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Nome o Pseudonimo Cesario Milo
Qualifica Poeta
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Biografia

 Cesario Milo nasce a Mesagne l ‘ 11 febbraio 1983, ma vive a Brindisi fin dalla sua nascita, dove risiede la sua famiglia. La terra di Salento, ricca di tradizioni, di storia e arte, fa da buon supporto alla sua crescita di ragazzo pieno di ideali a volte pericolosi e di amore per le cose autentiche. Cresce il suo spirito forte come forti sono gli ulivi con i rami elevati al cielo, che popolano la terra di Puglia, fra cui ama girovagare e perdersi nelle verdi campagne, forse per perdersi come una lettera d’amore che non trovi più fra le scartoffie. Quando da piccolo, circa 10 anni, fa conoscenza con i cavalli nella macchia mediterranea otrantina, diventa un tutt’ uno con loro, racconta: “gli occhi dei cavalli sono compassione, approfittane come ne approfitteresti del pane caldo”. Li ama, accarezza , li monta e galoppa più veloce di uno spirito incorporeo, se ne prende cura ed essi ricambiano accettandolo come fanno le braccia di un amico e proteggendolo con la loro grazia incantata.

Si diploma al Liceo Scientifico Monticelli di Brindisi. Ma dopo una breve esperienza all’ Università di Perugia matura l’ idea che continuare gli studi lo ingabbia in una struttura statica e fredda che non fa per lui, come se qualcuno potesse mai andare a cavallo studiandoli, essendo il suo obbiettivo più che la poesia, lo spazio blu, il vuoto eterno, la quintessenza di ogni perché, e il perché fosse degno di provare gioia e dolore, Milo Cesario in effetti non ha mai ricercato l’ordine dettato ma l’ordine assoluto, lo si nota anche quando a 19 anni disse:”per il mondo vivere è sopravvivere e sopravvivere è l’inferno, è tutto di un gradino più in giù” ad un suo zio circa il lavoro.

Vuole imparare e conoscere il mondo sul campo, dico; vuole che la luna lo veda come uno del branco, in prima linea e quasi fugge prima a Londra, poi Parigi e altre capitali europee, facendo piccoli lavori per far fronte alle spese, tutto quello che accadde in questi viaggi non è raccontabile come possono bene immaginare le persone che hanno cercato l’immutabile che c’è in se stessi, l’equanimità.

E’ un animo tormentato pieno di fede, o possiamo dire è un animo tormentato dalla fede che ha per sua sorte, buona o cattiva. Sempre alla ricerca della verità, la verità prima, quella che non teme la vertigine abissale, quella che i poeti descrivono e che tutti vedono come realtà di un altro mondo, quale mondo? I poeti che ha 20 anni ormai legge più frequentemente, quasi con l’occhio di uno che cerca la formula magica che gli sfugge quella notte sono: A. Rimbaud,D. Campana, W. Blake, E. Dickinson, A. Merini.

Verso i 21 anni incomincia a mettere su carta quello che il pensiero elabora, quasi sembrava che fosse un vivisezionatore il poeta, e compone le sue prime poesie giovanili, che sono il risultato di un mondo interiore, intriso di forza come solo chi ancora crede nei colori della vita ha; sofferenza, come solo chi ha perso persino lo stare nudo sa, e il disincanto che non riuscì mai ad arrivare però, ad arrampicarsi fino a far crederla a lui come tutti. Sempre alla ricerca di forti emozioni: “che stonino la bestia” dice, a 22 anni si approccia ad una poesia più utile ai sui intenti che elabora la realtà con metafore, che gioca sulla forza degli elementi per dare forza alle intuizioni, che altro non è che immagini riflesse del suo animo sul mondo che lo circonda, come se in effetti il mondo migliore fosse già dentro di noi, realtà che lo disinganna molto spesso ma come se lo sapesse sorride sotto il suo maglione col collo alto e lascia un sorriso che dice: “vedrai” per tutto il tragitto.

Crede in Dio, mi disse una volta:”tu credi che perché amano un nome diverso non amino, Dio lascerebbe sole miliardi di persone che lo chiamano con altre lettere? Un mostro!”, crede nell’ amore e nella verità con passione troppo intensa direi io, io che ho qualcosa che mi lega a questa terra in maniera vitale, ma lui sembra che abbia una sola vita ed è solo fatta di sospiri, ma io continuo a dire, troppa passione che molte, troppe volte lo fa soffrire ma come se il fondo dell’orrore esistesse davvero, è il primo a sradicare radici che giungono fino alle nuvole per riderne con gli altri. Il suo desiderio maggiore è poter lavorare nel sociale per essere accanto a chi chiede aiuto per andare avanti, ma per adesso dice: “è ancora il tempo di vedere se mi sbaglio io o il dinosauro del disincanto, il tempo di ascoltare le voci interiori e dare loro una risposta degna della corona dei re, è ancora il tempo della semina, semina e semina”.

 

Note

Recensione di Monica Martins, critica d'arte
e letteraria brasiliana

“Ascolta come spira l’ininterrotto messaggio

che dal silenzio si forma”

Rainer Maria Rilke

 

 

La Sublime Melodia Di Un Silenzio

 

L’esistenza è tutto quello che cammina verso l’indissolubile, transitando in un percorso senza serie, senza spazio, senza la preoccupazione del “sapere”… Sarebbe un “Esistere” per qualcosa, in qualcosa, o per sé stesso.

In cosa mai siamo mortali? Un libro che appassiona e fa pensare a tutta una esistenza umana e trascendentale. Una via dove il tutto e il niente si intercalano, si questionano insieme in armoniosa sintonia, amalgamando così: il chiaro e il buio, il certo e l’incerto, il vero e il falso. L “Essere o non Essere”: però qui non sarebbe solo questa “la Questione”.

Perché nell’approssimarsi alle poesie di Cesario Milo, l’interrogarsi interiore diventa una costante, involto in un’atmosfera fruttifera che ci riporta al centro di un’analisi intima, regalando al lettore la pienezza di permettersi di trovare la capacità di vedersi interiormente.

Vivere, essere mortale, immortali, poco importa, nel momento in cui l’anima poetica attraverso le sue indagini e le sue interrogative fiorisce nel poeta che, senza paura, si sommerge acclamando tante voci: ardenti, irriverenti, ironiche. In altri versi la poesia riceve senza clamore una voce di purezza accattivante e sublime. E tutto questo possiamo pensare e sentire come “l’infanzia” degli iniziali pensieri dell’esistenza.

Il Poeta declama l’onirico di un modo tanto colossale com’è per un bambino la scoperta dei primi passi, dei primi gesti verso la libertà. Cosa sarebbe per un Essere vivente non avere la possibilità d’essere libero almeno mentalmente? E Cesario canta, inonda il lettore nei mondi più profondi del silenzio, della solitudine, della fragilità e dell’ innocenza.

“ Giocando con le armi degli angeli” si riconosce e si appoggia alla “promessa di un colore”. Promessa questa in cui la poesia si lascia andare ad un immaginario melodico dove il lettore percorre campi di favola, di reale ed irreale bucolico: di tutto ciò di cui abbiamo bisogno per conoscere cosa potrebbe dare e regalare la “costellazione” e così poter sentire la libertà spaziale viva nell’ambito poetico/lirico di un poeta che si denuda davanti al mondo!

Il testimone poetico e continuo ci porta ai ricordi degli “antichi” e rimanenti sentimenti di lucidità e pazzia, proponendo all’IO interiore, nella sua fase costruttiva e fantasiosa, la voglia di sdraiarsi nella nostalgia e nella blandizia del tempo che, scolpito in ognuno di noi, rimarrà nell’intramontabile coscienza, unica, di ogni Essere.

Al penetrarsi nell’aura dimensionale dal “Gioire dell’aria”, in respiro dopo respiro, con esaltazione frazionata e amabile, accogliamo il pensiero suggerito : “ Nell’alba col cuore che manifesta la sua povera sostanza di carne, il respiro perde le coordinate (…) Folli di voglie in questa vita che non fiorisce, che le mette al rogo, benedicici cielo!” In questo attraente universo si può respirare un’aria luminosa e immergersi in una straordinaria e accogliente allegrezza.

Agosto 2011

Monica Martins

Critico letterario e d’arte

 

Poesie, racconti o altri scritti

 

SCHEDA DI PRESENTAZIONE dell’opera

“In cosa mai siamo mortali?”

autore: Cesario Milo

 

-Storia dell’opera

 

Io ho sognato questo libro a 18 anni quando dormivo per strada a Parigi, leggevo già la poesia da 3 anni e in quella città francese iniziavano a saltare le prime immagini poetiche nella mente. La prima pietra fu messa quando decisi, dopo altri 3 anni di lettura forsennata, di andarmene in un parchetto, a Brindisi, con una bottiglia di vino e la convinzione di ricreare i temporali della poesia, scrissi questi primi versi: ”vuoi sapere qualcosa in più, ma hai già conosciuto il segreto primo”. Da lì vidi vita nella mia penna e iniziai il progetto di scrivere un libro, che sembrava a me come costruire tutte le sette meraviglie del mondo solo con un manovale, io. La casa editrice zona mi diede la gioia della pubblicazione nel gennaio del 2011.

 

-Sinossi

 

Questa raccolta di prose poetiche usa le armi linguistiche del simbolismo, una sintassi semplice per far comprendere, o meglio far sentire il colpo più in fondo, in diretta. Il fluire dei versi è governato dalla propria confidenza con la grazia, senza cercare o entrare in schemi metrici che dovrebbero modificare la mia ricerca descrittiva e percettiva per la musicalità o il ritmo. Sicuramente la scrittura è ispirata nel sollazzo del versificare ad Arthur Rimbaud, Dino Campana e William Blake ma la sostanza è indipendente e ribelle nei confronti dei maestri, ho tenuto la mia prospettiva sull’ignoto, al massimo ho rubato loro il mezzo di trasporto per perseguire la mia di meta, anche se tutti loro mi hanno fatto vedere, la chimica delle parole per pozioni letterarie sempre più simili nell’evocarle al sogno che le scatena. Ho preso anche qualcosa dalle canzoni, esse hanno essenzialità, urgenza di quintessenza, visti i pochi minuti in cui sono racchiuse, e spesso si sciolgono in urla, miagolii e esclamazioni, che sono sbotti dell’inconscio indescrivibile. Il libro si afferma contrario, contrario perfino al mio modo vivere poiché tutto, il mondo, me stesso, potrebbe essere meglio comunque. Contrario a chi crede che al mondo sia normale la menzogna, l’errore, l’ abominio, la verità sia un lusso. Contrario al presente pensiero che ha fra le sue spire i liberi uomini, dalla tv ai libri, ai giornali, alla radio, a internet, al progresso pirata che provoca alla terra in verità solo il cancro, fino all’uomo comune spesso sottomesso al cervello più piccolo. Tutti sfigurano la verità per i propri interessi ormai nel mondo che si rivolge al pubblico, io no, figuriamoci, manca che dopo essermi perso tutto mi perda anche il paradiso con due, tre stronzate e invidie! In questo libro si troverà la caccia brutale al disincanto, si troverà la follia di fidarsi delle suggestioni che dà una coccinella e scommetterci la casa, qui si troverà ciò che il mondo crede sia solo una bella fiaba ma che è la realtà del dono che è la vita, cerco di ricreare appunto i presupposti della libertà e della necessità di verità e pace. Questo libro affronta temi diversi: dall’albatros al miracolo, dal silenzio alla follia, all’immortalità; proprio su quest’ultima voglio aprire una finestra per mostrare l’approccio del libro alla vita umana. “Ci sono tante psicosi, condizionamenti e paure che non permettono di vivere la reale bellezza ma la peggiore è la paura dell’estasi, del nirvana, dell’immortalità. Così come si ha paura di un appuntamento galante, così si ha paura dell’immortalità. Quindi nel libro cerco anche di bombardare la muraglia tra corpo e anima, la causa scatenante di questa paura, quel varco che l’uomo, avendo passato solo orrendi millenni a causa del suo opporsi al mare e alla luce e alla chiarezza, ha reso illusione. Ha chiamato suggestione gli angeli e assoluta la sua giostra di lamiera. Nel libro si troverà allora un assalto alla vita come è stata pensata fino ad oggi; per dirsi finalmente immortali, strappando questo mistero che non ne copre nemmeno i piedi ad essa, immortalità che non si riesce a chiudere fuori con delle tapparelle, immortalità di cui l’ umanità tutta non ne sa niente, eppure qualcuno gliene parlò ubriacandola per sempre, senza nessun antido esistente.” Non si troverà in questo libro nemmeno un momento in cui la magia non è di casa, questo libro cerca di dire una parola sincera, rarissima ormai. Parola sincera, verità, si ma su cosa? Sulla “primavera” che dona frutti in abbondanza e noi non abbiamo i soldi per andare nemmeno a vedere il mare, sulla “coscienza” che ormai dicono sia una questione di gusti, sull’”amore” che è diventato non sacrificale e incondizionato ma sesso anale e posizione lavorativa, sul “cielo” che è diventato un ospite che puzza. Per chiudere con una frase contenuta nel libro, scritto il libro in breve perché:”Ci vuole che denunci che stanno tutti raccontando solo menzogne quando dicono d’amare. L’amore fa trovare resti di festeggiamenti in cimitero!”. Questo libro è un atto di fede.

 

 

 

In cosa mai

siamo mortali?

Milo Cesario

 

Questa raccolta di prose poetiche usa le armi linguistiche dei parnassiani, una sintassi semplice per far comprendere o meglio far sentire il colpo più in fondo, è una voce contraria al parlare di chi si crede del mondo, a chi si crede normale nella menzogna: dalla tv ai libri, ai giornali, alla radio, a internet fino all'uomo comune. In questo libro vi si trova la caccia brutale al disincanto, la follia di fidarsi delle suggestioni, qui si troverà ciò che il mondo crede sia solo una bella fiaba ma che invece è la realtà, è il dono della vita. Dal silenzio alla follia, in questo libro la magia è di casa, la parola è - rarissima, ormai - sincera. Come dice Francesco Colizzi nella sua introduzione al libro: "Forse i nostri sogni portano dolore, forse non siamo fatti per la nostra felicità, ma certamente possiamo vivere con meraviglia, stupore ed incanto, dimorando nell'anima. Dimorando nello stesso luogo dove abita la poesia".

 

-Dati dell’opera

 

TITOLO: IN COSA MAI SIAMO MORTALI?,

AUTORE: CESARIO MILO, CASA EDITRICE: ZONA, 162p brossura,

ANNO DI PUBBLICAZIONE: gennaio 2011,

INTRODUZIONE: FRANCESCO COLIZZI PRESIDENTE NAZIONALE AIFO.

 

-Interviste,

 recensioni, commenti

Interviste su: Salentocult.it, essenzialeonline.it, Commenti: critica d’arte e letteraria Monica Martins sulla rivista 2000 di maggio 2011, Recensioni: circololetterariowordpress.it, queste le più importanti.

 

TRAILER DAL LIBRO:

 

...il maligno divide l’azzurro e il viola, ghiacciai e commozione.
Il diavolo sfuoca la serratura, imita i deja vu, palliativo per l’illuminazione. Rimpiango i tempi quando ci era concesso fare chiasso in chiesa, 
e la magia era l’unico modo per farci stare buoni, 
quando lucifero non conosceva la nostra lingua...

 

E’ come una malattia, un veleno che sudo, l’anima.
Occhi di pianta carnivora accogli il mio veleno, 
credimi quando mi dico un angelo,
sopporta e gusta la goccia che ucciderebbe, 
fa si che sia aperta la porta la sera, sei l’unica.

 

‎...dovrai impugnare i sogni come candele, vedrai occhi farsi neri 
e cadere secchi per la certezza della dannazione. 
Luna eccitata, monti inferociti, armageddon, sarà il momento 
che ci fai vedere se hai sognato abbastanza...

 

E' la scommessa delle ossa, la promessa dell'assassino
il forziere è pieno di carne, ma vedi l'aquila e il terremoto?
La vittoria si staglia più alta delle fiamme migliori.

 

Sito web

 Link audio poesie:http://www.suonamiunapoesia.it/SUPz_Milo.HTML

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