Progetto Almax

15112015

2013 Gennaio - Scrittore - CESARE ODDERA

Ciao Cesare, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Come ti sei avvicinato alla scrittura? Alla scrittura mi sono avvicinato da lettore, come capita e molti, con la gioia caratteristica del lettore. E mi ci sono avvicinato da uditore. Ho avuto la fortuna di conoscere diversi cosiddetti “ricordatori”, uomini e donne che sapevano “vedere” e sapevano raccontare bene. Tempo fa erano tanti, figli d’un umanesimo contadino che tramandava le proprie storie attraverso l’oralità. Oggi, fatte salve le rare eccezioni, la memoria è spezzata, anche se qualcuno ancora c’è. Può sembrare un paradosso, ma molti dei miei scritti nascono proprio da questa tradizione orale. Il tuo percorso? Ci sono principalmente due raccolte di poesie: Plasticolandia, edita nel 1999, e Niente parole d’amore per un fucile, uscita nel 2012. In mezzo si sono pubblicazioni su riviste, antologie, qualche scarabocchio rimasto senza casa. E c’è molto altro, ci sono tredici anni di vita. Di cosa trattano le tue pubblicazioni? Essendo cronologicamente così lontani, i due libri sono molto diversi l’uno dall’altro. Plasticolandia è una raccolta che ho scritto fra i diciotto e i vent’anni e che è stata pubblicata quando ne avevo ventidue. Oggi, quando lo sfoglio, ci vedo molta giovinezza e il ragazzo che ero allora. Quel ragazzo aveva parecchi difetti – che naturalmente si sono riversati nel libro – non ultimi quello di voler scrivere per dovere e quello di voler prendere a schiaffi il mondo a tutti i costi. E’ un libro cupo, ma a me piace ancora. D’altronde, ad un’opera prima qualche pecca si può pure perdonare. Mi piace pensare quelle poesie come nate dalle braci di un incendio amoroso che va spegnendosi. Protagoniste sono una donna e una città che amo molto, che è Genova. Niente parole d’amore per un fucile, che raccoglie alcune delle migliori poesie scritte fra il 2003 e il 2011, ha un respiro differente, che sento più vicino a ciò che sono oggi. Non è certo privo di difetti, ma è meno contratto e meno artificioso, più profondo. La lingua è quella delle immagini, si distende per farle scintillare il più possibile, e s’incontrano figure retoriche meno corpose ed invadenti, che invece abbondavano nel primo libro, come l’accumulo. Il tema fondante resta quello dei sentimenti – qui s’incontrano molti amori che si sono inseguiti e perduti negli anni – ma c’è spazio anche per altri temi. Ogni singola poesia, poi, vuole essere una riflessione più generale sulla condizione umana e, molte volte, l’amore diviene pretesto per parlare d’altro o, addirittura, un codice per decifrare carte più vaste. Cosa ne pensi dei concorsi poetico letterari? Hai mai partecipato ad un concorso? Ho partecipato a molti concorsi letterari, per la poesia e per la prosa. Ho preso anche premi importanti. Niente parole d’amore per un fucile, per esempio, è stato premiato al Franco Fortini 2011 ed è proprio figlio di quell’esperienza. In generale posso solo dire che ci sono concorsi e concorsi. L'esperienza che ti ha regalato più soddisfazione? Non ce n’è una in particolare, anche se mi emozionano molto le letture dal vivo. Le faccio ormai da dodici anni, ma sento ancora la paura da palcoscenico. E poi ci sono le lettere e le mail dei lettori, uomini e donne che mi hanno letto i miei libri e che mi scrivono per confrontarsi con me, per esprimere la loro opinione o la personale interpretazione dei testi. Alcune sono interpretazioni davvero sorprendenti e, qualche volta, vengo a sapere di versi miei che sono stati scritti su muri, lettere d’amore e diari di scuola, a testimonianza della forza della poesia. Credi nell'editoria italiana? Come tutti i fenomeni umani, l’editoria italiana è necessariamente soggetta al mercato. Un problema, questo, non solo italiano, soprattutto quando si parla di poesia, perché mercato e poesia non sono mai andati d’accordo. Difficilmente, in una qualsiasi grande libreria, si troverà un’edizione della Commedia – o di una qualsiasi opera poetica, anche importante – con l’indicazione “best seller” in copertina. Cercare buona poesia – ma anche buona prosa – nel groviglio del mercato attuale è come addentrarsi in un bosco alla ricerca di funghi. Bisogna conoscere qualche trucco e saper dove guardare. Col tempo alcuni diventano assai bravi. Il pubblico della poesia è attento e preparato, anche in questo senso. E poi ci sono, anche in Italia, buoni editori che fanno buoni libri e che credono fermamente in quello che fanno. Gianmario Lucini della CFR Edizioni (l’editore di Niente parole d’amore per un fucile) è uno di questi, ma ne conosco altri. Cercare buona poesia – ma anche buona prosa – nel groviglio del mercato attuale è come addentrarsi in un bosco alla ricerca di funghi. Bisogna conoscere qualche trucco e saper dove guardare. Col tempo alcuni diventano assai bravi. Il pubblico della poesia è attento e preparato, anche in questo senso. E poi ci sono, anche in Italia, buoni editori che fanno buoni libri e che credono fermamente in quello che fanno. Gianmario Lucini della CFR Edizioni (l’editore di Niente parole d’amore per un fucile) è uno di questi, ma ne conosco altri. Qualche sassolino nella scarpa? No, nessuno. Mi sono abituato a sassi grandi e piccoli. Immagino che, alcuni “colleghi” avrebbero approfittato dell’occasione per levarsene più d’uno. Gli scrittori, si sa, sono tutti delle suocere. Un sogno nel cassetto? Mi piacerebbe riabbracciare i miei vecchi, i compagni e gli amici che mi hanno lasciato in questi anni. Nelle mie poesie c’è molto di tutti loro. Hai mai pensato di scrivere un romanzo? Se fosse, su cosa verterebbe? Ci ho pensato spesso e ci sto lavorando. Chiaramente parlerà della mia terra e della mia gente. E la sola “lingua” che io conosca e non posso raccontare ciò che non so. Progetti futuri? Alcuni cantieri aperti – il romanzo è uno di questi – ma nessuno che, per ora, senta la necessità di svelare. È troppo presto, ma spero verrà il momento giusto. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima. [Intervista di: Alessia Marani – Almax]

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