare per mezzo mondo grazie alla musica mi ha permesso di avvicinarmi pian piano al mondo dei videoclip, per i quali ho iniziato a scrivere soggetti e sceneggiature ispirandomi ad un concetto più “filmico” rispetto agli obsoleti cliché di settore, in un mix di rap e settima arte. Dai video ai cortometraggi è stato un lampo. I miei video erano già piccoli cortometraggi, piccoli film. Nel 2009 ho pubblicato per Edizioni Tabula Fati io primo libro “Stop. Rewind. Replay” senza quasi rendermene conto. Era un periodo difficile della mia vita e in quel nuovo percorso avevo trovato il veicolo per ritrovare una via di fuga dai problemi e dalla quotidianità. Grazie a quel libro all'improvviso nuove energie, nuovi stimoli, nuove opportunità erano entrate nei miei giorni, e divenute essenziali come l'aria. Mi ha ridato vita. Di cosa tratta la tua pubblicazione? Nel 2010 stavo cercando con Lorena Montagnini, mia co-sceneggiatrice, l'idea per il soggetto di un film. Mesi di nulla più assoluto, buio totale. E fu' proprio una mia riflessione su quel “buio totale” che avvolgeva la mia ispirazione che arrivai a ragionare sull'idea di un black out totale. L'assenza di ispirazione che diviene ispirazione... Da lì abbiamo iniziato a fare ricerche sui black out nel mondo, imbattendoci nel messaggio video della National Academy of Sciences degli Stati Uniti che ipotizzava un apocalittico black out globale il 21.12.2012, indirettamente (?) a supporto delle teorie sulle profezie Maya e la “fine del mondo”.  “Cosa accadrebbe se, da un momento all'altro in un giorno qualsiasi della nostra vita, perdessimo improvvisamente la possibilità di fare tutto quello che siamo abituati ad utilizzare e avere? Da un momento all'altro niente più luce, telefoni, internet, radio, tv, e di lì a poco privati anche di tutto quello che è alimentato ad energia elettrica: il mondo attuale, in pratica. Una drastica e sconvolgente inversione di marcia delle nostre certezze e della nostra visone di “futuro.” Sono queste le domande e gli elementi che mi catapultarono in ricerche e studi sulla società e sullo scenario delle probabili conseguenze scatenate da un evento del genere, e successivamente concepire e partorire “Non ci resta che scrivere (2012 Diario di inizio Umanità)” scritto a quattro mani con Lorena Montagnini e pubblicato da Andrea Mucciolo per Edizioni Galassia Arte di Roma. Un romanzo che sfiora le grandi paure di oggi, e racconta di un'umanità che si riscopre dando il meglio di sé, grazie anche ad un aiuto che arriva da... altri mondi. Come nasce un tuo scritto? Da dove trai gli spunti? Dal mondo esterno e da quello interiore, da dettagli, particolari, volti e caratteri che incontro, dalle intuizioni e visioni del momento. Uno od una serie di personaggi che transitano nella mia immaginazione o nella mia realtà mi chiama, ed io rispondo, poi insieme disegniamo un percorso che lo vede prendere forma e tratti per materializzarsi alla fine in forma fisica, tra le pagine di un libro o manoscritti e appunti. Cosa ne pensi dei concorsi editoriali? I concorsi editoriali.. Non saprei, sono talmente lontani da me che li ho sempre incrociati e vissuti con una certa indifferenza di fondo... di alcuni non ne ho mai capito il senso o l'obbiettivo, di altri purtroppo si, di altri ancora ne ammiro prestigio e fine. Un enigma per me, un mondo sconosciuto che mi piace di tanto in tanto sbirciare da lontano, con il piacere di vedere magari qualche collega o amico riceverne. Personalmente non mi sono mai iscritto a nessun concorso, direttamente, e a dire il vero credo di non aver mai desiderato in realtà nessun premio. Non sono mai stato uno da “medaglie al muro.” Una soddisfazione? Tre: le mie figlie e la mia compagna. Il resto lascia il tempo che trova, quando ne trova il tempo. Qualche sassolino nella scarpa? Non riesco a cucinare i risotti.  Sogni nel cassetto? Avere altre figlie, la stessa donna per una vita e morire un giorno avendo la piena consapevolezza che la mia vita, anche se estremamente complessa e spesso dolorosa, è stata in fondo eccezionale, e magari anche un po' utile a qualcuno o qualcosa. Credi nell'editoria Italiana? Non credo “nell'editoria italiana” credo che all'interno del cupo scenario nazionale attuale ci siano ancora realtà, molte magari ancora sconosciute ai più, che possano arrivare a fare la differenza in un futuro prossimo, individui e imprese che non hanno paura di rischiare pubblicando opere di autori esordienti con passione, cura e professionalità, nonostante il manto di disillusione generale che avvolge tutto e tutti al giorno d'oggi. “Non ci sono più gli editori di una volta...” è vero, ma è vero anche che il mondo e la società mutano costantemente, e se non ci sono più quelli di una volta, oggi e domani ce ne saranno di nuovi, pronti e determinati ne voler lasciare un proprio segno nel futuro con passione e serietà. Personalmente cerco di avere a che fare con questi, gli altri, li lascio alle loro cose. Progetti futuri? Ho terminato in questi giorni le riprese di “Populus Nigra” un avvincente docufilm che ha come protagonista un pioppo secolare ed una famiglia di partigiani impiccata ai suoi rami nell'agosto del '44, che presenterò a fine mese nella splendida Fanano (Mo). Un nuovo libro che uscirà i primi di marzo, e un altro paio di progetti di cui non parlo per scaramanzia. Sempre non finisca il mondo la settimana prossima, si intende. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima. [Intervista di: Alessia Marani – Almax]   

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