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Nome o Pseudonimo Pasquale Sacchinelli
Qualifica Poeta
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Biografia

Nato in Belgio il 19 ottobre del 1976 da emigrati italiani. All'età di 4
anni faccio ritorno in Italia , regione calabria, in un paesino Soriano Calabro
situato tra mare e montagna, dove vivo fino all'età di 19 anni per poi prendere
la decisione di abbandonare una terra senza prospettive fatta di compromessi ,
corruzione, e nessuna possibilità di crescita personale. Padova la mia meta
dove intraprendo gli studi presso l'università di Padova , lingue e letterature
straniere presso la  facoltà di Lettere e Filosofia ,  che abbandonerò per
problemi economici 6 anni dopo con 6 esami da fare e la tesi. Già alle
elementari nutrivo un amore viscerale per la lingua italiana , amore che ha
tirato fuori la mia creatività già a quei tempi grazie anche alla passione che
avevo per la musica, ricordo mia madre accendere la radio di prima mattina ed io perdermi in quei suoni. Iniziai a scrivere i miei primi versi all'età di 13
anni ascoltando Franco Battiato. Non ho pubblicazioni all'attivo, o meglio ci
ho provato ma non mi hanno mai voluto pubblicare se non sotto compenso,
partecipato a pochi concorsi , ovviamente mai vinti,quindi abbandonai l'idea.
Attualmente lavoro in un magazzino, sono un semplice operaio destinato alla
disoccupazione, ma le mie esperienze di vita mi portano  oggi a raccontarmi e
raccontare quanto mi sta attorno in versi che non so se definire nel complesso poesie o semplicemente pensieri sparsi, ma almeno ho la possibilità di manifestare il mio pensiero, denunciando la falsità su cui si regge questo sistema sociale corrotto e ormai alla fine. Per questo motivo non parlo più di amore o crisi esistenziali, ma mi piace mettere a nudo la natura umana con tutte le sue contraddizioni e soprattutto l'intento di far capire che siamo
tutti schavi di un sistema creato con l'inganno che ci vieta in realtà di
essere veramente uomini liberi.
ps: non sono comunista, non sono fascista, nè di destra nè di sinistra, tanto meno anarchico o ambientalista.... semplicemnte un uomo che lotta per la sua libertà.
 

Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del D. lgs. 196/03 del 2003 e successive modifiche.

Note

 

Poesie, racconti o altri scritti

IN VISONE

 

Calpestavi il vento

con gli spaventapasseri sui prati,

arrotolando le nuvole negli occhi

per un secondo cielo di riserva

da riflettermi addosso sull'erba

cardiopatica ai moti dell'amore.

Non c'è funzione nelle mani

che dolcemente si innestano alle tue

in un incrocio di dita universale

che aprono le finestre agli oceani

quando volutamente si chiudono male

nel decidere di accarezzarci i capelli.

Non c'è delirio nella mente,

ma soltanto un presidio di coscienza

di ciò che divinamente siamo

in questo stato di totale consistenza.

E il mondo tace,

e si libera dal calcare delle guerre

con tubi di lune e di vulcani incandescenti

sui nostri petti a pressione dei torrenti,

per poi svegliarmi accanto a te in prima linea

con solo i nostri corpi a far bandiera.

E' così che io ti amo

nel sonno e nel diluvio dei pianeti.

 

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REQUIEM GENERAZIONALE

 

Ciò che vedete

è un'infinitesima parte dell'inizio

di una fine millimetrica di eterno,

sotto i postumi di un giorno in metastasi

che si propaga altrove nelle notti,

dove i soli sono masse tumorali

ed i passi della ribellione sono incerti.

Le fabbriche necropoli operaie

dove ogni nome e pensiero cessa di esistere,

per ogni  diritto e costituzione violata,

tanto che gli eroi abbandonano le tombe

per voltarci le spalle e andarsene chissà dove,

forse in un eremo oltre il pianeta

per morire per sempre un'altra volta ancora.

Qui ora si fa l'amore con i corvi

si gracchia di se stessi ai mercati

a svendersi allegramente come usato

inceppato nelle monotonie del quotidiano,

con il cuore di plastica

e la mente di ingranaggi arrugginiti.

La  realtà è che siamo i soliti balordi in apnea

sempre in corsa coi carelli dei discount ,

impazziti e funestati per la fretta

che per i figli è normale l'incoerenza

delle missioni di pace in guerra

in angoli di mondo senza memoria,

com'è normale vivere nelle fogne con i topi

e uscire allo scoperto con la merda sulle scarpe

o nella migliore delle ipotesi

nascosta nelle mutande.

Il cielo è sotto stress  perchè nessuno vola

o si insegue e si supera in picchiata,

come i falchi e le aquile severi

contro ogni legge che li possa trattenere.

Siamo l'essenza di escrementi angelici,

un piscio controvento nel parlare,

tutti a ringraziare il Dio che ci ha fregato

sputato addosso tempo morte e difetti

e l'amore  come coca tagliata male

che sniffiamo per poi non stare bene.

Eppure alla nascita siamo così perfetti

a misura delle sfere e degli dei,

ma dopo qualche anno che ci usiamo

diventiamo così sballati e compromessi.

Forse siamo giocattoli alieni contrafatti?

E l'aritmetica delle stelle più non calcola

questa mia generazione di vigliacchi e incompetenti

per le figure di merda esponenziali che facciamo

nel farfugliare cazzate partorite da demenza

nei solarium con gli occhiali da sole,

dal barbiere ,dall'estetista , al bar,

e quattro mignotte in un autosalone,

ecco la propaganda di regime in mondovisione.

Così  le innumerevoli battaglie vinte,

le conquiste sociali del dopoguerra

diventano un ricordo castrato alla radice

in una guerra che ormai è persa

tra le dannose sequenze delle carezze

di un madre per un figlio ormai spento.

 

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RESURREZIONE

 

Altro è l'orrore che ci appartiene,

con Dio a cronometrare i miracoli,

quanto basta per inseguirci

in ciò che abbiamo perso

tanto che dall'Alto ci chiamano tempo.

Ti corro accanto e capita che

ci superiamo in certi passaggi

nell'imbecillità che si perpetua

nelle cose più ovvie e dichiarate,

estromessi da ogni prova e volere

di rimando al vento che affonda

quel piegare l'inutile al gioco

e l'amore a mattone di un bacio,

di due, tre e mille altri ancora,

fino a ricostruire ciò che siamo.

Un tempo fummo stelle negli armadi,

giovani appestati di meraviglie,

oggi un recesso seminato da millenni

senza più misericordia a scuoterci le scarpe,

per un altro giorno ancora a camminare

dentro un carillon di giostre di cavalli.

Le variabili di vita che mi sfuggono,

me li riprendo in fusibili di corrente

quanto basta per alimentare ogni credo

fibrillatori di sogni sotto infarto

per rialzarmi strisciando dalla deriva

e urlare a cavallo delle aquile,

bastardi dove andate?

La resurrezione non è un miracolo

ma soltanto la voglia di rimanere vivo!

 

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OLOCAUSTI
"nell'intimità della mia preghiera"

D'amore, d'incanto e di cenere,
gli spazi di Dio senza memoria,
impazzito d'eterno in un bordello di stelle
senza più l'età di esistere ancora.
Non ci sono più dei e madonne
dalle foibe di Fiume ad Auschwitz,
i bambini alla forca in debito d'ossa
pasteggiano sabbia e dividono l'aria
con le madri già morte e pressate dal fango
su sentieri dismessi e metri coperti
da avventure fallite dalle guerre in difetto.
Ci si ammazzava con gli angeli senza vedere
le marce nuziali nei forni all'inferno
e canali in disuso  dalle piogge d'inverno
tappati dai corpi di animali e persone
bagnati ogni tanto dal piscio dei soldati
che dissacravano gli dei rimontati per forza,
poveri uomini dalla testa di cane.
Zingari all'esodo e polmonite celeste,
sputavano sangue dai mandorli in panne
senza frutto e attaccati alla rete
di un campo di morte sbudellato da zappe
di schiavi costretti a seppellire la carne
senza più forza per riconoscere i figli,
cavie per farmaci che oggi fruttano bene.
Anche i preti morivano al fronte
mentre cardinali all'ingrasso negoziavano averi
con fascisti e massoni, per rinnovare il potere,
tra feste, piaceri , e sodomie coi maiali.
Fu tutto uno sbaglio,uno sbalzo di corrente mentale,
nessuna camicia di forza a quel manicomio
che oggi continua a smembrare le mappe
di strade e deserti oltre i confini.
E pensare che da bambino giocavo coi morti
che mai si piegarono alle mafie di stato,
senza saperlo sepolti sui campi
dove correvo in disordine,
e scapigliato dal vento.
Vorrei più idee e meno traffico in testa,
oggi Israele pretende rispetto,
con arroganza ricorda i suoi morti
e nasconde mattanze per ingrandire il suo Stato,
nazisti redivivi per ciò che fanno,
inchiodando il Cristo un'altra volta in croce.
Vorrei più idee e meno traffico in testa,
le gru più non migrano in Africa
troppi avvoltoi a spartisi migliaia di corpi
in fosse comuni concime di orrori.
E le iene d'Italia ci girano attorno
con feste malate e bivacco sociale,
quanti soldi sputtanati ai cancelli
per quattro buffoni che non sanno cantare,
per tanti politici corrotti e violenti
che si parano il culo dietro a parole e sante crociate
deliziando la Chiesa che ricorda olocausti
per spianare la strada a svastiche e fasci.
Vorrei più idee e meno traffico in testa,
perchè voi senza nome possiate riposare
nell'iperspazio di un suono di violini
sotto un cielo siderale di oceani,
alla vista delle aurore in rottame,
o dei tramonti sciacquati dalle ginestre.
Riposate qui accanto a me,
nell'intimità di questa mia preghiera.

 

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LA PRETESA DI UN SOGNO

 

La pretesa di un sogno

nell’arco incerto del tempo,

un freccia che non fa centro

quando seduto mi funesto da solo

sul calco di gesso dei ciliegi ad urlare

il delirio delle idee nella rabbia

che filtra male la luce delle parole

tanto che alla fine all’altro non si arriva

se non per scontro di opinione,

dilaniando le idee , gli intenti, il mondo.

La pretese di un sogno,

piegare l’inferno in altra dimensione,

catapultarlo fuori dall’universo,

per poi abbracciare chi hai offeso amandolo

senza lo scrupolo di aver sbagliato la stretta.

La pretesa di un Sogno nel pianto

quando in molti ti mettono in catene,

ti sputano, ti sganciano la pelle dalle ossa

per poi conoscere la cattiveria per nome.

Ma oggi ho i dati del salto,

le curvature del vento , la spinta dal basso,

i prototipi di respiro usati nel viaggio,

la prontezza dei riflessi , il cuore ben saldo.

Eppure ho paura di schiantarmi al suolo,

mi serve assistenza, controllo e gestione

per assottigliare Dio nelle gambe,

e poter correre ancora una volta

come da bambino a rifugiarmi dal mondo

da solo sui campi, la musica , gli oceani

senza timori dei cani nel fosso,

riprendere fiato , perdono dall’Arte

creata da voi per invitarmi ad entrare.

E per voi valorizzo i salti che ho fatto

I miei soli di stato quando ero da solo

gli effetti artistici nello scoprire chi sono,

e arrivare a voi con il dono più grande,

 il coraggio di andare e di lasciare la vita

ridotta a schema  di un gioco perverso.

 

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