Progetto Almax

15112015

2013 Maggio - "BIG" Istrione&Fumettista - GIANFRANCO MANFREDI

"Gianfranco Manfredi (Senigallia, 26 novembre 1948) è un cantautore, scrittore, sceneggiatore e attore nonché fumettista italiano."

Gianfranco Manfredi (Senigallia, 1948) esordisce come cantautore nel 1972 con l'album La Crisi, cui seguono Ma non è una malattia e Zombie di tutto il mondo unitevi. Nel frattempo pubblica il saggio L'Amore e gli amori in Jean Jacques Rousseau (Mazzotta, 1978). Il suo esordio narrativo è il romanzo gotico Magia Rossa (Feltrinelli, 1983, nuova edizione Gargoyle, 2008), libro cult. Intanto si rivela anche come prolifico sceneggiatore cinematografico e televisivo. Negli anni 90 comincia a lavorare come sceneggiatore di fumetti, scrivendo storie per Dylan Dog, Tex e Nick Raider. Pubblica, sempre per la Sergio Bonelli Editore, le sue serie Magico Vento, Volto Nascosto e Shanghai Devil, tutte contraddistinte da un incrocio tra ricostruzione storica e avventura pura, e tutte tradotte in molti Paesi. Imminente l'uscita in USA della serie Magico Vento. Tra i suoi romanzi: Cromantica (Feltrinelli, 1985), Ultimi Vampiri (Feltrinelli, 1987), Trainspotter (Feltrinelli, 1989), Il peggio deve venire (Mondadori, 1992), Il piccolo diavolo nero (Tropea, 2001), Ho freddo (Gargoyle, 2008), Tecniche di Resurrezione (Gargoyle, 2010) e La Freccia Verde (Mondadori, 2013).

Ciao Gianfranco, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax  Magazine di cui siamo onorati. La tua vasta produzione artistica comprende opere che si servono dei linguaggi più svariati: la canzone, il romanzo, la sceneggiatura fumettistica e quella cinematografica. Quando vuoi raccontare una certa storia o diffondere un certo messaggio,come decidi quale linguaggio utilizzare? E quali sono i limiti e i pregi di ognuno di questi mezzi? Ciascun medium ha la sua specificità, per cui prima di mettermi a scrivere penso a quale sia quello più adatto a raccontare una certa storia. Ad esempio il mio ultimo romanzo letterario "La Freccia Verde" , in teoria avrebbe anche potuto essere un fumetto, però il tipo di intreccio, le situazioni, i personaggi, l'ambiente storico, i riferimenti a una tradizione d'avventura tipicamente letteraria, tutto questo mi ha spinto a imboccare la strada del romanzo. Non avrei potuto scrivere quello che volevo scrivere se l'avessi fatto in forma fumettistica. Può darsi che se lo ricordino in pochi, ma il tuo primo fumetto risale a quella corrente che tentava di "clonare" Dylan Dog, approfittando del successo (all'epoca smisurato) del fratello maggiore - anche se, va detto, tra tutti i tentativi il tuo Gordon Link era sicuramente il più originale e divertente. Da lì a poco sei poi passato a sceneggiare il vero Dylan Dog made in Bonelli. Il quale a sua volta si potrebbe definire un collage di altri fumetti e film, e del resto papà Sclavi se ne vergognava talmente poco che ha voluto dare ai suoi personaggi i volti di attori esistenti. Che importanza dai all'originalità nell'arte? E cosa pensi del diritto d'autore? In realtà Gordon Link nasceva da un progetto televisivo. Stavo per realizzare come sceneggiatore e regista, una serie per Italia Uno, dopo che avevo fatto, come sceneggiatore, Valentina di Crepax. La serie doveva essere ispirata a Ghostbusters. Era quello il riferimento, non Dylan Dog. A una settimana dall'inizio delle riprese, causa difficoltà economiche della rete, parecchie serie in produzione sono state bloccate, tra cui la mia. Così mi sono ritrovato con delle sceneggiature pronte , ma destinate a restare inedite. Le ho cambiate e trasferite in fumetto. Tutto qui. Riguardo al tema "autori" penso appunto che esistano GLI autori, non UN autore e i suoi satelliti. Era più bravo chi scriveva Fantomas, chi scriveva Rocambole, o chi scriveva Arsenio Lupin? La domanda non ha alcun senso. I personaggi a quell'epoca avevano parecchie analogie tra loro come se fossero segmenti di un racconto collettivo. Così mi piace pensare alla scrittura. Ciascuno di noi aggiunge qualche goccia (o qualche secchiata) d'acqua al "fiume delle storie", ma il fiume scorre autonomamente da noi e nel fiume nuotano o navigano i lettori. Si parla troppo del diritto d'autore (e dei più ricchi tra gli autori) e si parla troppo poco dei diritti del pubblico che andrebbero tutelati molto di più. La diffusione di internet - come, qualche hanno prima, quella del personal computer - ha facilitato la produzione e la diffusione delle opere artistiche, oltre alla comunicazione tra l'artista e il suo pubblico e agli scambi di opinioni tra appassionati. Ma questo aumento della produzione artistica e della critica, in termini quantitativi, corrisponde a un miglioramento qualitativo o è vero il contrario? Come autore, come uomo che dialoga con il suo pubblico e come fruitore d'opere altrui, come commenteresti la differenza tra il mondo dell'arte negli anni '70 e quello di oggi? Nulla di quanto accade oggi in campo creativo può essere paragonato a quanto accadeva negli anni 70. Quello degli anni 70 era un mondo industriale che in quanto tale finanziava progetti anche molto innovativi e favoriva nuove forme di collaborazione tra "artisti" di campi diversi. Il nostro è un mondo post-industriale, suddito della finanza. I privati non investono quasi più in progetti , tanto meno in novità, e alimentano la rendita. I maggiori valori di mercato oggi risiedono nei cataloghi, non nel nuovo. La rete potrebbe essere un'alternativa, ma l'autoproduzione a rischio, cioè non semplicemente il precariato , ma il fatto che per pubblicare si debba in qualche modo pagare e investire in proprio (in tempo, in gratuità di lavoro e anche in promozione),non è facilmente compatibile con la sussistenza e l'autosufficienza economica. Al contrario di quanto si crede comunemente, la produzione artistica sta calando, non sta affatto aumentando: si girano meno film, è più difficile distribuirli, li si girano con meno mezzi a disposizione, in meno tempo e con minore professionalità. E quello che vale per il cinema, vale anche per gli altri settori della produzione culturale. Negli anni '70 ogni tua canzone parlava esplicitamente di politica, o di una qualche tematica sociale importante; oggi le tue idee e le tue opinioni non compaiono più in modo esplicito nella tua arte, mentre i tuoi messaggi sui social network testimoniano ancora il bisogno di parlare di politica. Come mai? Le opere narrative devono saper essere trasversali perchè si rivolgono a pubblici diversi e oggi si può competere solo se si superano i confini nazionali, rivolgendosi anche a lettori di altri paesi, con realtà politiche differenti e culture differenti dalla nostra. L'impegno politico e sociale è altra cosa. Un autore può e deve esprimere, credo, le sue opinioni, ma in un libero dibattito con gli altri in quanto persone , non in quanto lettori delle proprie opere. Una narrativa "ideologica" non avrebbe alcun senso. Nel mondo della comunicazione odierna, si appiattirebbe a propaganda. E la propaganda è un lavoro artistico di bassa lega. Quando uno ascolta una sinfonia, se ne frega se il compositore è di destra o di sinistra. Cerca di ricavare emozioni e stimoli, anche intellettuali, da quello che sente, non certo indicazioni di voto o di schieramento. La tua vita artistica di quante sfaccettature è composta? Mi sono espresso in diversi campi perché ci sono portato e perché la monotonia , nel lavoro, ho sempre fatto fatica a sopportarla. Viviamo una vita sola, che sia almeno varia Più soddisfazioni o delusioni inseguendo l'arte? Delusioni? Sì. Soddisfazioni? Anche. Ma la cosa più importante è appassionarsi a quello che si fa MENTRE ci si lavora, indipendentemente dai risultati. In certi momenti della propria vita uno può anche aver voglia di scrivere una cosa "per pochi", mica bisogna sempre e comunque inseguire per forza il consenso di massa. Questo fa parte della libertà artistica. Altrimenti si diventa impiegati di se stessi, schiavi della routine, e non si impara mai nulla di nuovo. Da dove trai i tuoi spunti? Spunti? Mi documento, studio, cerco anche cose lontane dai miei interessi, mi sforzo di capire quello che succede, spio i comportamenti... tutto può rappresentare uno spunto. Uno scrittore vive la vita narrativamente,come se fosse una storia pronta da raccontare. Ormai, comunque, dopo tanti anni, mi metto alla tastiera del PC come un pianista jazz che si siede al pianoforte senza spartito e improvvisa un tema. Non ho più bisogno di preparare delle scalette , di eseguire un programma rigido. Comincio a scrivere e la storia viene fuori mentre la scrivo. Ti affezioni alle tue opere? Lavoro molto, dunque non ho tempo per tornare sulle cose già fatte. Mi affeziono a quello che sto raccontando adesso. Non sono mai stato e mai sarò un nostalgico. Quando uno comincia a rimpiangere le cose fatte in passato, di solito significa che non ha più spinta e che farebbe meglio a cambiare lavoro. La creatività si può spiegare? La creatività è una parola talmente abusata che ormai non significa più niente. Quello in cui credo è una parola perduta: Lavoro. Sogni nel cassetto? Il mio cassetto è sempre vuoto. Sogno molto, ma solo quando dormo. E se sono dei bei sogni, quando mi sveglio me li appunto e prima o poi diventano una storia. Progetti futuri? Sto scrivendo storie che compariranno nel 2015. Il programma è già abbastanza fitto per poter progettare altro. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Alessia Marani – Almax e F.R]  

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