Progetto Almax

15112015

2013 Agosto - Regista - SALVATORE ROMANO

“A voi amici lettori, dedichiamo questa intervista al regista Salvatore Romano, attualmente impegnato nella sceneggiatura di un suo prossimo film per il cinema, che ha gentilmente deciso con umiltà e disponibilità di rispondere alle mie domande!”

Ciao Salvatore, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax  Magazine di cui siamo onorati. Il tuo percorso artistico? Quante produzioni? Ho iniziato per conto mio, scrivendo e realizzando qualche corto “fatto in casa”. Poi ho fatto una scuola di regia e sceneggiatura a Roma ed un altro per “producer e sceneggiatori” in Rai. Poi qualche cortometraggio più professionale. Dopo la laurea in Giurisprudenza ho deciso seriamente di seguire questa strada e di fare il regista. Quindi ho fatto alcune esperienze come assistente ed aiuto regista per il cinema e la fiction. Come regista, oltre a vari cortometraggi come detto, ho realizzato molti documentari e poi finalmente il mio primo film per cinema, nel 2007, dal titolo “Liberarsi figli di una rivoluzione minore”. Prima e dopo il film ho fatto il regista nella serie tv “Un posto al sole, doveho firmato come regista quasi 100 episodi. Quali sono le icone di riferimento? Mi piacciono molto i film di Kubrick, da “Odissea nello spazio” ad “Arancia meccanica”. I fratelli Choen ed in Italia Leone e Bertolucci. “C’era una volta in America” è per me un’icona. In genere amo i film in cui si vede il vero cinema, con la giusta ed equilibrata esagerazione in cui il regista mette la sua mano senza calcarla troppo. Non mi piacciono i registi che ad ogni scena che girano sembrano dire “guardate come sono bravo”. Un film è fatto di tecnica, arte e inventiva, ma anche di regole e rispetto per chi lo vedrà. E' più importante una buona produzione o una buona pubblicità per avere ascolti? Dovrebbero essere importanti entrambe le cose. Una volta, e purtroppo lo si deve dire, era importante una buona produzione, che in qualche modo proprio perché era buona si faceva pubblicità da sola. Oggi è più efficace una buona pubblicità perché attira, almeno in un primo momento più pubblico. Per fare un buon film oggi, si deve pensare più che al costo di produzione al costo della  promozione (compreso primo fra tutti quello della distribuzione). Di che cosa ti stai occupando ora? Sto scrivendo quello che dovrebbe essere il mio prossimo film per il cinema, si spera. Ho scelto una storia tra alcune che avevo in cassetto e la sto portando avanti. Sono molto fiducioso, malgrado la crisi, che sta facendo molti danni a tutti quelli che lavorano in vario modo in questo settore. Mi sono stati proposti poi, dei progetti innovativi ed a basso costo e cercherò di portarli avanti e di essere utile alla loro realizzazione. Chi si occupa della tua sponsorizzazione? Nessuno. Ho una società di produzione e la gran parte dei lavori me li sono auto prodotti. E’ sempre stato così. Dai cortometraggi, ai documentari e qualche spot, al film. Ma, vorrei cambiare questa tendenza ed avere più attenzione e sponsor o, come qualcuno li chiama  “padrini”. Siccome quello di “ruffiano” non è il mio mestiere credo che per continuare questo lavoro dovrò sempre in qualche modo “auto-sponsorizzarmi”. Che opinione hai a riguardo del panorama artistico in Italia?  E’ facile rispondere con termini negativi e con aggettivi poco gentili. E’ un momento di decadentismo artistico, sociale e culturale. Manca fantasia, professionalità seria e voglia di investire. Ma questi periodi così come è naturale che esistano è anche naturale che finiscano. Gli italiani sono sempre stati i creatori e gli inventori di nuova cultura, immaginazione, arte e capolavori. Non posso e non voglio credere che si continui così, perché il panorama artistico italiano oggi è veramente desolante e triste. Sono sicuro che qualche “genio” ci tirerà fuori dal pozzo e ci darà nuova linfa vitale per rivedere la luce. Certo se qualcuno si leva dalle scatole presto, ci fa un gran favore, anche perché credo che uno dei grandi problemi di noi italiani e che siamo bravi a tirare calci ad un pallone, ma non così tanto a prendere a calci in culo chi se lo merita e ha causato questa imbarazzante ed aberrante situazione.  Questa non la tagliare. Come mai viene dato così poco spazio agli esordienti? Perché certe “caste”, devono mantenere certe situazioni. Perché c’è poca voglia e poca sapienza di rischiare e di dare fiducia a chi lo merita. Perché c’è molta invidia. Perché prima di te ci sono i figli di papà. Perché prima dei bravi o dei non bravi, ci sono gli interessi. Perché molti non sanno giudicare. Perché se chi deve giudicare è un incapace, non può giudicare uno capace. Appunto perché? Ti è mai capitato di incontrare per strada un potenziale attore e di averlo lanciato nel mondo del cinema o della tv? Non posso definirmi un talent scout. Non ho fatto così tante produzioni da avere avuto l’occasione che mi capitasse una cosa simile. In ogni caso durante il mio film molti attori, che hanno recitato ruoli secondari ma importanti, li ho scelti vedendoli per strada o comunque in circostanze non “ufficiali”. Ma se la cosa può essere utile ed anche per ritornare alla precedente domanda,  nel mio film ho scelto una segreteria di edizione di 22 anni alla sua prima esperienza, un aiuto regista  che non aveva mai fatto l’aiuto in un film e tanta altra gente che si cimentava per la prima volta a lavorare in un film. Anche gli autori della colonna sonora, non avevano mai fatto musica del genere ed erano molto giovani. Ho voluto dare loro fiducia e l’hanno ricambiata alla grande. Difficoltà di una produzione? Innanzitutto, trovare i fondi, che oggi non è cosa per niente semplice.  Non solo ci sono pochi soldi per l’audiovisivo in Italia e mi riferisco ai fondi statali, che sono nella disponibilità di pochi e vengono elargiti per contatti e relazioni politiche, ma c’è anche poca sensibilità da parte degli investitori esterni al cinema. E’ vero che oggi la legislazione offre la possibilità di incentivi fiscali che aiutano le produzioni e così è stato per molte di loro. Ma, anche in questo frangente molto c’è ancora da fare e gli imprenditori che hanno recepito e sfruttato questa possibilità sono pochi, rispetto a quello che il mercato richiede. Inoltre i soliti furbi hanno trovato vari escamatage, per mettere in difficoltà il sistema e sfruttare questa opportunità ancora di più. Il risultato è quello di avere operatori nell’ambiente, produttori ed imprenditori esterni al cinema, che stipulano accordi a danno stesso dell’erario e di chi vorrebbe investire in modo serio e costruttivo e soprattutto onestamente. Qui sarebbe troppo lungo spiegare questo sistema. Con una battuta in tono di metafora potremmo dire “Trovata le legge, trovato l’inganno”. Più soddisfazioni o più delusioni inseguendo il tuo lavoro? Credi nella cinematografia Italiana? Sicuramente molte più soddisfazioni. Ma, anche delusioni. Come è normale. Potevo fare di più ed ottenere più risultati. Avrei  potuto esordire alla regia di un film per il cinema non a 40 anni, ma molto prima. Ognuno ha i suoi tempi, ma sembra che in Italia questi tempi siano  lunghi per quasi tutti, escluso qualche eccezione, come in tutte le cose della vita. Ma, sono contento di avere fatto tutto da solo e senza aiuti sostanziali. E soprattutto di avere fatto tutto liberamente. Considerato da dove sono partito e i sogni che mi sono portato avanti per tutti questi anni, credo di avere realizzato molto di quello che mi era programmato. La vita è lunga, mi auguro, per fare tutto il resto. In questo momento non credo nella cinematografia italiana. Per il semplice fatto che non siamo stati bravi, nessuno, di cavalcare i cambiamenti in atto nel mondo. Nessuno rischia e nessuno sa innovare. Non ci sono stimoli e non ci sono persone in grado di immaginare il futuro e cominciare a costruirlo. I film italiani sono tutti uguali, sempre con le stesse storie, gli stessi attori, gli stessi registi e gli stessi produttori. Anche la gente che va al cinema è diminuita e non solo per la crisi. Qualcuno potrebbe rispondermi “E tu chi sei per dire questo?” Uno tra i 99 su 100 che probabilmente risponderebbe allo stesso modo. C’è tempo per cambiare e migliorare e ci aggrappiamo a questa speranza, perché ne guadagneremmo tutti, io compreso. Sogni nel cassetto?  Visto che i sogni sono liberi ed uno può dire e sognare qualunque cosa, vorrei aprire il cassetto e trovare un biglietto per l’estero con un bel contratto di regia. Il posto o il paese non è importante. Sarebbe una esperienza meravigliosa poter lavorare in un altro paese che non è l’Italia. Ma, obiettivamente e malinconicamente credo che questo non avverrà e che io forse, non avrò il coraggio, alla mia età di 46 anni,  di compiere una simile scelta.  Il sogno più bello, però sarebbe quello di vedere con occhi diversi ilmio bel paese ed innamorarmi di nuovo dell’Italia. Ribadisco che qui c’è molto e troppo da fare ed il potenziale umano e artistico che abbiamo non ha uguali al mondo. Ecco perché mi incazzo di vedere certe cose in tv o al cinema. Progetti futuri ed aspettative? Progetti tanti, aspettative un po’ di meno. Bisogna guardare in faccia la realtà. Di ciò che si pensa e si vorrebbe fare, si realizza una minima parte.  Sto facendo molta selezione, come dicevo prima, per concentrarmi solo su quei progetti fattibili e realizzabili. Ho una buona storia per le mani e su questa sto investendo le mie aspettative. Spero di non dovere aspettare ancora molto. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di:Sabrina Zuccarini]  

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