Progetto Almax

15112015

2013 Dicembre -"BIG" Presentatore - RED RONNIE (Roxy Bar)

Ciao Red Ronnie, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Magari non tutte le generazioni conoscono la tua storia, ma se esiste una cultura alternativa e underground in Italia, buona parte è dovuta a te, partiamo per ordine sparso : attorno alla fine degli anni '70 conosci un dj che poi diventerà un nome noto:un certo Vasco Rossi, quale è e quale è stato il rapporto tra te e il “rocker italiano” per antonomasia? La prima volta che incontrai il Vasco fu la volta in cui fummo entrambi premiati nel 1976 ad Alassio nel premio delle radio: lui come radio ed io come programma radiofonico. Lui vinse per punto radio e io vinsi per il mio programma “Progressive music”. In quell'occasione lui mi attaccò senza che me ne accorgessi un adesivo di punto radio sul mio giubbotto di pelle nera e ricordo che quando lo staccai rimase un alone  beige che mi fece incazzare tantissimo. Successivamente ho trasmesso un programma su punto radio ed in quel periodo diventammo molto amici. Lui scrisse per diverso tempo anche per la mia fanzine (acquisendo così anche la tessera di giornalista) ed i nostri rapporti oggi sono che "Ognuno è perso dentro i fatti suoi". Ieri l'ho sentito e mi ha detto che era molto felice che sia ripartito il “Roxy Bar“ e quando capita ci incontriamo una volta ogni tanto ai suoi concerti o in qualche locale. Tornerà Vasco quindi a trovarti al Roxy Bar? Ci sarà ancora occasione di rivedervi insieme? Mah, Vasco è proprio una delle più grandi incognite del mondo. Hai avuto l'onore di essere il cronista degli scontri di Bologna del 1977; cosa ricordi del capoluogo emiliano degli anni rivoluzionari? Ricordo la vicenda assurda di vedere dei carri armati in giro per Bologna e io icarri armati non li avevo mai visti, quindi per vederli mi sono dovuto ritrovare in centro a Bologna.Col senno di poi fu uno scontro per tra “Democrazia Cristiana” e “Partito Comunista” perché c'era coinvolto lo scandalo Lockheed e siccome “Partito Comunista” incriminò un democristiano, fu ucciso uno studente nella capitale del “PC” per creare casino. Noi eravamo solo strumenti di una rivoluzione che era in realtà solo un gioco di potere a livelli ben alti ma al momento non lo sapevamo e sognavamo di fare la rivoluzione sperando in miglioramenti. All’epoca soprattutto in Inghilterra c'era la rivoluzione musicale dei Sex Pistols. Chi con noi faceva la rivoluzione era un amico dei Sex Pistols. Io si. Sbagliando. Ora parliamo più direttamente della tua carriera musicale:  oltre ad essere, come già detto il primo a proporre musica “alternativa” in radio, passando artisti come  Sex Pistols, Doors, Led Zeppelin e Virgin Prunes, nel '78 sei editore di una fanzine che allega anche un disco, il fatto che in seguito questa formula sia stata copiata segna comunque l'enorme genialità di questa intuizione, non ti senti un precursore? Mah sai, essere un precursore è sempre un compito gravoso, se arrivi dopo gli altri almeno trovi qualcosa lasciato sul tavolo su cui lavorare, il precursore invece è colui che si apre la strada fra rovi e spine e poi quando trova un posto bello per riposarsi un attimo ecco che arrivano le truppe armate che pian piano ne hanno seguito le tracce e per forza di cose il precursore è costretto ad andarsene via. Ho fatto delle cose ma non ho mai capito di poter essere stato un precursore. Farò un esempio, ricordando senza presunzione, di una mia intervista a George Harrison  dove dissi a George Harrison: “Voi Beatles non avete copie, voi Beatles siete stati i primi” e lui mi rispose:”No, noi non siamo stati i primi, anche i Beatles hanno copiato, si sono ispirati a Chuck Berry, a diversi artisti del Rock and Roll, ad Elvis Presley e via dicendo. Alla sua stessa maniera io ti dirò che il mio idolo è sempre stato Mike Perry fondatore della fanzine “Sniffin' Glue punk” e che mi ha fatto capire che fosse possibile fare una fantine. Quando io lessi su Popstar la stroncatura di un certo disco dicendo che era merda, che era solo rumore, io dissi fra me e me “Ma non avete capito niente, adesso la scrivo io una recensione” e feci la mia prima fanzine (“Red Ronnie's Bazar” nel 1978) dove parlavo di cose che la gente assolutamente non conosceva, gruppi come gli “Ultravox” ed i “Cure” ma potrei menzionarne tanti altri. La cosa interessante della mia fanzine è che nel mente si leggeva la mia recensione era possibile ascoltare anche quello che io stavo raccontando, (un’audiocassetta nella prima fanzine, un’altra audiocassetta nella seconda, due 45 giri nella terza ed un’intero album nella quarta, che era un doppio album con artisti da un lato artisti Stranieri e dall’altra artisti Italiani e Bolognesi soprattutto). Tra le curiosità sul tuo conto anche un'intervista del 1980 a Bob Marley, raccontaci di questa esperienza, e qualche aneddoto. Quando feci l’intervista a Bob Marley, facevano entrare, ora non ricordo bene,  se due o tre giornalisti alla volta e chiaramente bisognava fare domande tutte accondiscendenti ma io non sono mai stata una persona accondiscendente e feci una domanda scomoda: Gli chiesi: “Tu esalti Hailè Selassiè, il re idolo dei giamaicani, però mi risulta che sia stato un dittatore, e che abbia fatto uccidere studenti universitari”. Al che stavano per saltarmi addosso quelli della sua casa discografica, ma lui li fermò subito perché aveva voglia di controbattere e mi rispose: “Io so che in Italia c’è solo mafia e che mangiate solo pizza e suonate il mandolino. E’ vero?” Io gli replicai di no e lui aggiunse: “Però è quello che scrivono i giornali all’estero dell’Italia. Non credere ai giornali”. Successivamente gli feci una domanda anche a riguardo della droga. Gli dissi che lui esaltava l’uso dell’erba, ma che poi, alla lunga, era dannosa. Lui mi rispose che ogni cosa va usata nel suo contesto. L’erba va bene in Giamaica, dove cresce. Ma se la prendi e la usi nelle metropoli occidentali diventa letale e può uccidere”.  Ricordo che gli feci queste due domade particolari che erano diverse da quelle che gli facevano tutti gli altri. Credo che tu abbia vissuto tantissime emozioni molto intense. No, io non mi emoziono per queste cose, cioè, io non mi emoziono nel vedere qualcuno che è famoso, non mi sono mai emozionato, non lo so il perché. Non mi sono emozionato nemmeno davanti a Fidel Castro. Sempre nel 1980 produci il “The Great Complotto”, un progetto/collettivo che cambierà per sempre la scena musicale italiana, sfornando poi gruppi come i Prozac+; che ci racconti di questa esperienza? Perché lo hai fatto? Cosa ne hai ricavato artisticamente parlando? Io ero impazzito per Miss Xox che mi era stata presentata da Ado. Hitlerss con i Tampax, una legione di supereroi. Mi era capitato questo personaggio stranissimo che mi aveva mandato un cofanetto pieno di foto, di nastro tolto dalla cassetta e con quello riempito dentro. Quindi ho capito che fosse un artista e lo è tutt’ora perché Fabio Gigante è tutt’ora un’artista. Ed eccomi proiettato anche in questa realtà dei  “Folli di Pordenone” e chiaramente, avendo fra fra virgolette “potere di convinzione” nei confronti di Oderso Rubini e del Bologna Rock convinsi Oderso a produrre il primo disco dei “The Great Complotto”e quindi a lavorare con Pordenone, tutto qui, quello che io ho fatto. Il tuo programma, Roxy Bar, vince tre telegatti, qual è il motivo di tanto successo? Il motivo è che “Roxy Bar” è unico nella sua semplicità, non ha nulla di straordinario, però è un programma spontaneo e soprattutto è un programma vero… e sono telegatti dati alla verità. Ancora oggi sulWeb questo programma diventa ancora più rivoluzionario perché nel frattempo la televisione ed i media sono diventati più vecchi. Be Bop a Lula era un programma in cui si annullavano le distanze tra artista e pubblico. C'è qualche aneddoto interessante o che ricordi con divertimento da raccontarci? Bhè, Be Bop a Lula era un programma di montaggio con esperimenti musicali anche abbastanza assurdi. Il re in quel momento era il Vasco e successivamente sono arrivati i Duran Duran. Vasco era molto geloso dei Duran Duran quindi vivevo questo dualismo fra rock, punk rock e ricordo anche le fans scatenate dei Duran Duran e degli Spandau Ballet. Una domanda riguardo Help? Si, “Help” è nato dopo il “Roxy bar” per dare spazio a sempre più artisti che chiedevano di venirsi ad esibire. Quindi “Help” diventava come la bottega dell’artigiano da cui poi uscivano prodotti ed esponenti che sarebbero stati i più adatti per andare nel negozio principale che poi era il  “Roxy bar”. Davamo spazio ad ogni genere musicale e ad artisti emergenti provenienti da  tutto il mondo. Oppure ad esempio, quando non andava in onda il “Roxy bar” arrivavano il “Barone Rosso” o Robbie Williams a condurre dal vivo, quindi è stato un programma molto astuto. Attualmente vorrei avere più tempo da poter dedicare al  “Barone Rosso” ma non ce l’ho e me ne dispiaccio. Secondo te ci sarà ancora speranza di far uscire talenti famosi non solo dai talent show? Dunque, tu hai fatto inconsciamente un errore che però rappresenta la verità. Secondo te è possibile far uscire dei talenti famosi? Allora, il famoso se ha talento è già uscito, però in effetti rifacendomi alla tua domanda quello che dici lo trovo vero, perché ora gli artisti diventano famosi prima ancora di avere del talento o diventano famosi per dei talenti che ancora devono accrescersi. E’ cambiato tutto nella musica, la musica non ha più il potere che aveva una volta. Secondo me l’attuale stato delle cose è un’operazione scientificamente creata per togliere spazi importanti soprattutto agli idoli musicali e sostituirli con altri idoli molto più “stupidi”. Io faccio sempre l’esempio di “Balotelli” che sarà anche un’artista con i piedi ma non certo con cervello o con cuore. Quindi alla fine non farà mai una dichiarazione politica, non andrà mai a rompere le balle al presidente di una nazione che deve cancellare il debito con i paesi poveri malgrado le sue origini Africane. Tanti artisti musicali invece questo lo hanno fatto: George Harrison, Bob Geldof, Jimi Hendrix, Little Steven, Bob Dylan e via dicendo… però la musica è un vettore di evoluzioni quindi inevitabilmente la musica vincerà sempre anche se in questo momento è parecchio bistrattata. Un ebreo da Tel Aviv mi diceva che la musica è un’espressione divina e che in ogni religione la manifestazione di Dio avviene preannunciata dalla musica, cioè la musica preannuncia l’ingresso di Dio o l’arrivo di Dio nel mondo. Sempre parlando di continuità, Roxy Bar diventa una web-tv; perché questa scelta? È forse questo un segno di come internet ha modificato il modo di avvicinarsi e “usare” la musica? Se sì, come? Cosa in meglio e in peggio?  In realtà questa scelta di aprire il programma su internet è stata una scelta forzata che però alla fine si è rivelata la miglior scelta che potessi fare perché questo programma non è in realtà da televisione, è un programma dove non si litiga dove non si parla di politica, dove non si fa gossip e dove c’è della musica, soprattutto musica indipendente e musica nuova molto valida, quindi non le solite canzoni da karaoke. Alla fine per me questa decisione è stata straordinaria ed è stato interessante anche il poter avere visibilità in tutto il mondo e sono felicissimo di questa opportunità. Visto che prima si parlava di radio, posso dire che sento quello stesso fermento di quando iniziai a fare radio libera a fine ’75, comunque prima del ’76 dove si respirava quest’entusiasmo, questa sensazione di libertà totale, che altro di più potrei chiedere. Quando si ha un canale che 24h su 24 che si vede in tutto il mondo, è bello giocarci. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Alessia Marani - Almax]

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