Progetto Almax

15112015

2013 Dicembre - "BIG" Cabaret - NINO FORMICOLA

Ciao Nino, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati.  Come è iniziato il tuo rapporto con la comicità e la televisione, perché fare il comico? Il percorso inerente al mestiere del comico lo si intraprende solo se si ha voglia di farlo, nel senso che arriva un qualcosa che nasce da dentro e che deve piacere. Quando si scopre di essere stati dotati di un talento, a quel punto si prende la decisione di poterne usufruire anche in un ambito lavorativo. Ci sono molti modi per iniziare, io ad esempio ho iniziato guardando "I Buffi”, mi sono piaciuti ed immediatamente ho sentito l'esigenza di fare anch'io quello che facevano loro. A chi ti sei ispirato successivamente? Debbo dire di non essermi ispirato a nessuno in particolare. E’ come quando si ha  piacere di fare il musicista. Si  inizia ad interessarsi particolarmente alla musica e si incomincia ad ascoltare di tutto. In tutti gli ascolti ci sarà sempre qualcosa che piacerà di più e qualcosa che piacerà di meno, ma durante questo processo di scrematura si prenderà coscienza diquello che si potrà suonare o che si sarà adatti a suonare. Prima si semina e poi si capisce quali sono i meccanismi per poter  trovare il modo di essere affine ad un genere, ad un altro genere ed un altro ancora e così via dicendo. Quindi la scuola migliore è osservare ed ascoltare gli altri che sono riusciti prima di te nel proprio lavoro. “Drive in” è stato l'emblema della televisione commerciale, cosa ha cambiato questo modo di fare intrattenimento? Mah, diciamo che Drive in è la trasmissione più ricordata anche perchè è quella che è durata di più (è durata cinque anni) però ogni trasmissione comica è figlia di un'altra che a sua volta ne partorisce altre ancora. Il cambio vero della televisione per quanto riguarda la comicità, bhè, avviene prima. Avvenne con "TELEVACCA" di Benigni e poi con "NON STOP" nel '78. Dal "NON STOP" nacque un programma che si chiamò "LA SBERLA" e dopo "LA SBERLA" prese vita il DRIVE IN.  Dopo "DRIVE IN” ci fu "EMILIO" e successivamente susseguirono i programmi della Sig.ra Dandini e via dicendo. Ecco quindi che ogni programma è figlio di un altro, cambia soltanto l'impostazione di quella determinata situazione che viene portata avanti allargandola. Questo è un pò il vero meccanismo. Adesso nessuno prende il filo di nessuno e difatti tutto è fermo. Hai un programma al quale sei rimasto affezionato in particolar modo? Mah, sono affezionato ad "EMILIO" perchè i libri dicono che fu il programma televisivo che cambiò radicalmente la comicità in televisione, perchè noi del momento, siamo stati capaci di inventarci un programma con degli escamotage e dei trucchi che poi sono stati utilizzati e vengono usati anche tutt'ora. Potrei fare l'esempio del finto inviato o del finto personaggio, del collegamento con il collega come se questo fosse dall'altra parte del mondo per poter arrivare  ad allargare la comicità ed il modo di far ridere. Queste cose come ripeto sono tutte cose che abbiamo inventato noi all'epoca, che tutt'ora vengono fatte ma che prima non si facevano. Nel 1986 ti dedichi anche al teatro, perché? Che differenza c'è tra il teatro e la televisione? Io e Andrea, “noi”,  già provenivamo dal teatro e per questo motivo abbiamo sempre alternato il teatro alla televisione e poi ad un certo punto abbiamo privilegiato maggiormente il teatro perchè in televisione certe cose che avremmo voluto fare non ce le facevano fare, di conseguenza abbiamo preferito fare teatro dove ci siamo sentiti più liberi di esprimerci al meglio. Nel 1986 abbiamo deciso di interpretare questa commedia di NEIL SIMON: "ANDY e NORMAN" nel ruolo di due giornalisticostretti a sbarcare il lunario scrivendo articoli dozzinali per ogni genere di rivista ed entrambi innamorati della vicina di casa. Da quel punto non abbiamo più sentito l'esigenza di continuare un programma televisivo in modo continuativo. Noi non abbiamo fatto “Drive In” per tutte e cinque gli anni, ma abbiamo fatto “Drive In” solo due anni per dieci puntate ebasta. Successivamente, quando abbiamo voluto allargare i nostri orizzonti. Abbiamo pensato che se avessimo continuato a fare “Drive In” ci saremmo addentrati in un tunnel senza uscita. Se non si è attenti la televisione ti macina e bisogna saper dosare ogni cosa per non essere ad un certo punto fagocitati. E' quindi controproducente rimanere per molti anni nei panni dello stesso personaggio? Diciamo che di regola i comici di personaggine inventano uno vincente e non un numero spropositato. Di personaggi caratteristici ne puoi interpretare quanti ne vuoi ma di maschere ne  riesci ad inventareuna soltanto. Il problema appunto è quello di saper dosare le cose perchè altrimenti la routine ti massacra. Inventare sketch dal mattino alla sera che facciano ridere dalla Val d'Aosta alla Sicilia non èsemplicissimo. Il problema per un comico in televisione è quello, non è la televisione ma riuscire a far ridere tutti in televisione. E' molto difficile trovare dei comici che durino tanti anni. Il discorso è molto semplice, è tutto qui. Nel 2005 hai condotto Striscia la Notizia, uno dei programmi di maggiore successo della Mediaset, come ti spieghi questa straordinaria riuscita? Ci fu un periodo,  di un mese, in cui Antonio Ricci avendo un buco nella conduzione ha fatto condurre “Striscia” a turno e a turno tutti quanti i comici hanno condotto “Striscia la Notizia” ma non abbiamo condotto “Striscia la Notizia”, avremo fatto si e no una settimana e non abbiamo potuto fare tutto questo granchè. Ripeto, l'abbiamo fatto assieme ad altri quindi è un'esperienza anche quella che abbiamo fatto ed avuto piacere di fare televisivamente, una delle poche cose che abbiamo fatto di utile in tv in quindici anni, ma tolto questo e tolte le puntate dove siamo stati ospiti a “Zelig” di televisivo non c’é niente che ci riguardi in special modo. Come è cambiata la televisione? E come è cambiato invece il teatro?  La televisione è quella che è! Da sempre, segue un’onda e segue un mercato che di conseguenza impone dei modelli che in realtà sono già di imposti dalla vita quotidiana e li amplifica o viceversa.Non trovo vero quando si dice che la televisione non è più  quella di una volta che prima era bella mentre adesso fa schifo, è sempre stata così. Si imprimono dei bei ricordi e nel ricordo è bello aver fatto anche il militare.E’ solo questione di adattarsi ad un altro tipo di televisione. Adesso se ci si pensa, ci sono venticinque canali utili mentre prima ce ne erano solo sei e prima ancora ce ne erano solo due, quindi riempire tanti canali è difficile, e lo diventa ancora di più in un periodo dove non si hanno più investimenti da fare. Di conseguenza magari la qualità scarseggia ma scarseggia anche perché troppo sparpagliata. Solo la “Rai” ha dodici canali e non è uno scherzo. Quando devi riempire dodici reti c’è poco da fare, il bel pavimento inizia a scricchiolare. Oggi come oggi si fatica a riempirne tre. Non dimenticando anche il fatto che attualmente hanno preso piede anche i canali a pagamento ed internet.Quanto tempo è che non si ha occasione di vedere un film in prima visione sullereti nazionali? Non ne fanno più perchè i film ed i telefilm importanti sono tutti a pagamento, quindi la televisione, ancora una volta ne risente e si svuota. Non ci sono più i due film alla settimana non ci sono più i telefilm, non puoi più fare i varietà perchè costano troppo. Mettendo tutti questi fattori assieme e ovvio che poi si senta dire che la televisione prima era meglio, ma non era meglio, era solo diversa.D’altro canto il problema della televisione è che in televisione è necessario continuare ad investire ma nel momento in cui non ci sono soldi l’unico modo per continuareè quello di continuare quello che già si stava facendo.E’ molto semplice il discorso, anche perchè se malauguratamente si sbagliasse un programma la cosa diventerebbe veramente grigia, soprattutto in questo periodo.Ormai nessuno rischia più, perchè magari oltretutto rischia anche il posto di lavoro con un programma che non prende a funzionare, quindi tutti se ne stanno belli abbottonati e nessuno si muove più di un centimetro. Nei teatri invece c’è una situazione strana perché  il pubblico è in aumento ma i teatri stranamente chiudono. Ma questo meccanismo lo si riscontra maggiormente nelle grandi città perchè il problema del teatro in fondo è solo uno, e cioè quello della pubblicità , e della visibilità.Il teatro non ha visibilità e quindi non si viene a conoscenza in realtà di tutto quello che propone. Non ha spazi pubblicitari il teatro.Magari si avrebbe anche piacere di vedere un certo tipo di spettacolo ma non si viene nemmeno a sapere che quel tipo di spettacolo si sta svolgendo.Contrariamente questo in provincia non succede perché è più  facile fare pubblicità, magari attraverso i cartelloni. Infatti, in provincia, i teatri funzionano alla grande !!! Funzionano molto di più che nelle città come  “Milano Roma Bologna Firenze etc.”per dire. La parola Teatro è una parola che contiene tantissime tipologie di situazioni.Noi volevamo arrivare al teatro di serie A, al circuito Nazionale di teatri importanti, ma e per riuscirci ci abbiamo impiegato un bel po’ di tempo, probabilmente anche più di dieci anni,per arrivare nei circuiti fondamentali del teatro.I teatri di una certa rilevanza non fanno entrare tutti e non fanno entrare soprattutto chi sta facendo televisione.E’ il classico rovescio della medaglia dove se si può fare televisione non si può recitare in teatro mentre e viceversa. Ora forse si sta ribaltando un pò la situazione.E come è cambiata la comicità? Il problema di fondo è che fondamentalmente molto spesso il pubblico è ignorante e gli addetti ai lavori sono ancora più ignoranti del pubblico e quindi non c’è difesa. Il problema dei comici è che molto spesso in buona federiporta qualcosa di vecchio e datato, magari tante volte chissà… lo fa anche in cattiva fede, ma il problema è che quando vai a fare uno spettacolo, parlando di spettacoli effettivi e non di edizioni di un quarto d’ora o di serate di “Zelig”con dei comici dentro con tanti comici dentro, quello è un altro paio di maniche. Parlami di comici che riescono a stare su un palcoscenico mantenendo l’attenzione del pubblico per due ore. Fammi i nomi? In Italia se vengono tolti i soliti, non si è in grado di rimanere sul palco per tante ore (ci metto anche “noi” perchè fino a poco tempo fa eravamo fra i pochi… “noi”  eravamo gli unici che riuscivano a fare due cose e cioè il teatro comico di firma, quello con gli attori esteri, inglesi, americani etc. e poi facevamo il cabaret, avevamo reso il teatro “nostro”. “Noi” sul placo due ore ci siamo stati fino all’altro ieri. Quindi parlo di “NOI”, gli altri NO). Uno spettacolo teatrale potrebbe essere in grado ora come ora di reggerlo Teocoli, lo reggerebbero anche  Bertolino, Bergonzoni, Gioele Dix. Se penso a comici che lo sappiano fare davvero non si arriva a quindici persone. Sicuramente la televisione ha cambiato la società Italiana nei modi e nei costumi, in che modo secondo il tuo punto di vista? Io non credo che la televisione cambi niente, ripeto, la televisione è un' amplificatore di usi e dei costumi già esistenti. Non è possibile imporre realmente dei modellie chi lo pensa e lo ritiene possibile esagera, esagera assolutamente.  La televisione ha sdoganato dei lavori che prima erano dei "non lavori" che addirittura nessuno voleva fare perchè ritenuti vergognosi, ad esempio anni addietro una donna che riferiva di essere una "ballerina" veniva additata come una “squillo” o qualcosa del genere. Che consigli daresti a chi vuole fare il comico o semplicemente vorrebbe entrare in televisione? Chi vuol fare il comico, oggi non deve andare in televisione. Deve prima prepararsi un repertorio globale e farsi le spalle larghe col pubblico. Non basta solamente andare in televisione, così tanto per andarci, bisogna avere anche la fortuna di trovare il programma giusto, altrimenti non serve a niente. Sappiamo che sei diventato direttore artistico alla famosa “Cà Bianca” di Milano, quali sono i tuoi progetti futuri? Molto semplicemente io cercherò di far funzionare tutti i comici che vorranno venire da me ed avranno voglia di seguire i miei consigli attraverso i meccanismi di cui sono a conoscenza. E' un esperimento per dare un palcoscenico a Milano chenon dispone di molti spazi per fare cabaret. L'esperimento è carino anche perchè in una città come Milano offrire uno spettacolo di cabaret ed una cena al costo di sole 35 euro mi sembra che sia più che appetibile. Noi ce la metteremo tutta.  Farai qualche film? Non lo so,  non l'ho mai fatto prima, se qualcuno mi dovesse chiamare e la cosa fosse interessante lo farei, io attualmente parto da zero, sono un giovane comico sessantenne che rincomincia tutto da capo.  Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Brian Nowak  & Alessia Marani – Almax credits Rita Nistico]

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