Progetto Almax

15112015

2014 Marzo - "BIG" Musica - BOLOGNA VIOLENTA

Ciao Nicola (Bologna Violenta), ti ringraziamo per la tua partecipazione su Almax Magazine di cui siamo onorati. Come ti sei avvicinato alla musica? Mi sono avvicinato alla musica quando avevo quattro o cinque anni, mi piaceva ascoltare i dischi che mio padre aveva a casa. Poi a cinque anni mio fratello maggiore ha iniziato a suonare il piano ed io ho voluto imparare a leggere la musica e a suonare uno strumento. Dopo i primi anni in cui un maestro veniva a darmi lezioni di pianoforte a casa, ho iniziato in terza elementare a studiare violino e a frequentare regolarmente una scuola di musica. E' una passione che ho avuto fin da bambino, ho sempre pensato che sarei diventato un violinista classico, ma poi i miei ascolti sono “degenerati” ed ora sono qui a fare del sano rumore. Chi sono gli artisti che ti hanno ispirato? Chi sono quelli contemporanei, magari poco conosciuti, che stimi attualmente?  Ci sono moltissimi artisti che mi hanno ispirato, molti nella musica classica, ma non ho mai avuto un'idolatria particolare per qualcuno. Mi sono sempre piaciuti i musicisti che nonostante la fama mondiale restano delle persone umili e coi piedi per terra. Se devo pensare alla scena italiana, mi viene in mente subito Bruno Dorella, che da anni fa cose impensabili (sia come OvO, Bachi da Pietra e Ronin che come Bar La Muerte, la sua etichetta) che funzionano perché sono fatte con la passione e l'onestà prima di tutto. Ma la lista potrebbe essere lunga, ho la fortuna di aver lavorato con persone davvero molto belle, che mettono la musica al primo posto (e non il presunto business che ci si può fare). Le tue collaborazioni sono sensazionali: Baustelle, Simona Gretchen,Offlaga Disco Pax, Il Pan Del Diavolo, Teatro degli Orrori e molti altri, puoi raccontarci qualche aneddoto in merito a queste esperienze? Eh, di aneddoti ce ne sarebbero da raccontare... Mi piace molto lavorare con gruppi che stimo (vedi Il Pan Del Diavolo o Ronin), altre volte mi trovo in situazioni non così piacevoli, ma alla fine c'è da dire che sono rare queste ultime. Di sicuro negli ultimi mesi ho vissuto due tra le esperienze più belle della mia vita, ovvero collaborare alla realizzazione di Impact Velocity, primo album dei Menace di Mitch Harris (chitarrista dei Napalm Death); un lavoro durato mesi, che mi ha avvicinato anche a livello umano ad uno degli artisti che più stimo, e realizzando un mio sogno, ovvero registrare un disco con qualcuno della scena di Birmingham, visto che da lì sono usciti molti tra i miei gruppi preferiti. Nel disco, prodotto da Russ Russell (Evile, Dimmu Borgir, Napalm Death) hanno suonato anche Shane Embury (Napalm Death), Derek Roddy (Malevolent Creation - Hate Eternal) e Fred Leclerq (Dragonforce). Durante la lavorazione di questo disco ho registrato gli archi per un pezzo dell'ultimo album di Jesu, la “creatura” di Justin K. Broadrick dei Godflesh (andando a realizzare in modo ancor più concreto il sogno di cui sopra). Parlaci della tua musica: noise fin dai primi lavori, a cosa si deve questa scelta stilistica? Quando ho iniziato a registrare i primi pezzi di Bologna Violenta volevo fare qualcosa che non avessi fatto prima, e la scelta è ricaduta su questa specie di grindcore elettronico che mi intrigava molto e che speravo un giorno di poter elaborare a mio modo. Ho sempre amato la musica rumorosa e pesante, con questo progetto posso portare all'estremo tutto, sia dal punto di vista del noise che della melodia, magari facendoli anche andare a braccetto ogni tanto. A dire la verità non so se sia comunque mai stata una scelta molto ponderata. C'era solo l'idea di fare qualcosa di velocissimo e diretto. Il tuo primo EP omonimo è stato distribuito in digitale, più volte il mezzo internet ti è diventato il tramite attraverso cui ti fai conoscere, parlaci dei vantaggi e svantaggi di questo strumento per un artista.  Beh, i vantaggi sono evidenti, ci vuole un attimo per raggiungere chiunque in qualsiasi parte del pianeta (più o meno, insomma), chiunque, potenzialmente, può arrivare con estrema facilità alla tua musica. Quando ho iniziato coi primi gruppi, a metà anni '90 spedivo flyer e cassette a mezzo mondo, sperando che qualcuno fosse interessato a quello che facevo. Adesso è tutto estremamente semplice, ma di svantaggi ce ne sono molti, a partire dal fatto che generalmente la musica “dura poco”. Scarichiamo tutto e subito, senza sforzo, quindi i dischi si ascoltano spesso con troppa superficialità, perché manca un po' quel “passaggio” per cui il disco te lo dovevi cercare e quando lo trovavi non smettevi mai di ascoltarlo. Ovviamente i tempi sono cambiati e non penso che comunque i gruppi emergenti, se non hanno qualcosa di veramente valido da dire o un'idea originale, possano essere molto più avvantaggiati di me quando ho iniziato. Diciamo che la “scrematura” arrivava prima in quel caso, perché se non avevi voglia di sbatterti non ti mettevi neanche a cercare contatti ed il tuo gruppo probabilmente finiva nell'oblio in brevissimo tempo. C'è anche da dire che al momento mancano ancora delle regole per il diritto d'autore che siano efficaci e che aiutino realmente un artista. Purtroppo il mondo del web si è sviluppato molto più velocemente della burocrazia. Come vedi il panorama della musica e della cultura alternativa italiana? Quanti sono i radical chic rispetto a chi ci crede realmente?  Sicuramente certi fenomeni di hypsterismo hanno portato molta “moda” all'interno del circuito indipendente, quindi a volte sembra un po' una sfilata di gente fashion che non un concerto più o meno rock. C'è tanta gente che lavora bene, che ci crede, che si fa il culo per suonare e promuovere quello che fa. Ho visto la crescita esponenziale di un gruppo come i Fast Animals and Slow Kids, che nonostante le mille difficoltà (e budget ridicoli, per non dire spesso inesistenti) sono cresciuti molto e sono diventati una delle realtà più belle del panorama italiano. Negli ultimi mesi ho prodotto il nuovo disco dei Kaleidoscopic e c'è da dire che anche nel loro caso sono rimasto molto impressionato dalla loro voglia di fare e dallo spirito di sacrificio. Purtroppo molti non hanno capito che senza il sacrificio non si va da nessuna parte, e forse questi sono parte proprio di quei radical chic di cui mi parli tu. Devo dire anche che ci sono molti progetti apparentemente “puliti” che dietro nascondono delle persone che sono l'opposto di quello che vogliono far credere. Inutile parlare di musica indipendente quando poi si va a batter cassa alle major... Quale dritta ti senti di dare ad un gruppo alternative che vuole fare musica in Italia? Da cosa gli consiglieresti di tenersi in guardia? Secondo me i gruppi devono pensare prima di tutto a creare della musica propria, che magari non suona bella e perfetta come quella dei propri idoli, ma deve essere a suo modo unica. Inoltre è sempre meglio tenersi in guardia da chi chiede soldi per pubblicare i dischi (parlo delle etichette che ti fanno pagare per stampare il cd) e da chi sottopone contratti con troppa facilità. Dietro spesso si nascondono insidie che rovinano i gruppi. Meglio sempre fare qualcosa in piccolo, coi propri mezzi e se proprio si deve chiedere aiuto a qualcuno, questo qualcuno deve essere una o più persone di cui ci si fida.  Sin dal tuo nome ti rifai alla scena della “mala”italiana, a ciò si aggiunge il titolo del tuo ultimo album “Uno Bianca” legato proprio alla banda criminale, perché?  BOLOGNA VIOLENTA è un progetto nato con lo scopo di rappresentare in musica il lato più oscuro dell'essere umano. Inizialmente era un semplice “richiamo” ai poliziotteschi degli anni Settanta, ma col tempo ho sentito la necessità di dare una chiave di lettura un po' più interessante. Dopo il primo disco che era incentrato sulla città di Bologna, ho dapprima spostato l'attenzione sulle vicende grottesche dell'uomo in giro per il mondo (con Il Nuovissimo Mondo), poi mi sono concentrato su quella che era la mia vita e sull'Italia in generale (con Utopie e piccole soddisfazioni). Con quest'ultimo album ho voluto riportare l'attenzione sulla città di Bologna ed una delle sue storie più drammatiche e controverse. Si tratta di una specie di viaggio all'interno della follia umana ed ogni volta è collocato in un luogo diverso. Quali sono i tuoi progetti futuri? Come evolverà il tuo sound? Innanzitutto il 12 marzo inizia il tour di supporto a questo nuovo album, ci sono una ventina di date confermate e spero vivamente di suonare in tutta Italia. Spero che duri a lungo e che i concerti vengano apprezzati anche da chi non mi conosce. Come evolverà il mio sound? Non ne ho la più pallida idea...  Ipotizziamo che io non ti conosca affatto; convincimi ad ascoltare un tuo album. Se vuoi ascoltare qualcosa di diverso dal solito, se pensi che al peggio non ci sia mai fine, ma tutto sommato ogni tanto ti piace anche essere coccolato da dolci melodie, forse i miei dischi fanno al caso tuo. Grazie da Almax Magazine per la cortesia e la disponibilità. Con affetto e Stima.  [Intervista di: Brian Novak & Alessia Marani -  Almax]

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