Progetto Almax

15112015

2013 Aprile -Scrittrice - ELENA SCARFAGNA ROSSI

Ciao Elena, ti ringraziamo per la tua  partecipazione su Almax  Magazine di cui siamo onorati. Quando e come Ti sei avvicinata alla scrittura? La scrittura è uno dei tanti modi possibili per raccontare le cose. Ho cominciato a scrivere quando ero lontana da casa per studiare, in Inghilterra, per esempio, ai tempi dell’università. Allora mi mancava la mia famiglia, mi mancavano i paesaggi del mio paese. Scrivere ai miei era un modo per sentire queste cose vicine a me. Scrivere nella lingua che non trovavo più intorno a me era il modo che avevo per tornare a casa, a ogni parola, e per portare i miei da me, quando avrebbero letto le mie lettere. L’altra ragione delle mie pubblicazioni sta invece in quella che Juan Vicente Piqueras chiama “la maledizione dell’inedito”. Una volta, ero all’università, la nostra insegnante di francese ci presentò un giovane poeta di Madrid che poi scrisse molti libri. Era Juan. Juan ci parlò della maledicion de lo inedito. L’inedito è tutto quello che vorremmo dire ma rimane dentro di noi, tutto quello che pensiamo ma non possiamo dire. Ci disse che questo inedito fa male, è come un dolore che ci portiamo dentro fino a che non ce ne liberiamo. E non basta scrivere e tenere la carta scritta in un cassetto, bisogna condividere ciò che si esprime, perché finché nessun altro lo leggerà allora sarà come se fosse ancora dentro di noi, proprio come una maledizione, una maledizione straziante. E per allontanare questa maledizione dobbiamo dire agli altri quello che abbiamo nel cuore, dirlo a quante più persone possibili. Era per questo che aveva cominciato a scrivere libri. Allora capii che le emozioni possono incenerirci nella solitudine o sublimarci nella condivisione.  Quel giorno ci lesse alcune sue poesie. Fu un momento meraviglioso che ricordo ancora con grande emozione. Ho messo due di queste poesie all’inizio dei miei due libri perché è grazie a Juan che ho deciso di pubblicare e perché queste poesie spiegano molto bene il messaggio racchiuso nei libri che introducono. Di cosa trattano le tue pubblicazioni? Le mie pubblicazioni sono in qualche modo dei diari di viaggio. Racconto il vagare di un’anima, apparentemente senza meta, da un territorio all’altro, dai colori di un paesaggio ai colori di un altro paesaggio. E nel paesaggio essa trova sé stessa e la sua casa, la sua appartenenza, o la sua estraneità. I luoghi sembrano incarnare le caratteristiche delle persone che li abitano come se davvero fossero partorite da essi. La mia prima pubblicazione, Le vite contrarie, è un viaggio nella memoria. Racconto la mia terra con tutti i suoi colori, racconto il viaggio, racconto inesorabilmente l’amore con le parole e le immagini più forti e quelle più sfocate. La versione cartacea riporta dieci opere pittoriche di Dario Scarfagna Rossi, mio fratello, di cui solo l’immagine di copertina, per necessità di stampa, è a colori. A breve sarà pronta una versione e-book con le immagini a colori che renderà giustizia all’artista. La terra e il mare, viaggio dentro e fuori un’isola è il racconto di un viaggio che lega due terre distanti e diverse in un susseguirsi di immagini, l’isola di Capri e i territori della Valle del fiume Sacco, i paesaggi dei monti Lepini. Due terre lontane ma accomunate dalla bellezza e dalla straordinaria aledizic o��n�lre agli altri quello che abbiamo nel cuore, dirlo a quante più persone possibili. Era per questo che aveva cominciato a scrivere libri. Allora capii che le maestosità degli scenari naturali. Il mare separa l’isola dalla terraferma e l’andirivieni del viaggiatore diventa lo stesso andirivieni dell’onda, il movimento dell’acqua. Gli occhi del viaggiatore diventano il paesaggio che scorre e si racconta con le parole e con le immagini che raccoglie. Il libro contiene le fotografie di Øyvind Gregersen, un giovane fotografo norvegese diplomato all’Istituto Europeo di Design. Il primo lavoro davvero rimarchevole di Gregersen, I contaminati, un reportage sull’inquinamento della Valle del Sacco, fu pubblicato sul portale de La Repubblica nel 2009. Come nasce un tuo scritto? Da dove trai ispirazione? Ogni mio scritto nasce dalla descrizione di ciò che mi si defila davanti. Non ho mai pensato che i miei scritti fossero un evento creativo quanto invece un evento descrittivo, un racconto di immagini narrato attraverso le immagini. I luoghi che abito, a cominciare dal mio corpo, e poi, estendendo il confine, le mie stanze, il mio paese, i luoghi del viaggio. E queste immagini, inesorabilmente, raccontano la mia vicenda umana e la storia dei luoghi a cui appartengono. Perché hai scelto di inserire delle immagini all’interno del testo? Le parole e l’arte figurativa, espressa con i dipinti di Dario Scarfagna Rossi e con le foto di Øyvind Gregersen, si fondono così intensamente che non esiste stacco tra una pagina e l’altra. Parole e immagini sono le tessere di un unico mosaico, il racconto di un unico sentire, i colori di un unico racconto. Il file rouge che lega gli scritti e le immagini create dai due artisti è proprio il colore, il tono, la luce. Tinte scure contrapposte a effetti sgargianti, l’azzurro del mare, il giallo oro dei campi e del grano, il rosso del tramonto, dei fiori e delle facciate delle case, il blu della marina, le nuvole plumbee, il fuoco rosso dei papaveri, le rocce bianche sono un esempio del cromatismo che colora i libri. I colori raccontano le emozioni dei personaggi e il carattere dei luoghi e molto spesso queste due cose si confondono. Cosa ne pensi dei concorsi editoriali? Ho fatto parte di due giurie letterarie e ho trovato davvero difficile giudicare le opere dei concorrenti. Ho trovato difficile stabilire dei parametri di giudizio. In più ritengo che l’opera letteraria sia un fenomeno vivente e in continua evoluzione e sperimentazione. Il giudizio letterario è spesso legato a una letterarietà ormai passata, accademica. La terra e il mare, per esempio, è stato definito come una raccolta di poesie ma in realtà è anche una prosa in cui si va spesso a capo e anche un diario di viaggio illustrato. In effetti non rientra pienamente in nessuna delle tre categorie. È difficile etichettare un testo del genere con una definizione canonica propria dei concorsi letterari. Un testo così può risultare destabilizzante per il giurato sebbene sia il giurato che un qualsiasi lettore possano trovarlo soddisfacente per ognuna delle categorie. Penso inoltre che la tassa di lettura richiesta per la partecipazione a molti concorsi possa essere un fatto proibitivo. Che cos’è il ritmo per te? Camus  scriveva : “Soltanto la musica è all’altezza del mare”. La poesia e  le arti figurative in qualche modo sono anch’esse una forma di musica o, almeno, la evocano. Trovo che tutto quello che ci circonda è racchiuso in un suo proprio particolare ritmo d’esistenza. Il trascorrere dei giorni, le stagioni, le età della nostra vita, la pioggia, il nostro respiro, il battito delle ali degli uccelli, l’intesa tra due amanti. Il ritmo è il pentagramma in cui vivono le cose.  La maggior parte dei miei scritti sembrano testi di canzoni, così mi hanno detto in molti. La ripetizione delle parole è una costante. Anzi, mi piace pensare che la ripetizione delle parole sia è un dondolio ipnotico, una nenia. Credi nell'editoria Italiana? Non conosco l’ “editoria italiana”. Conosco le due case editrici che pubblicano previo l’acquisto di copie da parte del committente.  francamente mi sono fatta l'idea che pubblichino più o meno qualsiasi cosa venga loro spedita in esame. Questo tipo di editoria non offre un riscontro dell’effettiva qualità dell’opera perché non esiste la diffusione dell’opera. Non c’è il riscontro del pubblico se non quello a cui l'autore riesce ad arrivare con le sue proprie braccia, cioè con le copie che egli stesso distribuisce durante le presentazioni. Ovviamente le presentazioni sono a spese dell'autore, intendo dire il materiale pubblicitario etc. Dopo due pubblicazioni di questo tipo mi sono resa conto che se la ragione della pubblicazione è la comunicazione di un contenuto allora questo tipo di pubblicazione è assolutamente inefficace. Le due case editrici hanno chiesto in garanzia l’acquisto di un numero di copie sostanzioso, impegnandosi nella diffusione dell’opera. Le vite contrarie è edito dalla casa editrice Il Filo, poi divenuta Albatros. Il libro non è mai stato distribuito in nessuna libreria, se non la loro, e nella maggior parte delle librerie non è neanche ordinabile. Pubblicità pressoché nulla e nessuna diffusione dell’opera se non tramite alcune librerie virtuali. Anonimato quasi assoluto. La terra e il mare è edito da Graus Editore, Napoli. Un contratto da 3.500 euro per l’acquisto delle prime 300 copie del libro, la pubblicazione, la promozione e la distribuzione. A distanza di quasi un anno nessuna libreria italiana ha il libro in vendita. Tranne forse qualche libreria a Napoli, francamente non lo so, ho chiesto molte volte all’editore una lista dei luoghi in cui il mio libro era presente ma non l'ho mai avuta. E alcune librerie di rete, ma solo il sito della Graus ha la foto di copertina, le altre no… chi pensate che voglia acquistare un libro senza vedere neanche la copertina? Nessuna recensione. Inoltre le copie spedite al committente sono 245 anziché 300. Una ventina di copie sono state portate in un locale “in” di Capri in occasione di una presentazione del libro sull’isola, lasciate lì in conto vendita al responsabile artistico del locale e poi distribuite come omaggio al pubblico. Ovviamente le hanno fatte fuori in men che non si dica, la copertina è accattivante, proprio nel momento in cui il libro veniva presentato sul mercato di Capri... Almeno posso dire che la Graus si è occupata di trovare delle location che ospitavano l’evento gratuitamente. Vogliamo aggiungere altro? Sì, aggiungo che un investimento editoriale per l’autore non è mai solo un investimento economico, qualche volta non lo è affatto. È un investimento che ha a che fare con l’urgenza della comunicazione. I diritti d’autore con la Graus, per esempio, ammontano al 10% su ogni libro venduto. Questo significa che per ogni copia venduta de La terra e il mare a me e a Øyvind arrivano 1,50€, che diviso due fanno 75 centesimi di euro a testa... ragazzi... 75 centesimi per ogni libro venduto. Quindi se volete avere uno dei miei libri scrivetemi e ve ne mando uno dal monte copie per la distribuzione personale, senza spese di spedizione, ovvio:) Abbiamo fatto di nuovo l'errore di pubblicare con una casa editrice che chiede l'acquisto delle prime copie perché il materiale risultava assolutamente interessante ma anche assolutamente insolito. Insomma, degli scritti difficili da etichettare e delle immagini a colori all'interno del testo. La pubblicazione, ci è stato detto, risultava ardita e costosa, un investimento ardito e costoso. Credo nell'editoria italiana? Devo dire che ho altri santi:)  Sogni nel cassetto e progetti futuri? Sì, sto lavorando su due o tre cose ma ancora i colori non sono ben definiti:) razie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima. [Intervista di: Pierpaolo Capuano - Vitriol]  

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