Progetto Almax

15112015

2013 Aprile - Attore - FULVIO D'AMICO

Ciao Fulvio, ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax  Magazine di cui siamo onorati. Come nasce il personaggio di Fulvio D’Amico? Nasco a Montesilvano, l'8 novembre 1970, da genitori separati dalla nascita (ride). In pratica mio padre non viveva con me, sono stato cresciuto da mia nonna e mia madre, ho un fratello e una sorella più grandi di me da parte di madre. La mia vita è cominciata subito bene, congenita disfunzione cardiaca, ho avuto un intervento al cuore all'età di due anni, ed i postumi me li sono portati fino all'età di 15 anni,poi miracolosamente, la situazione si è stabilizzata e oggi posso dire che sto bene. Com’è nata la tua passione per il teatro? Con quali personaggi hai avuto il piacere di condividere il palco?La passione per il teatro è nata all'età di 13 anni, malgrado però abbia cominciato un pò più tardino, diciamo che da qualche anno ho intrapreso questa avventura. Era il 1983, mi portarono a vedere un film di un regista-attore esordiente,questo ragazzo timido,con la voglia di comunicare il suo punto di vista,sull'amore,la religione,i rapporti con gli altri, mi ha folgorato. Il film era "Ricomincio da tre" e lui era Massimo Troisi. E chi ama Troisi può capire quel che sto dicendo. Da li cominciai ad avere la passione per il teatro, che ripeto ho intrapreso materialmente solo da pochi anni. Progetti futuri? I miei progetti futuri attualmente sono quelli di cercare di continuare questa avventura meravigliosa,lo faccio per me, non per diventare famoso. Il teatro è terapeutico,lo consiglio a tutti vivamente un corso base una volta nella vita. Attualmente sono in un laboratorio dove la mia insegnante è Patrizia Di Fulvio,lei è stata la prima insegnante di Enrico Brignano, ha lavorato al laboratorio Proietti,ed insegnato alla maggior parte dei docenti che attualmente insegnato a loro volta nelle scuole di Teatro a Pescara, diciamo che posso solo migliorare con lei,cerchiamo di intraprendere insieme ai miei colleghi,un discorso più ampio,improntato su metodi di training e immedesimazione,cosa che avevo perso da qualche tempo,e di sicuro ne avevo bisogno, anche se aiuta molto, devo dire che i training sono molto faticosi. Ma va bene così.  C'è qualcosa che in qualche modo ti ha infastidito nel mondo dello spettacolo? Se si, cosa e perchè? La cosa che mi da fastidio è il vedere gente che inizia corsi di teatro,non per loro,ma solo per il gusto di vantarsi di farlo,questa cosa la odio. Io sono un ribelle di natura,ma capita che durante i corsi ci si diverta molto,ma non sopporto le persone che quando è ora di lavorare non lo fa. Io ascolto tutto quel che mi si dice,e accetto tutte le parti che mi danno, perchè ogni ruolo che interpreti è un esperienza anche se si sale sul palco senza dire una parola,magari passi e te ne vai,anche quella può essere un emozione. Il teatro che preferisci e a cui aspiri?  Il teatro che preferisco è la commedia in special modo quella degli equivoci, sarà perchè ho interpretato già un ruolo del genere, ma la trovo divertente, i Napoletani come pochi sanno fare, (vedi De Filippo) ne sono maestri. Parlaci della tua attività artistica in teatro. Raccontaci i ruoli che hai interpretato dai più difficili a quelli nei quali ti sei maggiormente identificato.  - Ho fatto vari spettacoli,il primo non si scorda mai,era una rivisitazione delle "Metamorfosi di Ovidio,in chiave ironica e divertente,dove in uno degli episodi interpretavo Polifemo innamorato non corrisposto di Galatea,capirai l'emozione e l'impacciatagine iniziale,le gambe tremavano fino alla fine,vestito con una giacca scura e una canottiera sotto,sembravo un pò alex Drastico di Antonio Albanese,per la regia di Francesca Persico,anche lei attrice e mia prima insegnante,tuttora amica. Poi feci un altra rivisitazione de "Sogno di una notte di mezza estate" dove interpretavo il ruolo di Demetrio. Un ruolo particolare, fatto di gelosie e altri amori non corrisposti, come il precedente interpretato, sempre con la regia di Francesca Persico. Poi intrapresi la commedia vera e propria con Sebastiano Nardone, attore e regista di teatro e cinema di Ortona, lui collabora molto con la Wertmuller e Nanni moretti,è stato in società con dei laboratori teatrali insieme ad Arnaldo Ninchi. Lui mi ha fatto capire le vere tecniche di come ci si comporta su un palco. Quel che ho imparato lo devo a lui. Facemmo una commedia di Oscar Wilde "L'importanza di chiamarsi Ernest"una commedia degli equivoci divertentissima,dove mi diede il ruolo da protagonista,e per la prima volta,mi sentivo responsabile di qualcosa. La trama si svolge in Inghilterra, nello Yorkshire, il protagonista Jack (che alla fine di tutto si viene a scoprire che il suo nome vero è Ernest) Worthing, deve far finta appunto di chiamarsi Ernest per la sua bella fidanzata Gwendoline,che si potrà sposare solo con uomo di nome Ernest.Equivoci a non finire e risate a gogò, quando si scopre il mio segreto. Ecco diciamo che questo è stato il mio ruolo più difficile, mantenere un palco per un ora e mezza e circa,con una commedia che scorre a gogò, è stato difficoltoso, ma gli applausi e il divertimento poi,quando ci si rende conto che la gente si diverte,non hanno prezzo. Ultimamente feci una lettura per la presentazione di un libro,insieme a dei miei colleghi per Sabatino Ciocca,direttore del teatro di Ortona. Il titolo ' Cabaret letterario" carte e carteggi di personaggi più o meno celebri. Sono basate su carteggi veri di personaggi famosi Abruzzesi. Ho interpretato il dottor Angelo Camillo De meis, per una cura per corrispondenza in Teresa Borri, la seconda moglie di Manzoni che lamentava un dolore forte al ventre, in pratica soffriva di sciolta. Davvero divertente come libro, lo consiglio. Sono episodi che scorrono leggeri e con un sorriso.Chi è il tuo attore preferito e perché? Il mio attore preferito da sempre come si sarà capito è Massimo Troisi, la sua timidezza come ho gia detto, che rispecchiava una sensibilità innata,il suo modo di vedere le cose, sull’ amore,religione,la vita era unico. E questa sua semplicità, il modo di rapportarsi all' altro, lo ha fatto diventare un mito incredibile, rimarrà sempre nel cuore di tutti. A primo impatto che rapporto hai con la sceneggiatura o una  tematica che devi innanzitutto studiare e memorizzare per poi applicarla in platea? Il rapporto iniziale è di entusiasmo sempre, il solo fatto di capire il personaggio,cercare di studiarlo nei minimi particolari,e poi memorizzare le battute che sono l ultima cosa per me,è molto importante per me. Certo ci sono momenti dove un minimo di panico viene, la paura di perdere la battuta, un calo di tensione,ma poi la gioia della magia che si creerà sul palco ti fa andare avanti. Devo dire una cosa ,tutti gli insegnanti che ho incontrato,mi hanno detto "La paura o meglio l'emozione che si ha prima di salire sul palco è normale,anche un Gassman l'aveva,chiunque e non c'è scampo per nessuno, ma è li che ti senti vivo, la magia che diventerà da li a momenti tua,e il trasmettere emozioni al pubblico che hai di fronte, supera qualsiasi cosa. Un saluto a tuo modo per Almax Magazine? Un saluto a tutti e un abbraccio per i lettori di Almax magazine, e come direbbe il caro Massimo Troisi secondo me se fosse ancora vivo, "Io ho ricominciato da tre, voi ricominciate a seconda di quel che tenete,da uno, da due,da tre, da quattro."E mò dimmi che cosa ne pensi, pero sincera, nu me fa fà i giri di parole. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima. [Intervista di: Serena Chiacchiaretta]  

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