Progetto Almax

15112015

2013 Marzo - Scrittore&Poeta - ANDREA COLLIVIGNARELLI

Ciao Andrea, ti ringraziamo per la tua  partecipazione su Almax  Magazine di cui siamo onorati. Come ti sei avvicinato alla scrittura? In un modo o nell'altro, la scrittura mi ha accompagnato da quando ero molto piccolo; per quel che ricordo, già da bambino volevo scrivere libri come quelli che vedevo impilati nelle librerie o che sporgevano dagli scaffali di casa. Un ruolo fondamentale lo hanno avuto i miei genitori: sapevo leggere prima delle elementari e, con i suoi lati positivi e negativi, trascorrevo più ore in casa a leggere che fuori all'aperto. Il passo successivo, cioè l'immergermi nelle storie tanto da immaginarmi di farne parte, è stato breve. Il tuo percorso? La lettura, appunto, e poi la scuola mi ha accompagnato nello scrivere; per quel che ricordo, ho cominciato ben presto a creare storie - immature, chiaramente - e spesso a lasciarle incomplete; uno dei vari mali che affliggono lo scrittore alle prime armi, e l'artista in generale, è la costanza. Si pensa di scrivere il romanzo della propria vita e, dopo poche o molte pagine, ci si smarrisce in mille rivoli e ci si arrende. Il salto l'ho compiuto a diciotto anni con un corso di scrittura tenuto dai Menestrelli di Jorvik, associazione culturale di cui oggi sono Presidente; ragazzi con un'esperienza maggiore della mia mi hanno insegnato come affinare gli strumenti del mestiere, quali erano i difetti di cui neppure mi accorgevo e, alla fine, mi hanno inserito nella redazione di Arabica Fenice, bimestrale culturale redatto sempre dai Menestrelli. Di cosa tratta la tua pubblicazione? Di certo non sono uno scrittore di genere. Mi rifaccio alla narrativa del Novecento, almeno fino alla svolta degli anni '80, "pescando" qualche volta nell'Ottocento, da Baudelaire, ad esempio. Le mie tematiche, infatti, si riallacciano alla crisi dell'uomo del XX secolo, che ha spiragli nel secolo precedente; e quindi ammetto di essere influenzato, oltre che da Charles, da Joyce, Camus, Eliot, dalla Woolf, per citarne alcuni e solo in letteratura; ma subisco anche il fascino dei classici greci. Per ora sono concentrato sulla narrativa breve, frammenti ben costruiti e completi in se stessi, ma sto lavorando a qualcosa di più lungo. Come nasce un tuo scritto? Da dove trai gli spunti? Quando non sono costretto a scrivere - per i racconti che compongono la nostra rivista, ad esempio -, mi costringo. Nel senso che spesso ho uno spunto, la cosiddetta ispirazione; ma non è mai una storia di per se stessa compiuta. A volte è un'idea parziale di storia, altre un messaggio che vorrei trasmettere, spesso uno scambio di battute o una frase a effetto; attorno comincio a ricamare altri frammenti che piano delineano un disegno che via via si completa. E, poi, mi costringo ad appuntarlo e, subito o successivamente, a renderlo una storia. O rischia di perdersi nei garbugli del pensiero. La realtà, un certo modo di osservare - e di immaginarsi - le persone e le loro relazioni è il principale bacino da cui attingo involontariamente le mie idee. Cosa ne pensi dei concorsi editoriali? Ho partecipato a qualche concorso, pochi a dire il vero, e ho ottenuto due o tre pubblicazioni gratuite. Oltre al dibattito "truccati-non truccati", spesso divengono cassa di risonanza per permettere a sconosciuti di pubblicare un proprio racconto e lì finisce. Oppure si è obbligati a scrivere racconti o, peggio, libri di fretta, senza revisioni ed editing. Al contrario, è meglio scrivere per i fatti propri, fare leggere, prendersi il proprio tempo e rivedere, correggere anche all'infinito. Poi, se capita un concorso cui valga la pena partecipare e che incontra il tema di qualcosa che si ha già pronto, perché no? Una soddisfazione? Avere a che fare con persone che condividono la mia passione per la scrittura e per l'arte più in generale, che mi spingono a rivedere ciò che scrivo per migliorare, con cui si dibatte di cultura e che sprizzano idee nuove ogni giorno. Sassolini nella scarpa? Uno dei pochi concorsi cui ho partecipato: è stato preferito uno dei tre racconti che ho inviato loro perché, probabilmente, c'era del sesso. Era un richiamo ad "A una passante" di Baudelaire, ma ho il dubbio che non sia stato scelto per questo. Sogni nel cassetto? Riuscire a scrivere molto più di ora, senza problemi, e concludere raccolte e libri; difatti, ogni progetto che chiudo è molto legato a un tratto della mia vita. Ne scaturisce e lo spiega con la voce sottile della scrittura, oltre a essere un messaggio - si spera - universale. Credi nell'editoria Italiana? Sì e no. L'editoria italiana deve fare fronte a un mercato ristretto (meno della metà degli italiani legge un libro all'anno) e di basso livello. Per ragioni economiche è costretta ad adattarvisi. Poi, è anche sommersa da autori emergenti di ogni sorta. Ma alcune case editrici sono fiori all'occhiello e, oggi, quelle minori ma di qualità possono sfruttare il costo di distribuzione quasi nullo degli e-book per fari conoscere. Ecco, gli ebook saranno una rivoluzione, se accompagnata da una rieducazione alla cultura (che vedo molto lontana), dagli aspetti positivi e negativi. Dal canto mio ho già pubblicato sul mio blog un ebook gratuito. Progetti futuri? Appunto, nell'immediato ho intenzione di pubblicare altri ebook gratuiti, più o meno brevi, e farli conoscere. E, intanto, non smettere mai di scrivere e, soprattutto, continuare ad avere qualcosa da raccontare.Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima. [Intervista di: Alessia Marani – Almax]  

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