IN VISONE
Calpestavi il vento
con gli spaventapasseri sui prati,
arrotolando le nuvole negli occhi
per un secondo cielo di riserva
da riflettermi addosso sull'erba
cardiopatica ai moti dell'amore.
Non c'è funzione nelle mani
che dolcemente si innestano alle tue
in un incrocio di dita universale
che aprono le finestre agli oceani
quando volutamente si chiudono male
nel decidere di accarezzarci i capelli.
Non c'è delirio nella mente,
ma soltanto un presidio di coscienza
di ciò che divinamente siamo
in questo stato di totale consistenza.
E il mondo tace,
e si libera dal calcare delle guerre
con tubi di lune e di vulcani incandescenti
sui nostri petti a pressione dei torrenti,
per poi svegliarmi accanto a te in prima linea
con solo i nostri corpi a far bandiera.
E' così che io ti amo
nel sonno e nel diluvio dei pianeti.
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REQUIEM GENERAZIONALE
Ciò che vedete
è un'infinitesima parte dell'inizio
di una fine millimetrica di eterno,
sotto i postumi di un giorno in metastasi
che si propaga altrove nelle notti,
dove i soli sono masse tumorali
ed i passi della ribellione sono incerti.
Le fabbriche necropoli operaie
dove ogni nome e pensiero cessa di esistere,
per ogni diritto e costituzione violata,
tanto che gli eroi abbandonano le tombe
per voltarci le spalle e andarsene chissà dove,
forse in un eremo oltre il pianeta
per morire per sempre un'altra volta ancora.
Qui ora si fa l'amore con i corvi
si gracchia di se stessi ai mercati
a svendersi allegramente come usato
inceppato nelle monotonie del quotidiano,
con il cuore di plastica
e la mente di ingranaggi arrugginiti.
La realtà è che siamo i soliti balordi in apnea
sempre in corsa coi carelli dei discount ,
impazziti e funestati per la fretta
che per i figli è normale l'incoerenza
delle missioni di pace in guerra
in angoli di mondo senza memoria,
com'è normale vivere nelle fogne con i topi
e uscire allo scoperto con la merda sulle scarpe
o nella migliore delle ipotesi
nascosta nelle mutande.
Il cielo è sotto stress perchè nessuno vola
o si insegue e si supera in picchiata,
come i falchi e le aquile severi
contro ogni legge che li possa trattenere.
Siamo l'essenza di escrementi angelici,
un piscio controvento nel parlare,
tutti a ringraziare il Dio che ci ha fregato
sputato addosso tempo morte e difetti
e l'amore come coca tagliata male
che sniffiamo per poi non stare bene.
Eppure alla nascita siamo così perfetti
a misura delle sfere e degli dei,
ma dopo qualche anno che ci usiamo
diventiamo così sballati e compromessi.
Forse siamo giocattoli alieni contrafatti?
E l'aritmetica delle stelle più non calcola
questa mia generazione di vigliacchi e incompetenti
per le figure di merda esponenziali che facciamo
nel farfugliare cazzate partorite da demenza
nei solarium con gli occhiali da sole,
dal barbiere ,dall'estetista , al bar,
e quattro mignotte in un autosalone,
ecco la propaganda di regime in mondovisione.
Così le innumerevoli battaglie vinte,
le conquiste sociali del dopoguerra
diventano un ricordo castrato alla radice
in una guerra che ormai è persa
tra le dannose sequenze delle carezze
di un madre per un figlio ormai spento.
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RESURREZIONE
Altro è l'orrore che ci appartiene,
con Dio a cronometrare i miracoli,
quanto basta per inseguirci
in ciò che abbiamo perso
tanto che dall'Alto ci chiamano tempo.
Ti corro accanto e capita che
ci superiamo in certi passaggi
nell'imbecillità che si perpetua
nelle cose più ovvie e dichiarate,
estromessi da ogni prova e volere
di rimando al vento che affonda
quel piegare l'inutile al gioco
e l'amore a mattone di un bacio,
di due, tre e mille altri ancora,
fino a ricostruire ciò che siamo.
Un tempo fummo stelle negli armadi,
giovani appestati di meraviglie,
oggi un recesso seminato da millenni
senza più misericordia a scuoterci le scarpe,
per un altro giorno ancora a camminare
dentro un carillon di giostre di cavalli.
Le variabili di vita che mi sfuggono,
me li riprendo in fusibili di corrente
quanto basta per alimentare ogni credo
fibrillatori di sogni sotto infarto
per rialzarmi strisciando dalla deriva
e urlare a cavallo delle aquile,
bastardi dove andate?
La resurrezione non è un miracolo
ma soltanto la voglia di rimanere vivo!
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OLOCAUSTI
"nell'intimità della mia preghiera"
D'amore, d'incanto e di cenere,
gli spazi di Dio senza memoria,
impazzito d'eterno in un bordello di stelle
senza più l'età di esistere ancora.
Non ci sono più dei e madonne
dalle foibe di Fiume ad Auschwitz,
i bambini alla forca in debito d'ossa
pasteggiano sabbia e dividono l'aria
con le madri già morte e pressate dal fango
su sentieri dismessi e metri coperti
da avventure fallite dalle guerre in difetto.
Ci si ammazzava con gli angeli senza vedere
le marce nuziali nei forni all'inferno
e canali in disuso dalle piogge d'inverno
tappati dai corpi di animali e persone
bagnati ogni tanto dal piscio dei soldati
che dissacravano gli dei rimontati per forza,
poveri uomini dalla testa di cane.
Zingari all'esodo e polmonite celeste,
sputavano sangue dai mandorli in panne
senza frutto e attaccati alla rete
di un campo di morte sbudellato da zappe
di schiavi costretti a seppellire la carne
senza più forza per riconoscere i figli,
cavie per farmaci che oggi fruttano bene.
Anche i preti morivano al fronte
mentre cardinali all'ingrasso negoziavano averi
con fascisti e massoni, per rinnovare il potere,
tra feste, piaceri , e sodomie coi maiali.
Fu tutto uno sbaglio,uno sbalzo di corrente mentale,
nessuna camicia di forza a quel manicomio
che oggi continua a smembrare le mappe
di strade e deserti oltre i confini.
E pensare che da bambino giocavo coi morti
che mai si piegarono alle mafie di stato,
senza saperlo sepolti sui campi
dove correvo in disordine,
e scapigliato dal vento.
Vorrei più idee e meno traffico in testa,
oggi Israele pretende rispetto,
con arroganza ricorda i suoi morti
e nasconde mattanze per ingrandire il suo Stato,
nazisti redivivi per ciò che fanno,
inchiodando il Cristo un'altra volta in croce.
Vorrei più idee e meno traffico in testa,
le gru più non migrano in Africa
troppi avvoltoi a spartisi migliaia di corpi
in fosse comuni concime di orrori.
E le iene d'Italia ci girano attorno
con feste malate e bivacco sociale,
quanti soldi sputtanati ai cancelli
per quattro buffoni che non sanno cantare,
per tanti politici corrotti e violenti
che si parano il culo dietro a parole e sante crociate
deliziando la Chiesa che ricorda olocausti
per spianare la strada a svastiche e fasci.
Vorrei più idee e meno traffico in testa,
perchè voi senza nome possiate riposare
nell'iperspazio di un suono di violini
sotto un cielo siderale di oceani,
alla vista delle aurore in rottame,
o dei tramonti sciacquati dalle ginestre.
Riposate qui accanto a me,
nell'intimità di questa mia preghiera.
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LA PRETESA DI UN SOGNO
La pretesa di un sogno
nell’arco incerto del tempo,
un freccia che non fa centro
quando seduto mi funesto da solo
sul calco di gesso dei ciliegi ad urlare
il delirio delle idee nella rabbia
che filtra male la luce delle parole
tanto che alla fine all’altro non si arriva
se non per scontro di opinione,
dilaniando le idee , gli intenti, il mondo.
La pretese di un sogno,
piegare l’inferno in altra dimensione,
catapultarlo fuori dall’universo,
per poi abbracciare chi hai offeso amandolo
senza lo scrupolo di aver sbagliato la stretta.
La pretesa di un Sogno nel pianto
quando in molti ti mettono in catene,
ti sputano, ti sganciano la pelle dalle ossa
per poi conoscere la cattiveria per nome.
Ma oggi ho i dati del salto,
le curvature del vento , la spinta dal basso,
i prototipi di respiro usati nel viaggio,
la prontezza dei riflessi , il cuore ben saldo.
Eppure ho paura di schiantarmi al suolo,
mi serve assistenza, controllo e gestione
per assottigliare Dio nelle gambe,
e poter correre ancora una volta
come da bambino a rifugiarmi dal mondo
da solo sui campi, la musica , gli oceani
senza timori dei cani nel fosso,
riprendere fiato , perdono dall’Arte
creata da voi per invitarmi ad entrare.
E per voi valorizzo i salti che ho fatto
I miei soli di stato quando ero da solo
gli effetti artistici nello scoprire chi sono,
e arrivare a voi con il dono più grande,
il coraggio di andare e di lasciare la vita
ridotta a schema di un gioco perverso.
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